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Ghost Whisperer ovvero il bambino che sussurrava ai fantasmi

Il maschio è da un po’ che sostiene che casa nostra ha altri abitanti oltre noi. In particolare mi indica la porta del bagno dove è solito passare “il signore con la giacca” e poi riferisce che c’è anche “la signora con i capelli spettinati, che però non c’è sempre; tipo, adesso non c’è”.

Ora, a parte il fatto che me la sono fatta sotto e che i numerosi peli delle braccia si sono messi sull’attenti, ho cominciato a raccontarlo in giro per sdrammatizzare e ogni tanto mi viene da pensare che se davvero viviamo in una comune con dei perfetti sconosciuti che non sporcano il bagno né consumano elettricità, la vita da separata non è poi così solitaria né economicamente impegnativa.

La persona a me vicina ma geograficamente lontana, quella stessa che mi aveva segnalato la questione del gioco del rispetto, quando gli ho raccontato di questa cosa, mi ha segnalato una pagina in cui si riportano le 10 cose più inquietanti che abbiano mai detto i bambini assurgendo a mio sitografo preferito… devo dire che leggendola, mi ha un minimo rasserenato e il “Ti ricordi quando siamo morte, mamma?” una volta l’aveva detto anche Ova Soda, prima di addormentarsi, facendomi ammazzare dal ridere.

Psycho però, che non si arrende, sostiene che si accorge della presenza di queste persone grazie anche alle sue “papille odorose… papille olfattose… insomma, quelle cellule che ti fanno sentire gli odori” ma quando gli chiedo che odore senta (me idiota! Che cavolo chiedo? Come se questa cosa possa in qualche modo tranquillizzarmi), lui non risponde e cambia argomento.

Il mantra del caso è:

“Sono una psicologa. Ragioniamo sull’evidenza scientifica per la miseria!”

“Ha delle proiezioni mentali che è convinto di vedere”

“Concretizza le paure. Il bambino concretizza le paure”

Peccato che lui non sembri minimamente impaurito.

Attendo rassicurazioni dai lettori.

Ah, non credo ai fantasmi ma nelle case vecchie come questa, si sa che ogni tanto, qualche spirito incastrato tra le mura…

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Petizione e compromesso: delitto e castigo

Oggi, il compromesso.

Quale sia il significato dell’acquisto di una casa, per una famiglia, se ne può parlare per anni. Nel nostro caso non c’è stato il classico iter: fidanzamento, acquisto casa, arredo della stessa, matrimonio, figli.

No.

Nel nostro caso c’è stato che ci siamo conosciuti al Bosco in Città mentre lui curava il verde, da obiettore di coscienza e io facevo l’animatrice ecologica con i bambini. E lui ha pensato: “Che bel culo!” mentre io pensavo: “Con questo pel di carota i figli mi verranno bene” e in una notte di temporale, durante una delle mille feste notturne, ci siamo baciati. Due ragazzetti superficiali, a dirla tutta. Un giorno, riceveremo il giusto castigo.

Avere il cervello scollegato in più parti che spesso non comunicano fra di loro rende la vita davvero complicata. E io sono così.

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L’elettricista sveglio e i fiammiferi di Will Young

“Pronto signor elettricista?

Buongiorno, mi ha dato il suo numero mio suocero.

Senta, ho bisogno di lei ur-gen-te-men-te perché da quando sono tornata dalle vacanze il mio forno non funziona più. Semplicemente non si accende. Anche la lavastoviglie non si accende più e il piezo elettrico della cucina mi ha abbandonato in contemporanea.

Sono disperata.

E’ tutto un lavare piatti ed accendere fiammiferi… tra l’altro ho i fiammiferi di Will Young! Come non lo conosce?

No, signor elettricista, quello è Will Smith… Will Young è quello che cantava Camon beibe lait mai fair, camon beibe laaaait mai fair, un po’ di anni fa al Festivalbar… non se lo ricorda? Vabbé… è che quei fiammiferi sono difettosi e rischio di incendiare tutt… eh? No, no, non faccio la fiammiferaia, magari! Io lavoravo per la sua casa discografica e per fare promozione avevamo fatto la scatola di fiammiferi… vabbé lasciamo perdere… magari gliene do una, ne ho tipo 15.752 pezzi in casa tra quelli che sono avanzati… cosa dice?

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E’ finita l’era del caos, inizia quella teutone

Clac clac clac… a ogni giro, un’ovazione degli gnomi esagitati. Non sentivo il suono della chiave di casa mia da due mesi!

Oggi c’è stato il rientro, atteso e famigerato rientro.

