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C/££0 di B(^^A di merda, io sono Anita! (se siete buddisti non leggete questo post)

Ispirata dal commento di Sara, nel post precedente, vi racconto l’ultima impresa di Ova Soda che nella sua vita di femmina di 4 anni e 4 mesi, è arrabbiatissima con il mondo ed è difficile che il fratello riesca a convincerla che la vita è fatta di prati, fiori, cielo, pirati dei caraibi e Bakugan.

Ad aprile, c’è stato il matrimonio di Silvia, detta Milady, un’amica d’infanzia. Io ed altre amiche, tra le quali Vale del Mondo Fatato, Sara, Olivia Sailorman, Renata Spanata (la mia testimone di nozze), Marina e Francesca, abbiamo precedentemente organizzato un addio al nubilato davvero memorabile, in cui, vestite da pirate, l’abbiamo rapita e portata a Genova, dove amici vestiti da pirati ci aspettavano per vessarla.

Qui potete vedere un montaggio foto:

Ecco, per farvi capire l’atmosfera, Ova si è trovata al matrimonio della Milady che nel video viene rapita dalle pirate Gine, un matrimonio che è stato estremamente danzereccio e godereccio.

Si vede che deve aver respirato aria di disinvoltura, ad un certo punto, molto nana e sudaticcia, dopo aver ballato e dopo aver intinto il ditino nel mio onnipresente bicchiere di rosso fermo a 14 gradi, si è fiondata sul microfono lasciato incustodito dal cantante che in quel momento faceva un assolo di chitarra e ha cominciato a rappare parolacce.

Prima ha iniziato con innocenti “Tettona, scorreggiona, sono io la citrullona – Biscotto a otto ti cade il capperotto”, ma poi, sentendosi al centro dell’attenzione di un pubblico divertito e incredulo (vi assicuro che vedere una nana bionda, sudata di 85 cm che rappa non è da poco), è partita con le imprecazioni tipiche di mio padre.

Ettorino non è uno che si limita a dire parolacce. Il turpiloquio è la sua religione. Quando si arrabbia, parte con una litanìa, musica per le mie orecchie… una sorta di mantra che fa (spero che nessuno si offenda ma per raccontare devo scrivere ciò): “Che schifo di roba bestia, lurida, merda, schifosa! Cazzo di budda di merda”. Capite?

Ova, con il microfono appiccicato in mano, ha iniziato a cantare, improvvisando su un giro funky del chitarrista “Cazzo di budda di mmerdaaaaaaaaaaa io io io sono Anitaaaaaaa, A – ni – ta, A – ni – ta, Anitaaaaaaaaa! Cazzooooo cazzo cazzoooooooo di budda di merdaaaaaaaa! Che schifo di roba bestia lurida merda schifosaaaaa Anitaaaaaa io sono Anitaaaaaa yooo yoooo”.

Io sentivo sta vocina ma ero distratta… poi ad un certo punto, sono venuti da me alcuni amici per farmi i complimenti. Cose del tipo:

“Tua figlia è spaventosamente intonata e ritmica”

“Ma che forte Anita! Che simpatica!”

“Certo che l’hai proprio educata bene! Brava! Ahahahaha”

Mi sono fermata un attimo: sì era la sua voce. Intonatissima. Perfettamente a tempo. “Certo, è mia figlia”, ho pensato. Poi ho sentito le parole e ho sentito il sangue alla testa che iniziava ad irrorarmi anche le punte dei capelli.

Disperata ho cercato con lo sguardo quello lì, il tipo con cui l’ho fatta, per chiedergli di fermarla, in qualche modo… lui era esattamente dietro di me, con le lacrime agli occhi dal ridere (come del resto come tutti gli invitati, già ubriachi, per fortuna) che diceva: “Vai tu, vai tu, io mi vergogno, piuttosto la lascio lì ma non ci vado a prenderla, se no si capisce che è mia figlia!”.

UN EROE.

E io non da meno. L’abbiamo lasciata al microfono, facendo gli gnorri. E alla fine della performance, è venuta tronfia da me per sentirsi dire brava.

E io gliel’ho detto… anche se ho fatto “la mamma responsabile” dicendo che quelle parolacce, anche se quando sono dette dal nonno fanno ridere, è meglio non metterle in musica, davanti a una platea.

Ma a lei non fregava niente, l’avevano pure applaudita, acclamata, era la stella del matrimonio. E nello starsystem della sua fantasia, per i miseri bakugan del fratello, di posto non ce n’è più.

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Petizione e compromesso: delitto e castigo

Oggi, il compromesso.

Quale sia il significato dell’acquisto di una casa, per una famiglia, se ne può parlare per anni. Nel nostro caso non c’è stato il classico iter: fidanzamento, acquisto casa, arredo della stessa, matrimonio, figli.

No.

Nel nostro caso c’è stato che ci siamo conosciuti al Bosco in Città mentre lui curava il verde, da obiettore di coscienza e io facevo l’animatrice ecologica con i bambini. E lui ha pensato: “Che bel culo!” mentre io pensavo: “Con questo pel di carota i figli mi verranno bene” e in una notte di temporale, durante una delle mille feste notturne, ci siamo baciati. Due ragazzetti superficiali, a dirla tutta. Un giorno, riceveremo il giusto castigo.

Avere il cervello scollegato in più parti che spesso non comunicano fra di loro rende la vita davvero complicata. E io sono così.

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