0

Ultimo giorno di scuola

Il ragazzo: “Quest’anno di scuola mi ha imbestialito. Sono proprio contento che oggi finisca”.
La femmina: “Io invece non sono per nulla contenta che finisca oggi. Avrei preferito finisse ieri”.
Sono cresciuti.
Annunci
2

Ghost Whisperer ovvero il bambino che sussurrava ai fantasmi

Il maschio è da un po’ che sostiene che casa nostra ha altri abitanti oltre noi. In particolare mi indica la porta del bagno dove è solito passare “il signore con la giacca” e poi riferisce che c’è anche “la signora con i capelli spettinati, che però non c’è sempre; tipo, adesso non c’è”.

Ora, a parte il fatto che me la sono fatta sotto e che i numerosi peli delle braccia si sono messi sull’attenti, ho cominciato a raccontarlo in giro per sdrammatizzare e ogni tanto mi viene da pensare che se davvero viviamo in una comune con dei perfetti sconosciuti che non sporcano il bagno né consumano elettricità, la vita da separata non è poi così solitaria né economicamente impegnativa.

La persona a me vicina ma geograficamente lontana, quella stessa che mi aveva segnalato la questione del gioco del rispetto, quando gli ho raccontato di questa cosa, mi ha segnalato una pagina in cui si riportano le 10 cose più inquietanti che abbiano mai detto i bambini assurgendo a mio sitografo preferito… devo dire che leggendola, mi ha un minimo rasserenato e il “Ti ricordi quando siamo morte, mamma?” una volta l’aveva detto anche Ova Soda, prima di addormentarsi, facendomi ammazzare dal ridere.

Psycho però, che non si arrende, sostiene che si accorge della presenza di queste persone grazie anche alle sue “papille odorose… papille olfattose… insomma, quelle cellule che ti fanno sentire gli odori” ma quando gli chiedo che odore senta (me idiota! Che cavolo chiedo? Come se questa cosa possa in qualche modo tranquillizzarmi), lui non risponde e cambia argomento.

Il mantra del caso è:

“Sono una psicologa. Ragioniamo sull’evidenza scientifica per la miseria!”

“Ha delle proiezioni mentali che è convinto di vedere”

“Concretizza le paure. Il bambino concretizza le paure”

Peccato che lui non sembri minimamente impaurito.

Attendo rassicurazioni dai lettori.

Ah, dimenticavo, non credo ai fantasmi!

10933702_10205888940956839_3984038764744793791_n

13

ZZ Top mon amour, peccato che cantino in straniero

C’è chi nasce vecchio, Psycho lo nacque.

Di fronte alla performance di Malika Ayane a Sanremo, si lamentava del fatto che ella avesse capelli di pagliaccio e troppi tatuaggi per essere bella… “Oltre ad un vestito orrido, guarda che schifo. Non poteva mettersi un vestito normale?”.

Altro segno dell’incipiente età pensionabile del ragazzo, è il fatto che dopo una precoce fascinazione per gli Ska-P avvenuta a circa tre anni, ad oggi ha gusti musicali che manco mio zio immaginario sessantenne appassionato di Harley Davidson avrebbe: vi dico solo che il suo gruppo preferito sono gli ZZ Top. Ascolta ZZ Top, sì. Come un vecchio nostalgico del rock che fu. Mi fa domande sulle loro barbe, sulle grafiche orrende dei loro CD, sui significati dei loro brani. “Peccato che non cantino in italiano”, ogni tanto si lamenta. Usando il congiuntivo corretto, peraltro. Dopo di che seguono lunghi monologhi sul fatto che è un peccato che esistano gruppi che cantano in straniero. Perché lo straniero non si capisce e l’italiano è meglio.

