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Di giochi e di altre amenità

Ho trascorso il piovoso pomeriggio di ieri (domenica) insieme ad un gruppo di perfetti sconosciuti con cui a breve andrò a fare un gioco di ruolo dal vivo che si intitola “Sogno di una notte di fine inverno”. Per chi non sapesse cos’è un gioco di ruolo dal vivo (o LARP da Live Action Role Play) vada a documentarsi qui o qui.

Fatto sta che sono stata qualche ora con questi ragazzi, iscritti come me al gioco di ruolo sopra citato, perché la nostra parte nel gioco sarà interpretare dei guitti settecenteschi che capitano in un bigotto paesello dove tali guitti porteranno novità ed esotismo. Il nostro incontro era dovuto al fatto che, per la natura dei personaggi, dovevamo organizzarci per delle scene in particolare. Nessuno di noi è un guitto nella vita (anche se sarebbe stato bello!) ma tra ex giocolieri, ex ginnaste, ex cantantesse ed ex ballerinette, ci siamo arrangiati.

Il punto è che mi sono divertita come una ragazzetta a far la guitta: non vi dico quanto sto aspettando il momento di partecipare a quel gioco. Oltre non posso dire!

Quando sono tornata a casa, mi sono lasciata andare a ricordi infantili insieme a quello che le carte dicono essere mio marito, in cui, all’età di circa sei o sette anni, menavo forte (forte, fortissimo!) un’amichetta che preferiva stare con le mamme ad ascoltare i loro discorsi piuttosto che giocare con me.

“Tuuuuu!” le sbraitavo in faccia “Tu mi devi ringraziare che ti OBBLIGO a giocare!” declamavo pomposamente tra una sberla, un cazzotto e un dito nell’occhio “Perché un giorno diventerai grande e vorrai tornare indietro per giocare ancora con me ma non potrai! Non potrai! Non potrai! Non potraaaaaai!” e giù botte.

Lei, chiaramente si difendeva e me le dava di santa ragione a sua volta (era anche più grande di me) tanto che, le mamme, le volte che la lotta versava verso possibili truculente evoluzioni, intervenivano. Sua madre tentava di placarmi affermando: “Ma dai, Annalisa, cerca di capire, quando anche tu sarai grande e ti piacerà stare a chiacchierare con le tue amiche, capirai che lei…” indicava la figlia, pesta “…ci è arrivata semplicemente prima, magari l’anno prossimo anche tu non avrai più voglia di saltare sul letto facendo finta di essere un’astronauta ma vorrai stare qui nel salotto con noi”.

Seh.

Non lo avesse mai detto. La mia risposta di bambina, sdegnata, teatrale e assolutista, fu: “Io giocherò sempre, anche da grande, sempre!”

E, sinceramente, di quella dichiarazione di guerra della bambina interiore che ancora adesso regna incontrastata nella mia anima, vado decisamente fiera ed è una delle promesse che sono riuscita a mantenere con più facilità.

Il mio giovane amico Giulio, incontrato nel magico scenario di Adunanza, di giochi di ruolo se ne intende, ma si intende anche di sceneggiature, di inventare storie e, a mio avviso, si intende di tutto ciò che è vita. Ecco, il mio amico Giulio, probabilmente in connessione telepatica con la sottoscritta, scrive oggi questo status su FB.

“Quando penso al perché ho dedicato gran parte delle mie energie a perseguire, inventare, vivere o rappresentare mondi immaginari, creature inventate e personaggi fantastici torno sempre con la mente ad un cortile. Non era per niente un bel cortile. Il tappeto di cemento aveva ceduto quasi subito alle interperie facendo sfogliare il manto suoeriore con il risultato di far battere i denti a noi ciclisti principianti con buona pace delle bmx e la loro fama da “bici da cross”. Poco importa. In quel cortile io sono stato uno dei 5 samurai. Sono stato un poliziotto, un ninja, un ladro scaltro e geniale. Sono stato un malvagio e in un paio di occasioni credo anche un animale. Prima, molto prima che il giardino accanto al cortile diventasse il teatro delle sessioni interminabili di D&D. Ad essere sinceri credo di non essere mai uscito davvero da quel cortile. Sotto alle sveglie all’alba, i treni, le sigarette, le file in posta e le code al casello una parte di me continua a cercare di costruirsi un’armatura di cartone nel garage di papà o a fare le prove nel ripetere la stessa frase del cartone animato alla prima occasione utile. E sapete una cosa? Va benissimo cosí.”

Grazie Giulio!

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Armi e bagagli

Sfidando il raffreddore occasionale dei nani che, quando si cerca di partire, iniziano a percolare roba gialla dal naso che dopo che non percola più si trasforma in bronchite da bimbi milanesi sfigati, pare proprio che oggi io e Patato riusciremo a trasferire le nostre muscolose terga fuori da Milano.
Naturalmente per giungere a questa decisione l’acqua che è passata sotto i ponti ha variato di colore un centinaio di volte, soprattutto per la volubilità del Patato che ora vuole partire, ora non vuole più, ora dice abbiamo bisogno di una due giorni io e te, ora dice che ci dovremmo vergognare dato che appena abbiamo due giorni liberi abbandoniamo i nostri piccoli per andare a fare che? Andare a darci mazzate nei boschi…. ecc ecc
Ad ogni modo, oggi si fa armi e i bagagli e poi si va…. a giocare a Radicofani, al Concilio d’Autunno!
Gh!
Le nostre armi: un martello stile Attila Flagello di Dio (è del Patato che interpreterà un barbaro che si chiama Adda), una sciabola e un pugnale (miei, che, invece, sono Nora, una nobile pirata siciliana d’altri tempi).
Le foto le possono solo vedere i miei amici di Facebook, tiè.
Nel frattempo, se non avete capito una cippa di quello che io e il Pata andiamo a fare, andate a curiosare qui: www.grvitalia.net
Ci si risente al ritorno!