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Tre modi di festeggiare la primavera

Buongiorno a tutti e benvenuti nel post “Festeggia la primavera anche tu con LaLaiza”

OPZIONE A – DALLA PISCINA ALLE STALLE

Ogni martedì da circa 2 anni e mezzo i nani vanno in piscina. Ogni martedì il rito della piscina permea il pomeriggio. Prendi i nani, gioca i nani nel giardinetto della scuola, porta i nani a casa, incontra Er Brunen che puntualmente è pronta dietro la porta con aria di rimprovero (anche se siamo in orario o in anticipo), cammina con nani e suocera verso la piscina, guarda i nani da dietro il vetro della piscina, lava i nani, asciuga i nani, rivesti i nani, riporta i nani a casa, mangia i nani con un toast (premio per essere stati dei grandi nuotatori campioni).

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Equinozio di Primavera, temporali di bombe.

Oh, ora mi metto comoda, mi sbraco e vi inondo di banalità.

Oggi il tempo di luce e il tempo di buio si equiparano e le margherite, alla faccia degli ultimi temporali, sono già fiorite, giù, nel prato sotto casa mia. E anche negli altri prati della mia bella cittadina.

Da domani, la luce prenderà il sopravvento e anche la notte avrà il suo leggero cinguettìo.

Ieri Psycho ha usato la sua bici nuova, passando la vecchia alla sorella che, fiera, l’ha guardata e ha fatto la scena dell’amazzone. Sali, scendi, sali, scendi. Poi, da perfetta Ova Soda pigra, quando si è trattato di pedalare, ha deciso che si sarebbe fatta trasportare sul seggiolino della bici della mammina adorata.

Nel parco, una serena aria di aria. Anche il Patato, in quella parte di guancia lì piena di barba rossa, faceva lo stesso odore di quando l’ho conosciuto, ed era aprile… E ieri di odorarlo non ne avevo mai abbastanza.

E poi ho pensato che fra un po’ in Sicilia si inizia la stagione dei bagni, nella pace lontana dalla ressa di agosto. Ma non ce l’ho fatta a fermarmi. Sono andata più giù. Giù, oltre la punta di Porto Palo di Capo Passero, in quella lingua di terra che va più giù della Tunisia. E ho pensato alla Libia. E a tutto quello che sta succedendo nel versante sud del nostro mare. Vicino, più di quanto immaginiamo. Alle famiglie. Ai bambini.

Ho sulla pelle l’eccitazione del primo sole ma al contempo sono addolorata e un po’ malinconica. Per questo ma anche per altro che non so dire.

Celebro quindi su questo misero blog l’arrivo della primavera con una delle più belle canzoni della storia della musica italiana: “Maledetta Primavera”, da Sanremo 1981 (o 80? non ricordo).

Perché il sole è arrivato ma i temporali, quando portano grandine, a volte lasciano segni. E ci sono temporali di acqua ghiacciata e altri di bombe. Che non dovrebbero esserci.