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Carnevale

Io: “Psycho, allora ti piace il costume da demone malefico che ti ha fatto la mamma?”

Psy (mogio): “Sì”

Io: “Non è spaventoso spaventosissimo? E’ davvero orrendo!”

Psy (mogio): “Sì”

Io: “Perché allora non sei entusiasta?”

Psy: “Perlché (l’effetto della logopedia ha trasformato la r francese in una specie di rl palatiale, NdA) io volevo vestirlmi da Gorlmito del Fuoco”

Io: “Psycho, amore di mamma, ma quando ti ho chiesto che vestito volevi a carnevale, tu mi hai portato a comprarti la maschera da demone e hai detto che ti sentivi un diavolo! Hai voluto quella rossa e poi hai insistito per comprare anche quella verde del “demone-vomito”, come l’hai chiamato tu, per Ova Soda. E poi la mamma ha preso la sua vecchia gonna di flamenco, l’ha smembrata e ti ha fatto la mantellina…”

Psy: “Sì, ma adesso mi sento Gorlmito del Fuoco”

Io: “Vabbé, allora, dato che la mantellina del demone è rossa, per la festa di sabato, ti disegnerò sulla faccia con i pennarelli così sembrerai un gormito. Oh… E tu, Ova Soda? Il tuo vestitino da Cappuccetto Rosso ti sta ancora bene! E’ proprio bello! Associato poi alla maschera da demone-vomito è meraviglioso… tu sei a posto, che fortuna!”

Ova: “Sì mamma, è bellissimissimissimo. Sembro una principessa diavolo!”

Io: “Allora ti vesti da cappuccetto?”

Ova: “No, voglio vestirmi da muratore”.

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Compleanni TitOvi

Oggi è il compleanno della femminuccia di casa.

Un pezzo di Ova Soda in giro per casa da 3 anni. 3 anni di piedi puzzolenti di porco poi diventati principeschi, 3 anni di coccole, di calore, 3 anni di intesa femminile, 3 anni di bagni schiuma, di giochini, di dolcezza. 3 anni di notti che ogni tanto “mamma voglio venire nel lettoneeeeee”. 3 anni di sguardi ammirati al fratello grande anche se lei, ad oggi, è più abile di lui nella gestione personale. 3 anni di lotta per ritagliarsi un proprio spazio e qualche volta, 3 anni di resa di fronte al più forte. 3 anni di capelli biondi e guance colorate di rosa, 3 anni di sorrisetti, di furbizia, di nanne, di respirini.

E’ tutto questo la mia bambina? Sì, questo e molto altro, altre cose fisiche, questioni corporee, di odori, sapori e tatto… cose che non si possono spiegare, perché dalle parole non verrebbero altro che dissacrate.

Solo mi chiedo: perché non ho dedicato a Psycho un post per il suo 5° compleanno avvenuto solo due settimane e mezzo fa?

Mi rispondo anche: innanzitutto sapevo che si sarebbe appropriato del compleanno di Ova (infatti stasera è festa per entrambi, regali ad entrambi, torta ad entrambi) e poi perché è da un po’ che mi sento così.

Il mondo è femmina, per me, ultimamente.

Auguri amore della mia vita!

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Di Claudia, dei nani, della radio

Copio qui la riflessione di una ex collega dei tempi d’oro della radio. Detto così sembra quasi che  fossimo famose come La Pina di Radio Deejay, in realtà trasmettevamo entrambe a Radio Studio 8, una radio praticamente condominiale che si prendeva a Cesano Beach e dintorni (cioè Cesano più quartiere Lavagna, Tessera e Giardino… a Trezzangeles non ci arrivava neanche, il segnale. Manco a Corsico e neanche ad Assago). Però Radio Studio 8 ebbe storia gloriosa ai tempi delle libere emittenti negli anni 70, poco dopo la fondazione da parte di mio padre, quando si chiamava ancora Radio L’Incontro. Ora è chiusa e anche l’antico palazzo dove c’erano gli studi è stato buttato giù e al suo posto c’è il parcheggio della Sacra Famiglia… Continua a leggere

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Violenza sulle donne

Psycho esattamente un anno fa:

“Amore, allora come sono i tuoi compagni nuovi della scuola materna? Racconta alla mamma della tua classe, dai….”

“Jessica è simpatica. Flanchecco è simpatico e Alessio è simpatico anche”.

Pausa.