Il nazionalismo nascente nel piccolo italo-fascista, ha colpito come una mannaia anche il gruppo teatrale Pane e Mate . Recentemente, insieme alle colleghe dell’Associazione Puntouno, dove ho lo studio, ho infatti portato i nani a vedere una mostra-performance molto interessante allo Studio Museo Francesco Messina di Milano che si intitolava “Nutrire l’Anima” (se andate sul mio Instagram potete vedere alcune foto che spero rendano l’aria suggestiva delle scenografie). In una dimensione onirica, guidati da due attori eccezionali, si vagava tra le opere di Francesco Messina alternate a quelle di giovani scultori di Brera in mostra, seguendo un itinerario interattivo che illustrava la natura del sogno e del suo nutrimento. Ad un certo punto, si era invitati a cantare con uno degli attori che proponeva una litanìa africana particolarmente ipnotica, emozionante e ripetitiva. Psycho si è lasciato coinvolgere volentieri nelle attività proposte così anche Ova nonostante fosse inizialmente un po’ intimidita dalla stranezza delle “guide”.

Nel guest book che eravamo invitati a firmare alla fine della performance, Ova ha scritto: “Buona musica amici, Anita”. Carina, lei. Tutta contenta. Psycho ha ben pensato, invece, di obiettare: “La prossima volta per favore, cantate in italiano. Nonostante questo, è stato bello, Tito”.

Inutile dire che quando ho intuito che quella che stava scrivendo era una nota di protesta, mi sono allontanata abbandonandolo a se stesso, terrorizzata che qualcuno leggesse la complaint letter e che lo collegasse a me.

Mister psichedelica, non si è limitato a ciò: vedendo gli attori uscire poco dopo di noi, ha fermato il musico e gli ha chiesto la traduzione della canzone. Pazientemente, come in un momento catartico di passaggio di conoscenze preziose (si poteva quasi sentire sotto un canto gregoriano), l’attore ha risposto: “La canzone ripete: i bambini imparano dagli anziani e gli anziani imparano dai bambini”. Sorriso (dell’attore). Faccia inespressiva di Psycho che spegne il canto gregoriano all’istante e che ritorna a me, dopo averlo ringraziato cortesemente.

“Cosa ti ha detto Tito?”

“Mi ha detto che la canzone vuol dire una cosa che non ha senso quindi una stupidata. Ma ti sembra normale che un anziano impara da un bambino?” scuotendo il capo come un pensionato disapprovante i jeans a vita bassa di due adolescenti con le mutande Calvin Coso.

Sorrido, amorevole: “Beh, Tito, ogni età è buona per imparare e i bambini hanno comunque sempre qualcosa da insegnare agli adult…”

Psycho facendo “no” col dito si era già allontanato alla volta dell’attore, nuovamente.

“Musicista, senti… la prossima volta, perl favore, facci cantare in italiano!”.

Che cosa ho sbagliato?

5

I consigli di Ova Soda

Mentre Ova, che ormai è un giunco e forse ha ragione lei che non dovremmo chiamarla più Ova Soda, termina l’ultima settimana di materna, Psycho è stato invitato dai nonni paterni a trascorrere qualche giorno in campagna: “Dai, Tito, così facciamo un po’ di orto, sistemiamo le api, prendi un po’ di aria buona e ti diverti”. Psycho, che ha fatto un anno scolastico da campioni, è rimasto interdetto alla proposta.

“Sono indeciso. So che quando vado in campagna mi diverto, ma ho troppa voglia di stare a casa a non fare niente. Giocare e basta, non fare niente. Tu cosa mi consigli mamma?”

“Tito, penso che tu debba innanzitutto capire cosa davvero hai voglia di fare ma la mamma e il papà lavorano e quindi staresti dagli altri nonni e forse ti annoieresti. Quindi ti consiglio di andare”.

Ma non basta. Quindi, si rivolge alla piccola e furbissima Ova.

“Anita, dammi un consiglio. Se fossi al posto mio, cosa faresti?”.

La bionda fa girare le rotelle del cervellino sveglio, si può sentire il lavorìo meccanico a distanza e terminata la sfilza di deduzioni logiche, risponde con piglio sicuro, saputo e la voce da Britney Spears un po’ nasale e paperesca che le viene quando fa la grande:

“Se fossi in te andrei, Ti-To” (scandisce sempre molto bene il nome del fratello quando deve fare un intervento psicosociale sul piccolo grande Psycho).

