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iMamma e iNonna

Adieu, caro vecchio corpo di iMamma.

iNonna

Sei durato 9 anni, ti sei impallato solo una volta (ma era colpa dell’interfaccia Vodafone difettosa) e sei sopravvissuto a ben 2 cadute.

Hai assistito alla nascita di questo blog, hai resistito alle angherie dei nani, ai viaggi su youporn del tizio con cui condivido il tetto e a mille “click day” per iscrivermi agli eventi di gioco di ruolo. Grazie alla tua presenza, imprescindibile, sono anche riuscita ad aggiudicarmi a prezzo stracciato il gioco robot di Voltron su ebay, originale anni ’80! Ho scritto su di te i primi esami della mia scuola di specializzazione, le prime relazioni sui primi pazienti…

Mi hai seguita in mille trasferte senza battere ciglio e ultimamente, hai resistito alla costante presenza di un  gatto dotato di un muso molto dolce che provava grande soddisfazione a camminarti sopra allegramente, manco fossi un prato fiorito…

Nonostante ciò,  sei ancora aitante… ma quegli stronzi della Apple non ti permettono più di aggiornarti, da più di un anno, ormai. E quindi, ti devo necessariamente sostituire, nonostante tu sia ancora perfetto.

Ma io non ti butto, no! Diventerai il corpo di iNonna, dato che Letizietta ha deciso che vuole un computer collegato a internet per avere “L’imeil e feisbùc e anche i giochi nuovi… non è che non ci sono giochi, vero? Ci sono i giochi nuovi? Con il solitario mi sono stufata…”.

Quindi, adieu!

E benvenuto al nuovo iMamma! Ti detesto perché mi hai costretto ad un atto di consumismo ma, alla fine, non ho ammazzato nessuno nella vita per vivermi con senso di colpa ogni cosa nuova che entra in casa, no?

iMamma

P.S. Concorso: trova l’intruso nelle due foto.

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Mondo cane, vita gatta

Domenica sono stata a giocare a Calaviolina, un posto sulla costa a Grosseto e già che c’ero mi sono concessa 36 ore di “stacco”, “vacanza”, “evasione”, chiamatela come volete. Quindi partenza sabato, puntatina a Roma, domenica Grosseto, ritorno a Roma e partenza per Milano il lunedì.

E’ per questo che, cenere in capo, ho scritto poco. Un po’ la preparazione, un po’ il viaggio (no computer dietro, no smartphones, no blackberry).

Il punto focale di tutto sto popò di weekend sono due riflessioni:

1) Ho perfettamente capito che non sono, non posso e non riesco ad essere mamma al 100%. Non riesco a rinunciare ai miei momenti di stacco, me li prendo (ho anche un marito che sì protesta ma poi non più di tanto) e non mi sento assolutamente in colpa di sparire saltuariamente per una manciata di ore (a volte decine, maledetta me) lasciando i bambini nel loro brodo per un po’. Faccio male?

2) Prendere il treno è una delle cose più soddisfacenti che ci sono: soddisfa quella mia smania di nullafacenza che spesso, nel mio caso, si trasforma in disperata attitudine multitasking da stress.

3) Amo i gatti. Dopo una puntata nella capitale dove ho incontrato Elena, la mia testimonialz di nozze che ormai vive lì da anni, ho dormito a casa di Sara, un’amica e futura collega romana da definirsi “tipa originale” dividendo il letto con tal Tayler. No, non un figo inglese. Tyler è il suo micio striato, coccoloso, caldo, peloso e giocherellone.

Detto questo, mi sono ricordata che anni fa scrissi un raccontino su un gatto, anzi una gatta. Una storia surreale ma assolutamente VERA (ve ne accorgerete dai nomi dei protagonisti). Quindi, ve la propongo con l’avvertenza accorata che chi non vuole farsi prendere dalla malinconia, deve guardarsi bene dal leggere il racconto.

Del resto siamo a novembre e la nebbia ci è entrata nelle ossa. Lasciatemi cavalcare l’onda dell’autunno, per le risate c’è sempre tempo.

Altra avvertenza, è scritto un po’ con i piedi. Ci sono tempi di verbi in contraddizione tra loro, errori di diversa natura ecc ecc. Dovrei risistemarlo ma non ho tempo. Lo pubblico lo stesso perché stasera ci sta e se aspetto di correggerlo e affinarlo stilisticamente, non lo pubblico più.

Aggiungo che lo dedico a Sara, Jacopo e Luca, gli amici con cui ho condiviso questi due giorni davvero dolci. E anche a Elena (la testimonialz) e Irene, che sono citate nel racconto.

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