“Gaia no. No è simpatica Gaia. No. No è”

“Perché non è simpatica la Gaia? E’ così carina!”

“Pelché dice semple no. E allola io la picchio folte folte così dice sì e diventa simpatica”.

O_o

Psycho oggi.

“Mamma, fammi una carhezza”

“Certo amore, come mai sei così coccolone che non lo sei mai?”

“Oggi sono stato brhavissimo. Chiarha, la piccola, mi ha pestato ippiede e io l’avrhei ammassata ma non ho fatto niente.”

“Ma che bravo, sicuramente non l’ha fatto apposta, devi saper distinguere quando un bimbo lo fa apposta o no a farti male, perché se lo fa apposta, si merita le mazzate ma se non lo…”

“No, mamma, la ammasso domani”.

Credo che la violenza sulle donne sia un diritto genetico dell’uomo.

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Catena

Riporto qui un vecchio post che scrissi su fb mesi fa (e che citò anche Paola nel suo “erounabravamamma“).

Lo riporto perché è ancora più che attuale… e terribilmente realista… tragico, spaventoso e terrorizzante…

Si definisce con il temine “Catenaquel susseguirsi di eventi imprevisti, spesso disastrosi che, dato un obiettivo finale, tendono a posticiparne la realizzazione fino alla morte per vecchiaia dei soggetti coinvolti.

Gli agenti di tali eventi sopra citati sono, manco a dirlo, i bambini esagitati che abitano a casa mia, meglio conosciuti come i miei figli: Psycho “piedi di Simba” e Ovasoda “Memole piedi di porco”.

Un esempio stereotipico di catena si è verificato proprio ieri sera.

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2

Psycho e il problema della frutta

“Mamma, ma la frhutta, prhima, era degli animali?”

“Prima quando amore mio?”

“Prhima che la mangiàavano… la mangiavàamo”.

“Cosa stai dicendo cucciolo? Chi mangiava cosa?” (comincio a temere un attacco di psichedelia, la voce mi trema)

(spazientito) “Maaamma! Ma ti devo semprhe psiegarhe tutto? La frhutta prhima di chi era? Prhima che la mangiava.. no. Magiavàmo”.

(isteria) “Ma prima chi?? Cosa?? Mangiavamo noi? Se no mangiavano chi? Cosa stai dicendo?”

“Maaaamma, prima che li uccidevano tutti, quelli di Battuman, quelli di Ben Ten, quelli del marhe, quelli dei mammiferhi, i gatti e i cani e i lupi che non sono cani”

“Buonanotte amore, dormi bene eh? Tranquillo… vuoi un po’ d’acqua? Dai, mammina tua ti porta l’acqua a letto e dopo vedrai che domattina tutta questa brutta storia non te la ricorderai. Va bene?”

Ore 7.00, arriva nel lettone un bambino caldo caldo, è Psycho.

“Mamma, ho fatto un sogno bellissimo. C’erha tutta la frhutta che non l’avevamo mangiata  ma la mangiavano”

1

Migranti Notturni

Gheddafi chiede 5 miliardi di euro l’anno per essere più efficiente sul controllo delle immigrazioni clandestine

Io mi limito a ricostruire che cosa capita nelle notti più trafficate nelle tratte lettone – lettino – culla – divano – vasca da bagno.

In genere faccio addormentare Psycho e Ova (di solito più esagitati che mai dalle 21 in poi) che solo la lettura di 3 libri di filastrocche di nanna è riuscita a placare mentre il papà lava i piatti.

Dopo diversi colpi di sonno tra la storia di un draghetto, una di un piccolo di balena e una di Winnie The Pooh (che siano tutti maledetti, sono soporiferi solo per me), mi trasferisco nel lettone.

Interminabili rumori nel bagno: Patato sta facendo la sua estenuante toleletta notturna dopo la quale si infilerà nel letto.

A notte fonda apro gli occhi. Nel lettone non c’è traccia del papà che invece si trova a dormire nel letto singolo di Psycho.

I due gnomi malefici sono entrambi nel lettone, invece. Ova Soda è, chiaramente, di traverso e punta i suoi piedi di porco sulla mia faccia.
Psycho non lo vedo neanche: è troppo appiccicato al mio fianco sinistro che, per la mancanza di ossigenazione epidermica, suda copiosamente.

Sposto i piedi di porco, raddrizzo la nana soda e mi riaddormento saporitamente.