“Lì c’è l’aria buona, le api, l’orto, lo skate dove ti puoi sdraiare anche con la schiena e spingerti con le gambe… ti divertirai. Invece qui ti annoieresti, la mamma lavora tutto il giorno”.

“Allora vado! Grazie Anita!” Risponde soddisfatto il citrullo.

Soddisfatta a sua volta, la bionda si avvicina a me e mi sussurra: “Quello è un rompi scatole, io starò benissimo qualche giorno senza di lui. Mi porterai in piscina, vero? Sole, io e te?”

3

Ieri, ore 6.00

Ore 6.00 Sveglia. È primavera, vietato svegliarsi prima. Ho una specie di campanellino nel cranio. Probabilmente appena nata mi hanno messo un microchip che a primavera fa drin alle 6.00. Per quanto tenti di dormire, squilla e scalpita sonoramente. Quindi sono costretta ad alzarmi. Ieri, innaffiamento dell’orto. Bel momento, silenzio, saluto al sole, quiete, uccellini. Una fricchettona fatta e finita.

Ore 7.30 Sveglia dei bambini. Faticano (l’altro ieri erano andati a letto tardi, ma jaa fanno, un piedino, l’altro, eccoli che scendono dai soppalchi e si apprestano a divorare marmellate, gallette, biscotti, frutta e tutto ciò che le loro voraci bocche riescono ad ingurgitare di prima mattina).

Ore 7.45 Cerco di svegliare il terzo figl… ehm… quello che, per il sol fatto di aver firmato un documento, ora è riconosciuto a livello sociale come mio marito. (fallimento 1).

Ore 7.55 Cerco di nuovo di svegliare il soggetto di cui sopra mettendo il CD dei ROBOTTI (o come i nani chiamano il cd con le vecchie sigle di cartoni giapponesi) a tutto volume con giubilo dei figli (fallimento 2).

Ore 8.10 “Ma che cazzo non mi è suonata la sveglia…” seeh.

Ore 8.20 Esco per andare a lavorare. Sono attualmente impegnata alle attività didattiche del Boscoincittà. Oggi, uscita con 3 classi della materna quindi anche nani molto piccoli. Attività che prevedono giochi divertenti e sporchevoli (rotolate sui prati, utilizzo improprio del colorante contenuto nelle foglie di sambuco ecc ecc)

Ore 13.15 Rientro a casa, verde di sambuco peggio di Hulk. So che ho 45 minuti per: mangiare, lavarmi, avere un paio di confronti telefonici indispensabili di cui uno organizzativo con quella sciacquetta di mia madre che deve andare a prendere i bambini in quanto il pomeriggio sono in studio (“Non so se ho le tue chiavi di casa, devo prendere i bambini come faccio?” – “Mamma, controlla se le hai e poi fammi sapere” – “Ah, giusto, ok. E se non le ho?” – “Mamma, prima controlla e poi vediamo” – “Ma forse le ho, l’altra volta chi le ha prese le mie copie? Io o te? ” – “Mamma, controlla e poi vediamo” – “Me le hai portate tu o le ho recuperate io?” – “Mamma, controlla e poi al massimo mi chiami e risolviamo” – “Rispondimi al telefono eh?” – “Sì mamma” – “Se poi non rispondi nel pomeriggio non posso chiamarti vero? Sei in studio o… o stai facendo altro? Ti po che stai uscendo?” – Momento di silenzio “Mamma, il mercoledì sono impegnata in studio da sempre… vabbé, ci sentiamo, sappi che se mi chiami dalle 15.30 in poi non ti posso rispondere perché sono in seduta con i pazienti” CLICK).

Ore 14.00 Esco di casa per andare in studio. No, non ho mangiato. Né  mi sono lavata. Le mani sì però. Gocce verdi di sambuco ovunque in bagno.

Ore 14.30 Incontro di équipe su un caso.

Ore 15.30 Primo paziente. Nel frattempo il telefono squilla, è mia madre. Al termine, in quei due minuti in cui dovrei riordinare le idee sul cristiano appena incontrato, provo a richiamare mia madre. E’ occupato.

