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I mostri che ti fanno mamma


Mentre leggo su “Settegiorni” i pensieri che i bimbi delle elementari di Cornaredo hanno dedicato alle loro mamme, mi fermo sulla frase di un certo Tito C. e mi rendo conto che il maschio mi ha fatto uno dei più bei complimenti io mi sia mai sentita porgere:

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Vedendomi smoccolare come una candela impazzita di commozione (dopo la separazione la parola “casa” mi fa commuovere anche se inserita in una barzelletta), la femmina decide di consolarmi disegnandomi dei mostri perché “A te, se ti piacciamo noi, i mostri ti devono piacere per forza”.

Non ho voluto indagare oltre questo suo processo logico ma devo essere sincera, a me i mostri, quelli che disegna lei già abitualmente da un po’ di tempo, piacciono eccome! Eccoli:

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Smetto di piangere e inizio a ridere. Missione biondina compiuta.

A proposito di mostri, ieri, mentre seguivo la giornata formativa per le attività estive del Boscoincittà, zompettando tra un boschetto e l’altro sperimentando attività ludiche da proporre poi ai bambini, l’attuale direttore mi ha chiesto: “I tuoi mostri come stanno? Quanti ne hai tu?”

“Due, ne ho due. Sono ben lontana dai tuoi standard” (lui ne ha 5 e io sono molto invidiosa di questo numero di figli).

“Due, uno o cinque” mi ha risposto teneramente da dietro la sua barba lunga “Sempre mostri sono”.

Sì, sono proprio dei mostri. Nascono deformi, con una testa che se fossero adulti, sarebbero peggio degli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

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La cosa che fanno più spesso da neonati è, nell’ordine: produrre più volte al giorno escrementi liquidi e giallini dall’odore acidulo. Ti influenzano con messaggi subliminali attraverso un linguaggio primitivo: il pianto. I loro versi, forse attraverso gli ultrasuoni, entrano infatti direttamente a contatto con il tuo apparato muscolo scheletrico che, eludendo il cervello, inizia ad attivarsi e a fare in modo da farli smettere il prima possibile  pena la follia… e se non è da mostro questo non so cos’altro potrebbe esserlo. Per nutrirsi, succhiano del liquido lattiginoso che tirano fuori da una parte del tuo corpo che un tempo era motivo di attrazione per l’altro sesso e lo fanno direttamente con la loro bocca aspirando con forza pari a quella del morso dello squalo, nonostante le loro dimensioni microbiche.

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Ultima attività abituale dei piccoli mostri appena nati, ma non per questo meno importante e frequente: vomitare (per questo, vi rimando alle mie esperienze pregresse di piogge torrenziali di vomito).

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Ma non è finita qui: crescono a una velocità impressionante e quando iniziano a muoversi autonomamente, lo fanno in maniera imprevedibile e sono in grado di compiere i peggiori atti vandalici a danno di abitazioni, automobili, fratelli minori, nasi, testicoli di padri, altri organi interni a scelta dell’adulto.

I mostri, inizialmente, non posseggono logica né anima. Sono fatti esclusivamente di corpo. Per il solo fatto di essere molto profumati di pelle fresca e di avere uno sguardo furbo e un sorriso sornione, riescono ad ottenere in tempi brevissimi da chi glielo può fornire, ciò che desiderano: che si tratti di coccole o di beni materiali, rispondere di no alle loro richieste è tanto pericoloso per il nostro equilibrio psichico quanto assolutamente contro natura.

Quando sono già mezzo cresciuti e man mano che assumono forma umana, iniziano a farsi dominare da bizzarrie la cui eziologia sta sicuramente nella loro origine aliena.

La mia amica Marcella ieri ha avuto una conversazione di questo tipo con sua figlia:

Lei: “C’è qualcuno qui che vuole un po’ di coccole nel letto?”
Figlia: “Oh sì, sì, sì! Ma solo se hai le gambe fredde…”
Lei: “No ciccia mi spiace, ero sul divano sotto la coperta…”
Figlia: “Va be’ fa niente, basta che hai le gambe”

Perché loro, in realtà, sono dei replicanti. Mirano ad osservare ed entrare in continuo contatto con le tue fattezze fisiche per poterle avere simili, un giorno, una volta raggiunto il completo sviluppo.

Lo sviluppo del replicante.

“Ho visto cose che voi umani…”

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Ora potrei terminare dicendo: nonostante tutto essere madre è bellissimo. Ma non lo farò perché non è così.

Essere madre è come un’avventura in un bosco vergine e intricato dove rovi e ortiche ma anche piacevoli ed inaspettate pause rallentano il tuo incedere. E’ un bosco dove talvolta devi guardare indietro e tornare sui tuoi passi perché avevi valutato male la percorribilità di un sentiero e tutto ciò ti spinge a cercare vie nuove, creative ed inedite; è un bosco dove, se sei un buon esploratore che in cuor suo apprezza il senso dell’incerto, giungi improvvisamente ad una radura che non conoscevi e che sarà perfetta affinché tu ti possa fermare e godere del fresco in quanto il sole che penetra dai rami, non ferisce la vista.

Lo augurerei a tutti, uomini compresi.

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Boscoincittà, palude dell’ampiamento su Figino, 9 maggio 2015