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Città Eterna

Andare a Roma per lavoro è un privilegio. Parlare, poi, di teatro, di arte, di libertà di stampa e di musica con quelli che io considero i massimi sistemi della comunicazione italiana (Radio Rai, Repubblica…) è ancora più intrigante.

Le persone che si incontrano lì sono sempre un po’ speciali: le chiacchiere hanno mordente, le battute fanno sempre ridere un po’ di più che in altri posti.

Al ritorno, in treno, io e la mia socia, la Cacina (potete leggere di lei qui e anche qui), abbiamo fatto le adolescenti, spartendoci le auricolari e ascoltando musica. Musica casuale.

Vi metto a parte della musica che il lettore ha scelto per noi, perché, ogni tanto, ci sta che non si parla e che la musica arrivi dove non si può arrivare con le parole.

Ci sta che si accetti quello che si sente,  permettere agli altri di dirti l’esatto stato delle cose, lasciandosi però un orecchio libero, per udire lo sferragliare del treno… perché anche quella è musica!

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Mondo cane, vita gatta

Domenica sono stata a giocare a Calaviolina, un posto sulla costa a Grosseto e già che c’ero mi sono concessa 36 ore di “stacco”, “vacanza”, “evasione”, chiamatela come volete. Quindi partenza sabato, puntatina a Roma, domenica Grosseto, ritorno a Roma e partenza per Milano il lunedì.

E’ per questo che, cenere in capo, ho scritto poco. Un po’ la preparazione, un po’ il viaggio (no computer dietro, no smartphones, no blackberry).

Il punto focale di tutto sto popò di weekend sono due riflessioni:

1) Ho perfettamente capito che non sono, non posso e non riesco ad essere mamma al 100%. Non riesco a rinunciare ai miei momenti di stacco, me li prendo (ho anche un marito che sì protesta ma poi non più di tanto) e non mi sento assolutamente in colpa di sparire saltuariamente per una manciata di ore (a volte decine, maledetta me) lasciando i bambini nel loro brodo per un po’. Faccio male?

2) Prendere il treno è una delle cose più soddisfacenti che ci sono: soddisfa quella mia smania di nullafacenza che spesso, nel mio caso, si trasforma in disperata attitudine multitasking da stress.

3) Amo i gatti. Dopo una puntata nella capitale dove ho incontrato Elena, la mia testimonialz di nozze che ormai vive lì da anni, ho dormito a casa di Sara, un’amica e futura collega romana da definirsi “tipa originale” dividendo il letto con tal Tayler. No, non un figo inglese. Tyler è il suo micio striato, coccoloso, caldo, peloso e giocherellone.

Detto questo, mi sono ricordata che anni fa scrissi un raccontino su un gatto, anzi una gatta. Una storia surreale ma assolutamente VERA (ve ne accorgerete dai nomi dei protagonisti). Quindi, ve la propongo con l’avvertenza accorata che chi non vuole farsi prendere dalla malinconia, deve guardarsi bene dal leggere il racconto.

Del resto siamo a novembre e la nebbia ci è entrata nelle ossa. Lasciatemi cavalcare l’onda dell’autunno, per le risate c’è sempre tempo.

Altra avvertenza, è scritto un po’ con i piedi. Ci sono tempi di verbi in contraddizione tra loro, errori di diversa natura ecc ecc. Dovrei risistemarlo ma non ho tempo. Lo pubblico lo stesso perché stasera ci sta e se aspetto di correggerlo e affinarlo stilisticamente, non lo pubblico più.

Aggiungo che lo dedico a Sara, Jacopo e Luca, gli amici con cui ho condiviso questi due giorni davvero dolci. E anche a Elena (la testimonialz) e Irene, che sono citate nel racconto.

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