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Vuole finire mangiata (un raro post di tenereffa)

Ovetta è stata privata del suo dentino incisivo laterale inferiore. Era da giorni che se lo dondolava con grande impegno. La mannaia di Claudia, l’educatrice dello scuolabus, è calata oggi impietosa e con fierezza gliel’ha staccato. Ova Soda, che di suo accetta gli eventi della vita così come vengono ed eventualmente si adatta ad essi, ieri sera considerava: “Un po’ mi manca quefto dentino. Paffavo il tempo a dondolarlo e non penfavo ad altre cose che mi preoccupano. Adeffo però c’è un buco molto morbido e infilarci dentro un dito mi rilaffa”. Piccole considerazioni di un essere ovale il cui scopo nella vita è creare l’omeostasi perfetta tra il suo corpo e l’ambiente e tra la sua psiche e gli eventi che la stravolgono.

“Cosa ti preoccupa Anita?” Io, madre che cucina toast in preda ai sensi di colpa sulla separazione e gli ultimi sballottamenti.

“Come che domani in mensa c’è qualcosa che non mi piace”

Ova rules. Pratica. Terrena. Obiettivi Chiari.

E pronunciava queste parole mentre disegnava questo:

È ufficiale: la femmina vuole finire mangiata e io amo questa creatura ovale.

Sia lei che il mezz’uomo peraltro sono ancora profondamente convinti che il topo esista. Psycho all’ultimo dente caduto considerava alquanto strambo che il topo avesse la grafia simile alla mia e che usasse i miei pennarelli per scrivere loro messaggi…

Vogliono finire mangiati entrambi.

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Essere o non essere, questo è il frumento!

Lo conoscete vero? Intendo lo conoscete quel gioco della carta che illustra un oggetto che va messa in fronte e tu devi chiedere agli altri le caratteristiche che hai e attraverso le loro risposte, arrivi a dire quello che sei? Lo conoscete?

I seguenti stralci di dialogo, sono tratti dai miei appunti dell’altra sera.

Ova (forchetta): “Servivo a qualcosa?”

Psycho: “Sì, servivi ad apparecchiare”

Ova: “Quando?”

-_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-

Ova (latte): “Servivo a bevèrlo la mattina?”

Psycho: “Chi?”

Ova: “Io! Servivo a bevèrlo?”

Psycho: “Cosa bevi?”

O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O

Ova (pollo arrosto): “Sono un animale?” 

Psycho: “Così così”

^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^

Ova: “Sono un oggetto?”

Psycho: “Sì”

Ova: “Servivo a rompere qualcosa?”

Psycho: “Servi a fare i buchi”

Ova: “Sono un martello piumatico?”

-_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-

Ova: “Sono un oggetto?”

Psycho: “Sì”

Ova: “Sono un frumento?”

Psycho: “Non gioco più”

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I consigli di Ova Soda

Mentre Ova, che ormai è un giunco e forse ha ragione lei che non dovremmo chiamarla più Ova Soda, termina l’ultima settimana di materna, Psycho è stato invitato dai nonni paterni a trascorrere qualche giorno in campagna: “Dai, Tito, così facciamo un po’ di orto, sistemiamo le api, prendi un po’ di aria buona e ti diverti”. Psycho, che ha fatto un anno scolastico da campioni, è rimasto interdetto alla proposta.

“Sono indeciso. So che quando vado in campagna mi diverto, ma ho troppa voglia di stare a casa a non fare niente. Giocare e basta, non fare niente. Tu cosa mi consigli mamma?”

“Tito, penso che tu debba innanzitutto capire cosa davvero hai voglia di fare ma la mamma e il papà lavorano e quindi staresti dagli altri nonni e forse ti annoieresti. Quindi ti consiglio di andare”.

Ma non basta. Quindi, si rivolge alla piccola e furbissima Ova.

“Anita, dammi un consiglio. Se fossi al posto mio, cosa faresti?”.

La bionda fa girare le rotelle del cervellino sveglio, si può sentire il lavorìo meccanico a distanza e terminata la sfilza di deduzioni logiche, risponde con piglio sicuro, saputo e la voce da Britney Spears un po’ nasale e paperesca che le viene quando fa la grande:

“Se fossi in te andrei, Ti-To” (scandisce sempre molto bene il nome del fratello quando deve fare un intervento psicosociale sul piccolo grande Psycho).

“Lì c’è l’aria buona, le api, l’orto, lo skate dove ti puoi sdraiare anche con la schiena e spingerti con le gambe… ti divertirai. Invece qui ti annoieresti, la mamma lavora tutto il giorno”.

