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Paesi, cingalesi e tenerezze varie

Paesanità 1 – SERVER DI PAESE

Devo rassegnarmi al fatto che mi viene l’ispirazione di scrittura una volta al mese. Ormai anche meno.

Da quando mi sono provincializzata, ho vita sociale più fervida e piacevole. Di conseguenza la grafomania cala…

Qui alla cascina Le Favaglie (in San Rocco), è molto facile sapere i cavoli di tutto il circondario.

Abitando a piano terra, nei pomeriggi in cui non lavoro, l’adescamento dei compagni di condominio che passano ignari davanti alla tua porta di murena di campagna, è un gioco da ragazzi, per me che sono svelta.

Tirarseli in casa con la scusa di fare due chiacchiere e risputarli fuori dopo circa 3 ore con la pancia piena di té verde misto a creme ayurvediche e biscotti, è una soddisfazione.

Dopo queste merendine, quando escono, la mia erudizione sui fatti altrui è cresciuta a dismisura… Così come la voglia di condividere tale elevata conoscenza con altri.

Il mio amico Raiden dice che per godere appieno della vita di paese con pettegolezzi annessi, è fondamentale individuare quello che lui chiama il “server” del paese. In genere è una donna. In genere ha anche figli. Da lui ce n’è uno solo di server, è Cenza. A Cornaredo ce ne sarà uno per ogni frazione, quindi sicuro uno per CornaredoCornaredo e uno per CornaredoSanPietroAll’Olmo.

(cit. a memoria Raiden)

Cenza ti abborda con fare accogliente di madre benevola mettendoti nelle condizioni di confidarti, raccontare le tue cose. E lei, nel frattempo, registra sul disco rigido con gran lavorìo mentale. Poi, va al bar. Alle 10. E lì ci sono tutte le mamme, quelle che non lavorano fuori casa. Alle 10, puntuali. Perché arrivare alle 10.10 vorrebbe dire che quelle arrivate puntuali, stanno già parlando di te.

Le comari la vedono: “Ciao Cenza! Vieni, vieni a berti un caffé con noi!” la invitano melliflue. E lei, altrettanto soave: “Ma no, ma no, sono di fretta non posso…”.

Insomma, Raiden racconta che dopo la pantomima del “non posso, ho fretta”, probabilmente messa in scena per rendere più succulento il piatto mangiato quando s’ha veramente fame, Cenza è lì a fare il backup sugli Hard Disk esterni di tutte le informazioni raccolte.

Non vedo l’ora di identificare la Cenza di S.Pietro all’Olmo, la nostra frazione…

Dio quanto amo la vita di paese!

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Caput! (Pioggia di vomito)

TRASLOCO? CAPUT!
Compiamo un mese in casa nuova e scopro che dei fantomatici 60 gg necessari per portare a termine un trasloco (cit. detto popolare), a noi ne serviranno almeno il doppio. Ma sono certa che abbiamo una giustificazione: innanzitutto l’abbiamo fatto quasi tutto da soli. E inoltre, ogni due lavoranti, ci sono due nullafacenti (disturbatori). Di cui una ovale piccola e uno piccolo psichedelico. Che hanno per genitori uno rimbambito grosso e una psichedelipatica.
Il tizio che dice di essere mio marito, descriverebbe la nostra famiglia così ad un assistente sociale che ci volesse togliere la patria potestà dei figli. Soprassedendo sul rimbambito grosso.
Il suo leit motiv di questo periodo è, infatti, una lunga, annoiante e continuativa lamentela su quanto i nostri figli combinino guai e su quanto io sia permissiva e “rilassata” a riguardo, su quanto sia dannosa Ova, su quanto sia distratto Psycho bla bla bla bla che dopo 10 minuti mi distraggo e non ascolto più.
Vaglielo a dire che in tutte le famiglie è così. No, lui dice che noi abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa. Io, probabilmente, ho sbagliato qualcosa.
Ad ogni modo, la casa vecchia è ad oggi sgombra. E quella nuova ha scatoloni fino al soffitto.

