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E’ finita l’era del caos, inizia quella teutone

Clac clac clac… a ogni giro, un’ovazione degli gnomi esagitati. Non sentivo il suono della chiave di casa mia da due mesi!

Oggi c’è stato il rientro, atteso e famigerato rientro.

E gli elementi della scena che mi si è parata davanti, quando ho abituato gli occhi al buio di casa mia, sono i seguenti:

– Pianoforte ricoperto di mutande di tutti i tipi e dimensioni (per fortuna pulite)

– Una maschera di fantasma (è di Psycho, di chi se no?) sulla lampada etnica

– Un triciclo e una bicicletta intrecciati

– Vari giochi sul tappeto

– Un ventilatore ingombrante in mezzo alla sala (non c’è più posto lungo le pareti)

– Sul piano svuotatasche: circa 15 buste, un sacchetto con dentro pile e lampadine che è lì da circa un anno, un delfino di plastica.

– Sullo gnomo della Kartell, un sacchetto. Lo apro, ci sono dei vestiti di Ova… da regalare? Da lavare? Da smacchiare? Mah.

– Sulla mia scrivania: pile di libri, appunti, dispense, fotocopie, in bilico… residui dell’Esame di Stato da psicologa la cui ultima tranche è il 15 settembre (e fino ad allora, non si butta niente per scaramanzia).

Soffoco un gemito mentre Ova pensa che per segnare il territorio sia opportuno pisciare sul tappeto che dà sul balcone. La ignoro, lei e la sua pipì. Vado in cucina. La luce della cucina è, come quando sono partita, fulminata. Quindi entro a tentoni, inciampo in sedie che non sono al loro posto e quando faccio luce, trovo:

– Una montagna di piatti lavati ancora da archiviare nei rispettivi scolapiatti

– Sul microonde, nell’ordine: 1) disegni neri (i vortici di Psycho) 2) Contenitori di plastica vuoti in bilico (almeno quattro) 3) Il portafrutta (ma che ci fa lì?) 4) Tre pennarelli e un mozzicone di pastello a cera sotto 2 cd, uno dei Nine Inch Nails e l’altro dello Zecchino D’Oro.

– Un formicaio nell’angolino in fondo con tre ragni morti intorno

– Una bottiglia di vino aperta con dentro un dito di vino

Mi rifiuto di crederci e non oso aprire il frigo. Vado nella stanza dei nanetti.

– Entrambi i letti disfatti

– Il bidone dei giochi rovesciato

– Ragnatele varie

In bagno, lenzuola, tantissime, stese.

Taccio e deglutisco. Mentre il Patato porta su i bagagli, matura in me un nervoso condito da impotenza perché sono nuovamente di fronte al caos di casa mia, il mio disordine genetico che solo a tratti mi lascia respiro. E mentre metto a posto, matura in me un progetto: la guerra al caos.

Ebbene sì, lo dichiaro prima a me stessa per fomentarmi: da oggi sono la nuova guerriera contro il disordine.

Aspetto che i piccoli vadano a trovare la zia per parlarne al Patato che, di suo, è un elemento tanto caoticizzante  quanto convinto della praticità del disordine e con una mancanza cronica di senso estetico.

Lo trovo seduto sul water, con lo sguardo perso nel vuoto dell’oblò della lavatrice, alienato, mentre fa pipì. Con la porta aperta.

“Senti Pata, ti devo parlare. Ho deciso che l’era del caos è finita. Questa casa mi fa vomitare, dobbiamo fare qualcosa. E’ ora che questa casa inizi a somigliare ad una casa vera, di quelle dove si può, tipo, camminare!… Basta, inizia la guerra al caos! Entro un mese questa casa deve diventare vivibile, non se ne può più”.

Lui alza lo sguardo, placido. Annuisce pacato e risponde, parlando lentamente, come se stesse cercando di capire, come se avesse la sensazione che nella sua vita stiano succedendo cose strane, al limite del paranormale: “Codi, sì.” Pausa. Sguardo concentrato: “E ti dirò di più. Coerentemente con questa tua presa di decisione…” pausa. Sguardo all’oblò della lavatrice. “… sappi che ho deciso di imparare il tedesco. Inizio giovedì prossimo”.

Io colgo subito il nesso. Il tanto auspicato nazismo casalingo, quello di er Brunen (altro personaggio, mia suocera) che non siamo mai riusciti ad applicare (in realtà non ci abbiamo neanche provato). Gli rispondo prontamente: “Yaaaa! E qvand’ avresti maturhat qvesta decizionen ya?”

Mi risponde: “Quattro giorni fa ho chiamato Carlino (NdA: suo ex collega che parla bene il tedesco) e gli ho chiesto se ci possiamo vedere un paio d’ore la settimana affinché mi insegni le basi della lingua, ya!” (stava entrando anche lui nel personaggio).

Inizio subito a sentirmi meglio. Patato si alza dal cesso e corre in cucina, sembriamo due pazzi, buttiamo il dito vino, mettiamo la pasta in tavola con la birra, lui declama: “No buono pasta pomodorh! Da domani, Kartofen! ya! Basta biscottini piccoli pampini, wurstel, anche a colazione, ya!”

Io ho iniziato ad allenarmi a dire: “Schlaf! Schlafen!” che rispetto al nostro “Dormi!” ha un suono che non ammette repliche.

Tornati i bambini li abbiamo messi immediatamente a riordinare i giochi, con il metodo del terrore basta più basta un poco di zucchero e la pillola va giù, abbasso Mary Poppins, tutte cosucce mielose da inglesi, quelle! Noi siamo teteschi di Cermania e da oggi i ricordi dell’impero teutone elimineranno il caos in una casa di Settimo Milanese!

Vediamo quanto dura.