“Allora vado! Grazie Anita!” Risponde soddisfatto il citrullo.

Soddisfatta a sua volta, la bionda si avvicina a me e mi sussurra: “Quello è un rompi scatole, io starò benissimo qualche giorno senza di lui. Mi porterai in piscina, vero? Sole, io e te?”

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Ieri, ore 6.00

Ore 6.00 Sveglia. È primavera, vietato svegliarsi prima. Ho una specie di campanellino nel cranio. Probabilmente appena nata mi hanno messo un microchip che a primavera fa drin alle 6.00. Per quanto tenti di dormire, squilla e scalpita sonoramente. Quindi sono costretta ad alzarmi. Ieri, innaffiamento dell’orto. Bel momento, silenzio, saluto al sole, quiete, uccellini. Una fricchettona fatta e finita.

Ore 7.30 Sveglia dei bambini. Faticano (l’altro ieri erano andati a letto tardi, ma jaa fanno, un piedino, l’altro, eccoli che scendono dai soppalchi e si apprestano a divorare marmellate, gallette, biscotti, frutta e tutto ciò che le loro voraci bocche riescono ad ingurgitare di prima mattina).

Ore 7.45 Cerco di svegliare il terzo figl… ehm… quello che, per il sol fatto di aver firmato un documento, ora è riconosciuto a livello sociale come mio marito. (fallimento 1).

Ore 7.55 Cerco di nuovo di svegliare il soggetto di cui sopra mettendo il CD dei ROBOTTI (o come i nani chiamano il cd con le vecchie sigle di cartoni giapponesi) a tutto volume con giubilo dei figli (fallimento 2).

Ore 8.10 “Ma che cazzo non mi è suonata la sveglia…” seeh.

Ore 8.20 Esco per andare a lavorare. Sono attualmente impegnata alle attività didattiche del Boscoincittà. Oggi, uscita con 3 classi della materna quindi anche nani molto piccoli. Attività che prevedono giochi divertenti e sporchevoli (rotolate sui prati, utilizzo improprio del colorante contenuto nelle foglie di sambuco ecc ecc)

Ore 13.15 Rientro a casa, verde di sambuco peggio di Hulk. So che ho 45 minuti per: mangiare, lavarmi, avere un paio di confronti telefonici indispensabili di cui uno organizzativo con quella sciacquetta di mia madre che deve andare a prendere i bambini in quanto il pomeriggio sono in studio (“Non so se ho le tue chiavi di casa, devo prendere i bambini come faccio?” – “Mamma, controlla se le hai e poi fammi sapere” – “Ah, giusto, ok. E se non le ho?” – “Mamma, prima controlla e poi vediamo” – “Ma forse le ho, l’altra volta chi le ha prese le mie copie? Io o te? ” – “Mamma, controlla e poi vediamo” – “Me le hai portate tu o le ho recuperate io?” – “Mamma, controlla e poi al massimo mi chiami e risolviamo” – “Rispondimi al telefono eh?” – “Sì mamma” – “Se poi non rispondi nel pomeriggio non posso chiamarti vero? Sei in studio o… o stai facendo altro? Ti po che stai uscendo?” – Momento di silenzio “Mamma, il mercoledì sono impegnata in studio da sempre… vabbé, ci sentiamo, sappi che se mi chiami dalle 15.30 in poi non ti posso rispondere perché sono in seduta con i pazienti” CLICK).

Ore 14.00 Esco di casa per andare in studio. No, non ho mangiato. Né  mi sono lavata. Le mani sì però. Gocce verdi di sambuco ovunque in bagno.

Ore 14.30 Incontro di équipe su un caso.

Ore 15.30 Primo paziente. Nel frattempo il telefono squilla, è mia madre. Al termine, in quei due minuti in cui dovrei riordinare le idee sul cristiano appena incontrato, provo a richiamare mia madre. E’ occupato.

Ore 16.30 Secondo paziente. Nel frattempo il telefono ricomincia a squillare. E’ sempre lei, la madre telefonica imbizzarrita. Trovo vari messaggi del tizio lì (quello del contratto matrimoniale firmato) che mi dice che mio padre ha lasciato il quadro acceso dell’auto che non ha più batteria. Grazie all’auto prestata da un amico comune (che si chiama come mio padre, Ettore, mio coetaneo, marito di una cara amica e ora a sua volta caro amico, santo e sempre santo sia) riuscirà a prendere Ova ma in ritardo. Avevano tutti bisogno del numero della scuola per avvisare del ritardo. Io il numero della scuola l’ho trovato su internet. Il resto del mondo, probabilmente, non ci riesce.