CORNAREDO: PAESE CHE VAI, GENTE CHE TROVI
Cornaredo è deliziosa, un bel paesone. Gli abitanti di Cornaredo abitano in insediamenti umani prettamente orizzontali: cascine, villette, piccoli condomini. Infatti hanno lo sguardo orizzontale. Quando li incroci, ti guardano in faccia (se sei più o meno alla loro altezza), contrariamente ai milanesi, che guardano solo l’iPhone mentre camminano. O mandano SMS. O mail, col Blackberry. E comunque, guardano i piedi e non le facce.

Le donne di Cornaredo…  vediamo… ce ne sono alcune molto acchittate, a volte si ha la sensazione di essere in una balera. Ma per lo più (anche quelle acchittate) sono tutte donne amichevoli che mi hanno fatto sentire accolta!

FAUNA
La cascina Le Favaglie di San Rocco, dove abbiamo casa, è un posto meraviglioso. Non tornerei indietro per nulla al mondo. Oltre a noi vivono qui un sacco di altri animali: mantidi (tantissime), cimici, ragni grossi (uno stamane era sul braccio di Tito e quando l’ho “scossato” con la racchetta, c’era odore di barbecue), ragni gambalunga, ragnetti, pidocchietti verdi, gatti di vicini che vengono a dormire da noi e molti, molti, molti bambini.

VITA DI PAESE
Sono andata anche al mercato (accompagnata da una mamma-compagna-di-Anita). Il mercato di San Pietro all’Olmo (frazione di Cornaredo a cui sono adiacente) è un mercato adatto a persone che hanno lo sguardo orizzontale: ampio, semivuoto, godibilissimo. Le bancarelle sono uguali a Settimo, solo che non ci sono code dal pescivendolo e non ci si sgomita.

I NEGOZI DI CORNAREDO
A Cornaredo la crisi non esiste, secondo me. I negozi sono quelli che ovunque, fallirebbero. C’è il ciabattino (che fa anche le scarpe artigianali), il pellittaio (che fa anche le borse artigianali), c’è la cartolaia, una cartolaia vera, simpatica, una che ci pensa lei a spiegarti come li vogliono ricoperti i libri a scuola perché lei è la cartolaia di quella scuola lì. C’è il fiorista/bombonierista/articolodareglista.
C’è il bar del calabrese, in fondo alla mia via. Mi ha già raccomandata a quelli delle zanzariere, amici suoi, che mi hanno fatto lo sconto. C’è l’edicola del fratello del calabrese, attaccata al bar del calabrese. Negli scontrini del bar del calabrese, ci sono i numeri del lotto. Così vai a giocarli dal fratello. Almeno, io l’ho fatto una volta. Il caffè del calabrese  è buonissimo. Io che lo bevo amaro, ne so di caffè buoni o meno. Quello è il classico caffè che anche se lo bevi amaro, non ti dà il dolore al cuore ma ti piace. Lo fa sua sorella, in Calabria. Il calabrese è aperto 27 ore al giorno. E, nonostante sia uno stakanovista, quando mi incontra ha sempre un bel sorriso e si vede che gli fa piacere che entro nel suo bar e non in quello vicino che è bello, elegante “Ma nun ci va tutta laggente simphathicha che viene dha mhe!” In poche parole, sono stata adottata da una famiglia di calabresi.

GLI ZOMBIES
Abbiamo scoperto, vivendoci, che la cascina è abitata! E non da Zombies, come si supponeva ad agosto, ma da persone vive!  L’altro pomeriggio suonano al campanello. Apro e trovo due biondini che sembrano fabbricati all’Ikea con lo stampino degli svedesi, due bimbotti supertrendy di circa 9/10 anni che mi chiedono “Tito c’è?”. Psycho, alto la metà dei due biondi sbuca da dietro di me e dice: “Ah, ciao! Sì vengo“. Ha infilato le scarpe, veloce come non mai, ed è sparito per 1 ora e mezza. E Ova ha potuto disegnare tranquilla come Pinga quando non è stimolata dal fratello combina guai. Un idillio. Ova disegna, io cucino. Il Mulino Bianco. Nessuna lite, nessun litro di sangue versato. Al ritorno, Psycho è sudato, sporchissimo, stanco da morire e delirante “Ma lo fai che c’è un paffaggio fegreto fegretiffimo che collega i box alle cantine alle scale della cafa di Mattia e di quell’altro con la maglietta bianca… pieno di mofrti…” Dalla cascina, io, pretendevo questo: l’eliminazione di almeno uno dei due.

