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Città Eterna

Andare a Roma per lavoro è un privilegio. Parlare, poi, di teatro, di arte, di libertà di stampa e di musica con quelli che io considero i massimi sistemi della comunicazione italiana (Radio Rai, Repubblica…) è ancora più intrigante.

Le persone che si incontrano lì sono sempre un po’ speciali: le chiacchiere hanno mordente, le battute fanno sempre ridere un po’ di più che in altri posti.

Al ritorno, in treno, io e la mia socia, la Cacina (potete leggere di lei qui e anche qui), abbiamo fatto le adolescenti, spartendoci le auricolari e ascoltando musica. Musica casuale.

Vi metto a parte della musica che il lettore ha scelto per noi, perché, ogni tanto, ci sta che non si parla e che la musica arrivi dove non si può arrivare con le parole.

Ci sta che si accetti quello che si sente,  permettere agli altri di dirti l’esatto stato delle cose, lasciandosi però un orecchio libero, per udire lo sferragliare del treno… perché anche quella è musica!

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Il finestrino del treno

Quando mi trovo a viaggiare in treno (e mi riesce di non perderlo) ho ben chiaro dove mi pace sedermi: nel posto che mi permette di avere il viso rivolto al senso di marcia della vettura.

Non perché soffra il viaggio, anzi.

E’ perché tra i posti contrari al senso di marcia e quelli verso lo stesso, il senso del paesaggio che si vede dal finestrino, cambia radicalmente.

La porzione di mondo, a livello di quantità, è la medesima, ovunque ci si sieda.

E’ la qualità che cambia perché se ci si siede dove piace a me, si vede ciò a cui si va incontro.

Nel posto di fronte invece, si può osservare ciò che ci si lascia dietro. E questo a me, da poco, non interessa.

Quanto mi piacerebbe, invece, nella vita, avere un finestrino tutto mio, lì, nella mia testa, da cui spiare ciò che sta per accadere!

Non dico una sfera di cristallo che predica il futuro, quello con la effe maiuscola. Ci si rovinerebbe la sorpresa!

Parlo di sprazzi di anticipazione visiva, uditiva (ma sì, anche tattile) di brevi attimi, anche non sufficienti ad evitare gli scontri che la vita troppo spesso ci riserva a sorpresa.

Un secondo di anticipo per prepararsi alla botta di troppo dolore o troppa felicità, dei momenti importanti ed improvvisi, un qualcosa che si identifichi con il presente, con un filo di chiaroveggenza in più.

Ché se guardi indietro viene il torcicollo ma se si guarda il presente, un finestrino sull’attimo dopo aiuta!