E gli elementi della scena che mi si è parata davanti, quando ho abituato gli occhi al buio di casa mia, sono i seguenti:

– Pianoforte ricoperto di mutande di tutti i tipi e dimensioni (per fortuna pulite)

– Una maschera di fantasma (è di Psycho, di chi se no?) sulla lampada etnica

– Un triciclo e una bicicletta intrecciati

– Vari giochi sul tappeto

– Un ventilatore ingombrante in mezzo alla sala (non c’è più posto lungo le pareti)

– Sul piano svuotatasche: circa 15 buste, un sacchetto con dentro pile e lampadine che è lì da circa un anno, un delfino di plastica.

– Sullo gnomo della Kartell, un sacchetto. Lo apro, ci sono dei vestiti di Ova… da regalare? Da lavare? Da smacchiare? Mah.

– Sulla mia scrivania: pile di libri, appunti, dispense, fotocopie, in bilico… residui dell’Esame di Stato da psicologa la cui ultima tranche è il 15 settembre (e fino ad allora, non si butta niente per scaramanzia).

Soffoco un gemito mentre Ova pensa che per segnare il territorio sia opportuno pisciare sul tappeto che dà sul balcone. La ignoro, lei e la sua pipì. Vado in cucina. La luce della cucina è, come quando sono partita, fulminata. Quindi entro a tentoni, inciampo in sedie che non sono al loro posto e quando faccio luce, trovo:

– Una montagna di piatti lavati ancora da archiviare nei rispettivi scolapiatti

– Sul microonde, nell’ordine: 1) disegni neri (i vortici di Psycho) 2) Contenitori di plastica vuoti in bilico (almeno quattro) 3) Il portafrutta (ma che ci fa lì?) 4) Tre pennarelli e un mozzicone di pastello a cera sotto 2 cd, uno dei Nine Inch Nails e l’altro dello Zecchino D’Oro.

– Un formicaio nell’angolino in fondo con tre ragni morti intorno

– Una bottiglia di vino aperta con dentro un dito di vino

Mi rifiuto di crederci e non oso aprire il frigo. Vado nella stanza dei nanetti.

– Entrambi i letti disfatti

– Il bidone dei giochi rovesciato

– Ragnatele varie

In bagno, lenzuola, tantissime, stese.

Taccio e deglutisco. Mentre il Patato porta su i bagagli, matura in me un nervoso condito da impotenza perché sono nuovamente di fronte al caos di casa mia, il mio disordine genetico che solo a tratti mi lascia respiro. E mentre metto a posto, matura in me un progetto: la guerra al caos.

Ebbene sì, lo dichiaro prima a me stessa per fomentarmi: da oggi sono la nuova guerriera contro il disordine.

Aspetto che i piccoli vadano a trovare la zia per parlarne al Patato che, di suo, è un elemento tanto caoticizzante  quanto convinto della praticità del disordine e con una mancanza cronica di senso estetico.

Lo trovo seduto sul water, con lo sguardo perso nel vuoto dell’oblò della lavatrice, alienato, mentre fa pipì. Con la porta aperta.

“Senti Pata, ti devo parlare. Ho deciso che l’era del caos è finita. Questa casa mi fa vomitare, dobbiamo fare qualcosa. E’ ora che questa casa inizi a somigliare ad una casa vera, di quelle dove si può, tipo, camminare!… Basta, inizia la guerra al caos! Entro un mese questa casa deve diventare vivibile, non se ne può più”.

Lui alza lo sguardo, placido. Annuisce pacato e risponde, parlando lentamente, come se stesse cercando di capire, come se avesse la sensazione che nella sua vita stiano succedendo cose strane, al limite del paranormale: “Codi, sì.” Pausa. Sguardo concentrato: “E ti dirò di più. Coerentemente con questa tua presa di decisione…” pausa. Sguardo all’oblò della lavatrice. “… sappi che ho deciso di imparare il tedesco. Inizio giovedì prossimo”.

Io colgo subito il nesso. Il tanto auspicato nazismo casalingo, quello di er Brunen (altro personaggio, mia suocera) che non siamo mai riusciti ad applicare (in realtà non ci abbiamo neanche provato). Gli rispondo prontamente: “Yaaaa! E qvand’ avresti maturhat qvesta decizionen ya?”

Mi risponde: “Quattro giorni fa ho chiamato Carlino (NdA: suo ex collega che parla bene il tedesco) e gli ho chiesto se ci possiamo vedere un paio d’ore la settimana affinché mi insegni le basi della lingua, ya!” (stava entrando anche lui nel personaggio).

Inizio subito a sentirmi meglio. Patato si alza dal cesso e corre in cucina, sembriamo due pazzi, buttiamo il dito vino, mettiamo la pasta in tavola con la birra, lui declama: “No buono pasta pomodorh! Da domani, Kartofen! ya! Basta biscottini piccoli pampini, wurstel, anche a colazione, ya!”

Io ho iniziato ad allenarmi a dire: “Schlaf! Schlafen!” che rispetto al nostro “Dormi!” ha un suono che non ammette repliche.