Dopo un po’ sento un piede enorme toccare il mio. Riapro gli occhi. Il papà è tornato nel lettone e Ova Soda non c’è più. Il papà l’avrà messa nella sua culla.
Finalmente si respira! E si riuscirà a dormire!

Mi riaddormento ma manca poco e mi sveglio di nuovo, storta, con un mal di collo tremendo: il motivo è che è tornata Ova, da sola. Deve aver scavalcato la sponda del suo lettino da ova e deve essere salita da sola sul lettone piazzando un ginocchio morbido e puntuto al contempo tra il mio sterno e la giugulare.

Da qui la mia decisione di trasferirmi nel letto singolo di Psycho, ancora caldo di Patato.

Mi riaddormento.
Mi sveglio dopo un bel po’, sudata e confusa, tra il sogno e la realtà.
Appiccicato a me c’è ancora Psycho che dal lettone ha pensato di raggiungermi nell’angusto letto singolo che, di norma, dovrebbe essere il suo giaciglio.

Eccheccaz… sembra che sia legato a me da un filo, non mi posso muovere che lui, zac, arriva ad appiccicarsi. Che balle!

Mi giro, mi rigiro… niente! Non riesco a dormire e quando non dormo inizio a starnutire.
Fruscìo dalla stanza matrimoniale: Ova, svegliata dai rumori, si agita.
Una vocina delicata quanto quella di una cornacchia si fa sentire nel silenzio notturno: “Mamma? Mamma?”

Scende dal lettone, la sento, sento i piedi di porco pesanti sul pavimento, passo dopo passo, appare sull’uscio della cameretta e si tuffa nella mischia, da noi.
Trovo un modo di adagiarmi tra i due che si addormentano seduta stante. Ova contro il muro, avvolta dal lenzuolo, io in mezzo e Psycho di lato in bilico sul baratro (è pur sempre un letto singolo).

Quando i respirini si fanno belli pesanti, felice del risultato, mi sfilo dal letto e torno nel lettone, accanto a quello sconosciuto che un tempo era il mio unico compagno delle ore notturne. Lo guardo dormire: carino però! Gli chiederò il numero di telefono…

Fuori è ancora buio, si può dormire ancora un po’.
Sogno di essere al mare spiaggia, sole, caldo, acqua! Ma quanto caldo, quanto! Fa così caldo che ho il fianco sinistro tutto sudato! Quanto caldo! Il mio fianco sinistro è sudatissimo anzi, sono dentro il mare sto nuotando, che bello! Che sole! Nuoto, nuoto nuoto…. nuoto…. oto… to… to… co… co… Psycho??? Ancora qui sei???

Basta, sono le 7 del mattino, 6 ore le ho… ehm… dormite. Mi alzo.
Tempo due secondi e quattro piedi piccolissimi cominciano a pestare sul pavimento.

Mi giro, sono già in cucina.
Un paio sono piedi di porco. Gli altri due sono piedi di bambino di 4 anni suonati, sembrano piedi di un animale tipo un tigrotto.

Via, mettiamo su il latte, è ora di partire con la giornata

3

Respirini

Se c’è una cosa che mi fa impazzire d’amore, quella è i respirini.

Quando, ultimamente molto spesso, ci ritroviamo a dormire in quattro nella stessa stanza, ad un certo punto, come per magia, nel silenzio della notte, ti accorgi che c’è qualcosa, un suono, all’inizio quasi indistinguibile che poi, man mano che ci presti attenzione, diventa evidente, primario e protagonista: ecco i respirini!

Uno è un po’ più deciso ed imponente ma pur sempre respirino, piccolo… e l’altro è davvero minuscolo, un respirino miniaturizzato.

E’ aria che entra ed esce a livello ritmico da polmoncini, passando da naricine, tracheine, perfetti nella loro funzione.
Sono concreti, sembrano oggetti, potresti tagliarli a fette, i respirini.

Segnano una presenza ormai imprescindibile, qualcosa di unico e immenso, nella sua piccolezza. Sono espressione di convivenza e accettazione, di sacrificio e di gioia, sono il riposo che racconta di giochi diurni, di primo sole, camminate, altalene e scivoli, risate.

Sono la marcatura di una vicinanza fisica e di un piacere stravolgente che mai potrebbe essere rappresentato in altro modo.

Non sono la metafora della vita, sono il suo stesso veicolo, il soffio vitale in una manciata di secondi che si ripete, il segno cieco che mi dice che anche se non li vedo, loro ci sono.

E che io sono lì con loro.