NOSTALGIA DELLA CASA-TOMBA
I nani ogni tanto mi dicono: “Quando torniamo a casa? Questa fa schifo” aaarrrrggghhh

FONO INNAMORATA
Ova (che comincia a ribellarsi anche al nomignolo “Ova”) ha iniziato una nuova scuola e oggi ha annunciato che ha due nuove amiche: Greta e un’altra che non ricordo. Dice che le ama e che se le vuole sposare.

FONO INNAMORATO
Psycho ha spiegato alla sorella che lei, che è femmina, si deve innamorare di un maschio perché poi ci deve fare dei figli. Lui per esempio, ama Claudia. Mentre Piergiorgio ama Eleonora. Anche Filippo ama Eleonora. Anche Joseph e Abdel amano Eleonora. Lui invece ama Claudia perché “Claudia è strana. E poi è bionda e ha gli occhi storti”. Il ragazzo ha le idee chiare.

PIOGGIA DI VOMITO
Abbiamo dei soppalchi meravigliosi. Sono cucce, case sull’albero, culle accoglienti! Un’idea estremamente originale di inaugurare questi soppalchi, l’ha avuta Psycho che, grazie ad un colpo di tosse sopraggiunta al momento sbagliato, ha pensato di vomitare dal soppalco.
Avete presente una pioggia di vomito? Muri, cassettiera, porta foto in cartone, pavimento, gradini della scaletta, travi portanti, specchio, porta documenti. Tutto. tutto annaffiato. Il presunto marito invece di dire: “Bravo Psycho che non hai vomitato sul letto”, piange miseria sfiga e comincia a sostenere che ‘ste cose capitino solo a noi. Continua per circa un’ora e mezza. E io dormo.

LAGO DI STERCO
Psycho e Ova sono stati portati al circo. Psycho, dopo aver mangiato uno zucchero filato tanto grosso che non era di questo mondo, un minuto prima che iniziasse lo spettacolo, va al servizio esterno a lavarsi le mani e finisce, grazie ad un ingiustificabile scatto felino, in una pozza di liquame di bestia. Pantaloni, gambe, calze, scarpe, dentro le scarpe, mutande, maglietta, canottiera… tutto. Tutto inzuppato. Tutto.
Quello lì che dice di essere mio marito mi chiama, fuori di sé e io (sono fiera di questo) prendo la situazione in mano con piglio pragmatico. Faccio rientrare Psy al circo, lo spoglio del liquame, butto a terra gli abiti e gli metto su la felpa che avevo in borsa mentre il Pata va a casa a prendere il cambio (intanto inizia lo spettacolo, una puzza che non vi dico). Mentre faccio queste operazioni, il nano psichedelico, mette un piede in fallo e mi sparisce da davanti. Praticamente vola giù con una gamba nei vuoti dei gradoni degli spalti del circo scorticandosi l’interno di un ginocchio e di un pezzo di coscia. Sangue, misto a liquame. ‘nu babà.
Il presunto marito che fa? Mi guarda e mi dice: “Adesso dimmi in quale famiglia è successo tutto questo, in fila. Dai, dimmelo” e poi piagnucola “Solo a noi, capitano solo a noi…”. ‘palle.
Mentre dice così, dal palco richiedono la collaborazione di tre bambini per lo spettacolo dei leoni marini. Psycho-merda, si alza, si mette a correre, uccide due o tre coetanei a gomitate e si aggiudica il palco. Poco dopo ci restituiscono un figlio che è stato leccato in faccia e baciato in bocca da un leone marino. Gli sarà piaciuto l’aroma di sterco del bambino.
Poi mi preoccupo che gli piace “Claudia che è strana”…

Alla prossima!