Ore 16.30 Secondo paziente. Nel frattempo il telefono ricomincia a squillare. E’ sempre lei, la madre telefonica imbizzarrita. Trovo vari messaggi del tizio lì (quello del contratto matrimoniale firmato) che mi dice che mio padre ha lasciato il quadro acceso dell’auto che non ha più batteria. Grazie all’auto prestata da un amico comune (che si chiama come mio padre, Ettore, mio coetaneo, marito di una cara amica e ora a sua volta caro amico, santo e sempre santo sia) riuscirà a prendere Ova ma in ritardo. Avevano tutti bisogno del numero della scuola per avvisare del ritardo. Io il numero della scuola l’ho trovato su internet. Il resto del mondo, probabilmente, non ci riesce.

Ore 17.30 Terzo paziente. Al termine chiamo mia madre che mi racconta che mentre Ettore portava la macchina all’altro Ettore, lei ha messo un piede in fallo e s’è presa una bella distorsione. Meno male che Ettore è infermiere. Già che c’era, quindi, mentre soccorreva la svampitaggine di mio padre con la sua auto, ha soccorso mia madre con le sue conoscenze professionali. Tutto torna no? Due broccoli con un sol seme (non so da dove mi sia uscita, l’ho inventata adesso, questa).

Ore 18.30 Esco dallo studio e mi fiondo a casa. Io so che se mi discosto molto dall’orario cena, a Psycho succede quella cosa terribile lì, quella in cui gli cadono gli zuccheri e inizia ad essere molle senza speranza di rianimarlo.

Ore 19.00 Giungo a casa. Saluto frettolosamente mio padre e come un fulmine, metto su l’acqua per la pasta, inizio a raccogliere l’insalata dall’orto e il basilico da frullare per il pesto. Dopo un po’, però, sento smadonnare mio padre da dentro. Non trova le chiavi della macchina di Ettore. Mi taglio fuori dal problema non dicendo nulla. Lo sento uscire poco dopo. E rientrare dopo qualche minuto. Mi raggiunge nell’orto e mi guarda con aria un po’ persa accompagnando lo sguardo con una terribile, evocativa frase: “Tutte oggi…”. Punto. Come potrete immaginare, all’udire di questa frase, nella mia mente si concretizzano diversi fotogrammi. Il primo: “Furto con scasso a scopo rapina e la conseguente fuga rocambolesca dall’inseguimento dei carabinieri e la caduta dell’auto di Ettore nel canale scolmatore Milano Ovest” è la fantasia più pittoresca. Non meno grave però de “La caduta delle chiavi dentro il tombino dai buchi larghi” o di “Un aereo è caduto sull’auto e adesso bruciano entrambi allegramente”. Ebbene, nulla di tutto ciò. “Ho dimenticato le chiavi attaccate al quadro con le luci accese… e adesso la batteria è a terra”. Twice a day. Due in un giorno. Mio padre rende la realtà più pittoresca dei sogni. Scrivo un messaggio su What’s App all’altro Ettore che, carattere di sole, risponde con un faccino che ride e un “Due batterie in un giorno mi sa che è record”.

Ore 19.15 Mi sembra di essere in un incubo. Spengo l’acqua della pasta e mi fiondo da vari vicini a cercare cavi per unire in matrimonio la mia auto e ricaricare l’auto di Ettore. I cavi li trovo, dentro il baule della stessa auto del previdente e meraviglioso infermiere. Così io ed Ettorino ci si mette a smanettare con cavi e batteria. Sul sambuco, il grasso. Sembravo una tifosa del Chieti.

Immagine

Ore 20.05 il ritorno alla realtà. Mio padre parte e io, finalmente, posso concedermi il lusso di… cucinare. Corro a casa, riaccendo l’acqua della pasta e abbozzo la preparazione del pesto rincuorata dentro di me dall’annuncio del coinquilino adulto maschio che divide casa con la famiglia che dice che dovrebbe essere di ritorno alle 21.00, ora in cui (è possibile) potrà essere utile in questo delirio. Povera illusa.