Tornati i bambini li abbiamo messi immediatamente a riordinare i giochi, con il metodo del terrore basta più basta un poco di zucchero e la pillola va giù, abbasso Mary Poppins, tutte cosucce mielose da inglesi, quelle! Noi siamo teteschi di Cermania e da oggi i ricordi dell’impero teutone elimineranno il caos in una casa di Settimo Milanese!

Vediamo quanto dura.

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Presentazioni, habitat e quello che mi viene per iniziare

In questo blog leggerete di molti personaggi. Vi presenterò in questo post il kit-base, cioè, quelli che vivono sotto il mio stesso tetto, abitualmente indicati come “coinquilini“.

1) LaLaiza, detta Codi (Codina: mi acconcio in maniere infantili) cioè io: sono una donna di una certa età in continua evoluzione.

Fino a due anni fa, prima che nascesse la mia seconda figlia, ho lavorato da ufficio stampa discografico, e attualmente da un lato continuo a lavorare nel campo musicale, dall’altro sono scribacchina per varie pubblicazioni e studentessa di psicodramma, un metodo psicoterapeutico, un metodo attivo che utilizza tecniche teatrali. E del teatro amo tutto, tranne andarci. Perché quello che succede dietro le quinte è ben più esaltante di quello che vede il pubblico (da qui la mia grande passione per i giochi di ruolo e il teatro interattivo)

In cosa sono laureata? Psicologia. Molti si chiederanno cosa ci faccia una psicologa alle prese con cantanti, dischi e articoli. E questi molti avrebbero pienamente ragione perché per fare quel che faccio, la laurea in psicologia è tendenzialmente inutile. Sarebbe d’uopo piuttosto essere laureati in pedagogia, visto che l’età mentale delle persone con cui mi ritrovo ad avere a che fare quotidianamente.

Sono mamma di due gnomi, entrambi coinquilini.

2) Psycho, il figlio grande, o il grande figlio, 4 anni e mezzo. Psycho è un elemento esagitato e tendenzialmente psichedelico, irrequieto, intelligente ma umorale, dal fisico atletico ed instancabile, dalla fervida fantasia e dall’innata tendenza a combattere con tutte le sue forze il sonno. Psycho si spegne quando ha fame (fino ad addormentarsi) e gli viene fame quando invece ha sonno. Diciamo che alla nascita non è stato dotato della basilare quanto comune capacità di cogliere i segnali che il suo corpo gli invia. Per il resto è un bambino adorabile e molto divertente.

3) Ova Soda, la figlia piccola, 2 anni e mezzo, chiamata anche Memole da Vale, la mia amica chiavarese o Piedi di porco, dato lo spessore dello strato lipidico dei suoi alluci. Ova è una bambina bellissima, inspiegabilmente bionda con gli occhi azzurri, una principessina delle fiabe. Da sempre basta a se stessa, da sempre dorme soda come un uovo quando ha sonno, mangia come un maiale quando ha fame, frigna solo se viene disturbata o a seguito delle sue numerose e rovinose cadute. La sua bandiera politica è l’anarchia: dà ragione a tutti tanto lei disobbedisce comunque e, ordinatamente, fa solo quello che le pare. Da poco ha scoperto che Psycho non è un androide ma se prova a pestarlo lui accusa e da allora… mazzate!

4) Il Patato (o terzo figlio) è l’uomo che ho sposato. Ingegnere nucleare posapiano dalle manie ecologiche, finché non ha trovato il lavoro che diceva lui, non ha combinato nulla se non trasferirsi a casa mia e mettere radici, così profonde e diffuse che se avessi dovuto sradicarlo (e ci ho provato, credeteci!) la casa sarebbe rimasta divelta.

Oggi però è un asso e io vivo a casa sua, anche se di mio le radici non so metterle.

E nessuno più di lui si intende di pannelli solari, fotovoltaico, termocamini, caldaie a legna e pallets, riscaldamento a pavimento. E quanto li ama! Ne parla con così tanto amore e a lungo che ormai me ne intendo anche io. Scrivetemi se volete una consulenza per il vostro campo fotovoltaico.

5) Settimo Milanese è l’habitat della famiglia. Anche se nella nostra fantasia vediamo un futuro al mare, al lago, sui monti, nei paesi nordici e ci diciamo sempre, l’anno prossimo ce ne andiamo, com’è come non è, siamo sempre lì. Ma il mio sogno, il mio habitat naturale, è e rimarrà a vita Cesano Boscone, meglio conosciuta come Cesano Beach, tra Corsico e TrezzAngeles (Trezzano Sul Naviglio) dove sono nata, a 10 minuti da Settimo. E lì, sì che è un’altra storia…

Ecco, presentazioni fatte e da oggi si inizia.