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Via del Pesce, Circolo del Gambero

Quando il mercoledì vado al mercato a comprare il pesce dai Sanza, mi sembra di entrare in un mondo a parte.

Intorno alla bancarella si dispone un ammasso disordinato di donne (di cui io sono fiera esponente) tendenzialmente incattivite dall’attesa del proprio turno (e sarebbero incattivite anche se l’attesa fosse di un solo minuto).
Tale ciarlante gineceo è, nel mio immaginario, fornito di ogni tipo d’arma; la favorita è il coltello a serramanico con cui ogni donna dell’estrogenica chiazza sarebbe pronta ad aggredire la vicina se si permettesse di superarla nella fila o anche se osasse fare molto meno (anche solo rivolgerle la parola mentre ci si arrovella se comprare branzino o triglia)

Lo spazio antistante la bancarella dei Sanza, opera una rigida divisione sociale in base ai gusti artistici di taglio del pesce.

Sulla sinistra si dispongono le fan di Sanza Padre. Sono tutte belle signore di una certa età, in genere amiche di Sanza Padre e famiglia da anni, si salutano come fossero parenti, dall’affetto che ci mettono. Sanza Padre è anche molto quotato dagli uomini, tutti rigorosamente oltre i 70 anni, quelli già in pensione che dicono in casa: “Al pesc’ c’ pienz’ ie che tu nun si’ capace, FEMMENA! (NdA: edit by realscafandro)“.

Al centro ci sono le fan di Matteo, figlio maggiore dei due che lavorano in bancarella. Le donne che qui si raggranellano sono sicuramente le più moderate, che anche se fossero servite da Sanza Padre, farebbe nulla (a meno che una cliente di Sanza Padre non le accoltellasse per aver osato invadere i confini) insomma, preferiscono Matteo ma va bene tutto. Le donne del centro, inoltre, sono anche quelle un po’ più chic: Matteo è l’unico che affetta il pesce. Quindi al centro si dispongono quelle del carpaccio, del filetto, del sushi ecc ecc.

A destra, dove sto io, invece, ci sono le fan di Pietro, figlio minore.
Ora, dirvi perché sono fan di Pietro, questo ancora non l’ho capito.
Pietro è milanista, io sono interista.
Anzi, andiamo all’origine: a me non frega nulla del calcio e lui invece è impestato quindi il mercoledì mi devo sucare tutti i discorsi di calcio di cui, anche se per patina tengo l’inter, non me ne frega nulla.
Sicuramente gioca il fatto che Pietro è un mio vicino di di casa quindi mi viene più naturale rivolgermi a lui. Anche se devo fare il sushi, io chiedo a Pietro e lui mi rimanda al fratello. Poi Pietro mi chiede sempre dei nanetti, io chiedo dei suoi (ne ha 3, di cui la mia preferita è Paola, quella grande).
Ma fondamentalmente, Pietro è un tenerone e mi mette molta tranquillità, per questo sono sua fan. Si ricorda di mettermi via le uova di sogliola (per il gatto… anzi, per la gatta… insomma, per me che amo le schifezze del mare) e poi è un genio della conduzione di gruppo perché riesce a gestire il gineceo incattivito con una flemma che è un vero e proprio muro di gomma: puoi anche aspirare a sfondarlo andandoci contro a 100 all’ora ma più veloce vai e con più energia lui ti risputa indietro!
Insomma, Pietro è il mio idolo e io vorrei essere come lui.

Ieri, è esplosa una discussione sui numerini: una cliente suggeriva di mettere i numerini perché “Insomma qui non ci si capisce nulla, passano avanti a quelli che sono già arrivati da ore con i numerini tutto sarebbe più regolamentato” e via di seguito con ‘ste baggianate.

Ora capite che, con la divisione sociale del popolo tra Sanza Padre, Matteo e Pietro, il numerino perde l’efficacia…

E poi (come ha detto l’unico uomo sotto i 50 in fila ieri): “Si tratta di pesce, non di noccioline, e il pesce non puoi mica prenderlo da chiunque….”