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Il ritorno e il trasloco nella cascina fantasma

Sto sgocciolando i secondi per scrivere questo post. Ci siamo lasciati con Dr House, riprendiamo con un miglioramento paterno, la sua dimissione, una diagnosi che… bah… che sarà (dicono una nefrite cronica…) e i lavori per il trasloco di casa che iniziano.

Ebbene sì, ci si trasferisce e ci si allontana di ben 3 Km da Milano!

Da Settimo andiamo nella ridente cittadina di Cornaredo.

Abbiamo trovato tempo fa una cascina in ristrutturazione davvero bella e abbiamo deciso di prenderne un pezzettino.

Forse l’ho già detto ma me lo continuo a raccontare: le coppie in genere si incontrano, si innamorano, progettano il matrimonio, comprano casa, si sposano programmando il matrimonio un anno prima/due anni prima, fanno figli…

Noi che siamo furbi come bradipi durante il pisolino pomeridiano, invece, prima abbiamo deciso di fare un figlio, poi siamo andati a vivere insieme, ci siamo sposati senza organizzare una cippa, prima in chiesa in segreto e poi facendo una grigliata al Bosco in Città e facendoci sposare dai due clown/animatrici del Bosco mie ex colleghe con una grande festa (invitando la gente via mail)… e ora facciamo finta di aver messo la testa a posto andando a vivere in una casa di nostra proprietà dopo 4 anni e mezzo della nascita della nostra seconda Ova.

Quando penso di eliminare Pata dalla mia vita matrimoniale tornando a essere una felice single, penso che tutto ‘sto disordine nell’ordine di gestione della nostra coppia ne sia la colpa…

Ma torniamo a noi. La casa è stupenda. Non grandissima ma con un grande giardino tutto nostro dove, da resilienti, pianteremo ortaggi e non fiori. Qui sotto una diapositiva della bonifica:

Ha i soffitti alti quindi sia noi che i bambini avremo delle “case sugli alberi” per dormire. Praticamente ci stiamo facendo soppalcare le stanze da due artigiani molto bravi a cui faccio spudorata pubblicità: www.spazio2.net.

Pensate, nel contesto ci sono 4 ali della cascina enormi (di cui una in ristrutturazione), affacciate su un’aia gigantesca che sarebbe la gioia di ogni bambino esistente in questo mondo, per un totale di circa 30 famiglie e più che già vivono lì.

La cosa inquietante, però, è che ogni volta che io e quel pezzo d’uomo rosso che sostiene di essere mio marito andiamo a lavorare all’appartamento, c’è un silenzio assoluto e non vediamo nessuno.

Nessuno che entra ed esce, nessun bambino che gioca nell’aia. Sembra di essere in un varco dimensionale separato.

Qualche uccellino…

Il vento…

Il fruscio degli alberi…

E basta.

Il Pata sostiene che l’ultima volta che è stato lì ha sentito il rumore di alcune posate (erano le 13.15). Ma nessuna voce.

Le ipotesi possono essere varie.

E’ una cascina di zombies e  di notte tutti si animano e cercano di uccidere le nuove famiglie che vanno a vivere lì, ci riescono quindi a breve diventeremo zombies anche noi.

Un’altra possibilità è che essendo la vecchia cascina dove si facevano anticamente le feste del paese, i falò, sede del forno comune, al tramonto, scatta il varco spazio-tamporale e l’aia si riempie di donne in grembiule e bambini festanti.

Ma io temo, però che la realtà sia diversa: abitanti noiosissimi e silenziosi… che si tengono i bambini a casa…

Mi dite che non è così vero? Mi dite che, lasciandomi alle spalle la lotta per la serenità di una vita accanto a Er Brunen (ormai raggiunta), non dovrò ricominciare da capo lottare contro chi non vorrà che i miei figli corrano felici in un’aia gigantesca da una parte all’altra urlando di gioia?