Ore 17.30 Terzo paziente. Al termine chiamo mia madre che mi racconta che mentre Ettore portava la macchina all’altro Ettore, lei ha messo un piede in fallo e s’è presa una bella distorsione. Meno male che Ettore è infermiere. Già che c’era, quindi, mentre soccorreva la svampitaggine di mio padre con la sua auto, ha soccorso mia madre con le sue conoscenze professionali. Tutto torna no? Due broccoli con un sol seme (non so da dove mi sia uscita, l’ho inventata adesso, questa).

Ore 18.30 Esco dallo studio e mi fiondo a casa. Io so che se mi discosto molto dall’orario cena, a Psycho succede quella cosa terribile lì, quella in cui gli cadono gli zuccheri e inizia ad essere molle senza speranza di rianimarlo.

Ore 19.00 Giungo a casa. Saluto frettolosamente mio padre e come un fulmine, metto su l’acqua per la pasta, inizio a raccogliere l’insalata dall’orto e il basilico da frullare per il pesto. Dopo un po’, però, sento smadonnare mio padre da dentro. Non trova le chiavi della macchina di Ettore. Mi taglio fuori dal problema non dicendo nulla. Lo sento uscire poco dopo. E rientrare dopo qualche minuto. Mi raggiunge nell’orto e mi guarda con aria un po’ persa accompagnando lo sguardo con una terribile, evocativa frase: “Tutte oggi…”. Punto. Come potrete immaginare, all’udire di questa frase, nella mia mente si concretizzano diversi fotogrammi. Il primo: “Furto con scasso a scopo rapina e la conseguente fuga rocambolesca dall’inseguimento dei carabinieri e la caduta dell’auto di Ettore nel canale scolmatore Milano Ovest” è la fantasia più pittoresca. Non meno grave però de “La caduta delle chiavi dentro il tombino dai buchi larghi” o di “Un aereo è caduto sull’auto e adesso bruciano entrambi allegramente”. Ebbene, nulla di tutto ciò. “Ho dimenticato le chiavi attaccate al quadro con le luci accese… e adesso la batteria è a terra”. Twice a day. Due in un giorno. Mio padre rende la realtà più pittoresca dei sogni. Scrivo un messaggio su What’s App all’altro Ettore che, carattere di sole, risponde con un faccino che ride e un “Due batterie in un giorno mi sa che è record”.

Ore 19.15 Mi sembra di essere in un incubo. Spengo l’acqua della pasta e mi fiondo da vari vicini a cercare cavi per unire in matrimonio la mia auto e ricaricare l’auto di Ettore. I cavi li trovo, dentro il baule della stessa auto del previdente e meraviglioso infermiere. Così io ed Ettorino ci si mette a smanettare con cavi e batteria. Sul sambuco, il grasso. Sembravo una tifosa del Chieti.

Immagine

Ore 20.05 il ritorno alla realtà. Mio padre parte e io, finalmente, posso concedermi il lusso di… cucinare. Corro a casa, riaccendo l’acqua della pasta e abbozzo la preparazione del pesto rincuorata dentro di me dall’annuncio del coinquilino adulto maschio che divide casa con la famiglia che dice che dovrebbe essere di ritorno alle 21.00, ora in cui (è possibile) potrà essere utile in questo delirio. Povera illusa.

Ore 20.20 (tardissimo per la cena dei nani). Psycho mostra già segni evidenti di malessere. E’ riverso sul divano e parla con la O a posto della A. Le frasi che pronuncia sono, più o meno: “Mooommoooo sto mmmoole…” Indago sulla sua eventuale merenda ma non ricorda. Dice solo la parola: “Succo”. Lo porto (in braccio) a lavarsi le mani mentre l’altra, Ova, preoccupata, mi coccola e dice: “Mammina bella, sei sola, ora ti faccio un sacco di massaggini!”

Ore 20.45 Cena. Psycho accenna a masticare due pennette al pesto. Lecca due sardine prepatate con amore da Letizietta. Però è strano. Non è solo ammazzato dall’ipoglicemia. Anche gli occhi sono lucidi. La faccia ha preso la forma del fantasma con la mascella caduta.

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Ore 21 e qualcosa. Li preparo per la nanna. Psycho ha il volto sempre più pesto. Rocky IV. Sembra un pesce lesso tumefatto. Gli fanno male le orecchie e tossisce. Misuro la febbre: 38.5°

Ore 21.35 Metto su una tisana calda e do al piccolo i suoi rimedi per il raffreddore mentre sparecchio.