Ore 20.20 (tardissimo per la cena dei nani). Psycho mostra già segni evidenti di malessere. E’ riverso sul divano e parla con la O a posto della A. Le frasi che pronuncia sono, più o meno: “Mooommoooo sto mmmoole…” Indago sulla sua eventuale merenda ma non ricorda. Dice solo la parola: “Succo”. Lo porto (in braccio) a lavarsi le mani mentre l’altra, Ova, preoccupata, mi coccola e dice: “Mammina bella, sei sola, ora ti faccio un sacco di massaggini!”

Ore 20.45 Cena. Psycho accenna a masticare due pennette al pesto. Lecca due sardine prepatate con amore da Letizietta. Però è strano. Non è solo ammazzato dall’ipoglicemia. Anche gli occhi sono lucidi. La faccia ha preso la forma del fantasma con la mascella caduta.

MASCHERA_FANTASMA_CON_CAPPUCCIO_2_NEFFY_VI5947

Ore 21 e qualcosa. Li preparo per la nanna. Psycho ha il volto sempre più pesto. Rocky IV. Sembra un pesce lesso tumefatto. Gli fanno male le orecchie e tossisce. Misuro la febbre: 38.5°

Ore 21.35 Metto su una tisana calda e do al piccolo i suoi rimedi per il raffreddore mentre sparecchio.

Ore 21.40 I nani sono rilassati sul divano. E’ tardissimo ma mi metto a scrivere e comincio a capire che ho bisogno di fermarmi 5 minuti (anche scrivendo) per sopravvivere alla giornata. Poco dopo, quello che le carte dicono essere il consorte, torna e mi chiede di come sia andata la questione batteria auto.

Secondo voi qual è stata la risposta? Totorisposta! Forse un giorno ve la dico.

4

“Gli vuoi bene a Gesù?” -Reprise-

Gesù rivivo

Esortata (minacciata) dalla mia amica Sara, oggi mi sono trovata costretta ad indagare la questione del giardiniere e del giardinaggio alla resurrezione di Gesù raccontata da Ova qualche giorno fa e ripresa da me nel post precedente.

Ova: “Era che Maria era andata dove c’era la tomba e fuori c’era Gesù rivivo che si faceva una passeggiata e stava in mezzo al giardinaggio. Allora Maria pensava che era il giardiniere. E lui invece era rivivo, non era il giardiniere!”

Ecco com’è andata. Chiaro adesso Sara?

 

Gesù in croce

Ova: “Mamma la maestra di religione mi ha detto che Gesù non era inchiodato in croce ma legato. Meno male”.

Psycho: “No! Era inchiodato. Vi hanno detto che era legato perché non volevano che vedeste il sangue”.

Ok, hanno cercato di edulcorare la storia per le materne. La storia, com’era, gliel’ho raccontata ma dato che non mi piace fare splatter, non ve la riporto, tanto più o meno, sapete com’è andata.

 

La leggenda del quarto re

Al che attacca Psycho. “Io so la leggenda del quarto re. Era un re che veniva da lontano lontanissimo e si era messo in viaggio quando c’erano gli altri tre re che dovevano portare la Birra e le altre cose a Gesù. Lui voleva portargli 3 perle. Dato che veniva da lontano, aveva fatto tappa in un Hotel. Solo che nella sua stanza trova un vecchio poverissimo e tu dirai: Ora gli ruba le tre perle; no? No! Invece è il re che gli dice: Prendi una perla e tienila. Poi, sempre per la strada, trova dei soldati che stavano ammazzando i bambini che Erode aveva detto di ammazzare perché voleva ammazzare Gesù e lui gli dà una perla ai soldati dicendo: Ora lasciate stare questi bambini. E loro li lasciano stare. Poi incontra altri che ammazzavano una donna e lui gli dà l’ultima perla e loro lasciano stare la donna. Quando arriva da Gesù lui non ha più perle ma Gesù era contento perché aveva fatto del bene a delle persone indifese e povere…

Mamma ma come faceva Gesù ad essere contento se era appena nato?”

La corruzione funziona sempre.

E con gli argomenti religiosi abbiamo dato, per un po’ mi sa che di Gesù non si parla più.