3

Doveva essere un falò… 2.0

Il primo mese del bisesto è stato travagliato.

In tutto questo travaglio, però… dopo 4 anni di assenza… TADAAAAAA (come dice WALL-E) io e il Pata siamo riusciti ad andare al Falò di S.Antonio!

Vi ricordate l’anno scorso cosa successe?

Vi ricordate che il falò si tramutò in una tragicomica serata?

Continua a leggere

Annunci
5

Il falò di Sant’Antonio

La zona in cui vivo è ricca di contraddizioni.

E’ alle porte della città ma a meno di un km da casa mia ci sono 3 cascine. E’ quel tipo di area suburbana milanese immersa nel Parco Sud che, adattandosi furbamente al costume cittadino, non ha però mai rinunciato alle tradizioni contadine. Anzi, queste vengono volontariamente perpetrate, lasciando intatte alcune abitudini e permettendo a chi ci vive, di godere della possibilità di acquistare il latte fresco munto dalle mucche di cui senti l’odore quando esci la mattina, i formaggi, le uova fresche delle galline che attraversano la strada quando vai a farti un giro “di là, dai campi”.

Oggi, chi ha la fortuna di vivere in una zona come la mia, dalle 21 in poi, se apre la finestra, sente un piacevole odore di legna bruciata. E’ perché nei campi, nei prati aperti, si fa il falò di Sant’Antonio. Meno conosciuto del suo collega da Padova, Sant’Antonio Abate era un eremita, vissuto intorno al 250 d.C. in medio oriente. Morì ultracentenario e fu consigliere di importanti personaggi storici, come Costantino.

Sant’Antonio Abate è protettore dei maiali e viene ricordato in tutte le comunità contadine il 17 gennaio con l’accensione di un enorme falò!

“Per millenni e ancora oggi, si usa nei paesi accendere il giorno 17 gennaio, i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di s. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le ceneri poi raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa e con apposita campana fatta con listelli di legni per asciugare i panni umidi”. (www.santiebeati.it).

In genere, il 17 gennaio, il Pata viene preso dal sacro fuoco del falò di Sant’Antonio. Uno dei suoi più grandi rimpianti dell’esser diventato padre, è che dal 17 gennaio del 2006 (9 giorni dopo la nascita di Psycho), non riesce più a partecipare al falò. Il primo anno (2006) il bambino era troppo piccolo. Il secondo anno (2007) era ammalato. Il terzo anno (2008) io ero di 9 mesi e non ne volevo sapere di danzare intorno al fuoco ubriaca di vin brulé (come in genere facevo quando eravamo ragazzi, al falò organizzato al Bosco In Città). Il quarto anno (2009) Ova era ammalata. Psycho pure. Il quinto (2010) eravamo andati al mare per la bronchite asmatica dei nani.

Stasera, il Pata è tornato a casa sul piede di guerra. Stachissimo, con l’occhio a mezz’asta, mangia stranamente la carbonara che avevo preparato così com’è, senza buttarci sopra il sugo freddo e poi esordisce:

“Andiamo al falò di Sant’Antonio. Fuori c’è -3° e la nebbia ma se ci si copre bene si riesce a non morire. Andiamo a quello del prato davanti alla Coop. I bambini sono stanchi ma sani, andiamo, dai! E domani andiamo a quello al Bosco”.

Così, lapidario. Con un tono che per sua natura non accetta contraddizioni.

Mi giro. Psycho agonizza sul pavimento, supino, con degli oggetti non meglio identificati in mano. Sembra una blatta morente. Ova canta “Il cuoco pasticcione” con l’occhio chiuso, sbidoneggiando in giro per casa, nel tentativo di farsi molto male.

Io, che sono reduce dal primo giorno di inserimento di Ova alla materna (ebbene sì), seguito dalla corsa in ambulatorio in quartiere, seguito (saltando il pranzo) dalla corsa al S.Paolo, seguito dall’andare a riprendere Ova dai nonni, seguito dal tornare a casa e dal recuperare Psycho dagli altri nonni, seguito dal lavare i piatti che stamattina non ero riuscita a lavare, seguito dal preparare la cena, seguito dal rispondere alle mail ecc ecc, l’ho guardato con aria per la prima volta in vita mia, decisa: “Ci vai tu. Con Psycho. La femmina me la lasci, così se ne ammala solo uno”.

E così ha fatto. Lui e l’altro, i due maschi, sono andati.

Ecco il racconto del ritorno: “Io e Psycho ci siamo divertiti un mondo. Psycho ha, nell’ordine: visto il fumo dell’enorme catasta appena accesa e ha detto che c’era un “mostrho di fumo” che ci avrebbe ucciso. Poi il fuoco è divampato e ci siamo dovuti allontanare più di 30 metri perché era enorme e ci bruciava la faccia e Psycho ha notato che se ci fossimo avvicinati il “voijittice di fuoco” ci avrebbe risucchiato. Poi ha visto una bambina con un panino con la salamella e lo voleva anche lui. Poi è voluto salire sull’Apecar con un amichetto e io mi sono fatto un bicchiere di vin brulé”.

Gioie della campagna intorno a Milano.

Da voi si festeggia S.Antonio Abate?

Domani, la giovine coppia Codi/Pata andrà anche a quello del Bosco in Città, alla Cascina San Romano, lasciando i nani (di cui uno avrà la febbre a 40) ai nonni. E si balla ubriachi di vin brulé intorno al fuoco. Chi viene con noi?

Se siete troppo distanti dalla via Novara, trovate qui una lista dei falò nel milanese.