Ore 21.40 I nani sono rilassati sul divano. E’ tardissimo ma mi metto a scrivere e comincio a capire che ho bisogno di fermarmi 5 minuti (anche scrivendo) per sopravvivere alla giornata. Poco dopo, quello che le carte dicono essere il consorte, torna e mi chiede di come sia andata la questione batteria auto.

Secondo voi qual è stata la risposta? Totorisposta! Forse un giorno ve la dico.

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“Gli vuoi bene a Gesù?” -Reprise-

Gesù rivivo

Esortata (minacciata) dalla mia amica Sara, oggi mi sono trovata costretta ad indagare la questione del giardiniere e del giardinaggio alla resurrezione di Gesù raccontata da Ova qualche giorno fa e ripresa da me nel post precedente.

Ova: “Era che Maria era andata dove c’era la tomba e fuori c’era Gesù rivivo che si faceva una passeggiata e stava in mezzo al giardinaggio. Allora Maria pensava che era il giardiniere. E lui invece era rivivo, non era il giardiniere!”

Ecco com’è andata. Chiaro adesso Sara?

 

Gesù in croce

Ova: “Mamma la maestra di religione mi ha detto che Gesù non era inchiodato in croce ma legato. Meno male”.

Psycho: “No! Era inchiodato. Vi hanno detto che era legato perché non volevano che vedeste il sangue”.

Ok, hanno cercato di edulcorare la storia per le materne. La storia, com’era, gliel’ho raccontata ma dato che non mi piace fare splatter, non ve la riporto, tanto più o meno, sapete com’è andata.

 

La leggenda del quarto re

Al che attacca Psycho. “Io so la leggenda del quarto re. Era un re che veniva da lontano lontanissimo e si era messo in viaggio quando c’erano gli altri tre re che dovevano portare la Birra e le altre cose a Gesù. Lui voleva portargli 3 perle. Dato che veniva da lontano, aveva fatto tappa in un Hotel. Solo che nella sua stanza trova un vecchio poverissimo e tu dirai: Ora gli ruba le tre perle; no? No! Invece è il re che gli dice: Prendi una perla e tienila. Poi, sempre per la strada, trova dei soldati che stavano ammazzando i bambini che Erode aveva detto di ammazzare perché voleva ammazzare Gesù e lui gli dà una perla ai soldati dicendo: Ora lasciate stare questi bambini. E loro li lasciano stare. Poi incontra altri che ammazzavano una donna e lui gli dà l’ultima perla e loro lasciano stare la donna. Quando arriva da Gesù lui non ha più perle ma Gesù era contento perché aveva fatto del bene a delle persone indifese e povere…

Mamma ma come faceva Gesù ad essere contento se era appena nato?”

La corruzione funziona sempre.

E con gli argomenti religiosi abbiamo dato, per un po’ mi sa che di Gesù non si parla più.

 

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Gli vuoi bene a Gesù?

Ova: “Mamma ma tu gli vuoi bene a Gesù?”

Io: “Certo che gli voglio bene, che domande fai?”

Ova: “E allora perché non ci credi?”

Io: “Io a Gesù ci credo! È stato un uomo eccezionale, ha ridato speranza ai reietti, ha insegnato ad amare i propri nemici, non ha mai rinnegato le sue idee, neanche davanti alla morte… E poi è stato il primo a parlare di amore parlando di Dio…”.

Ova: “Sì e poi è resuscitato che la Maria dato che Gesù era al giardinaggio, pensava che era il giardiniere”

Io (dotata di punto interrogativo disegnato in fronte): “Così dicono”

Ova (dopo un po’ di pausa): “No, però l’altra sera quando parlavi al telefono, tu hai detto che non ci credi!”

Io: “Amore, la mamma non ha detto che non crede a Gesù: la mamma non crede che Gesù sia Dio. La mamma non ha davvero la minima idea di cosa sia Dio, si sente troppo piccola anche solo per immaginarselo e davvero non riesce a credere a quello che raccontano perché Dio le sembra una cosa talmente diffusa in tutte le forme di amore che non riesce a figurarselo come una essenza pensante, a parte. Anitina, ci ho provato ma non ci sono riuscita. Allora, nel dubbio… Bah, amo la natura e la Terra con tutti i suoi abitanti siano essi uomini, animali o piante… e li considero una cosa preziosa, da amare, cercando di seguire gli insegnamenti di Gesù… insegnamenti che mi piacciono tanto”.

Ova mi guarda come una grande che ha capito bene anche se non proprio tutto: “Quindi gli vuoi bene?”

Io: “Certo, te l’ho detto, gli voglio molto bene”.

Ova: “Ecco, questo è l’importante”.