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Essere o non essere, questo è il frumento!

Lo conoscete vero? Intendo lo conoscete quel gioco della carta che illustra un oggetto che va messa in fronte e tu devi chiedere agli altri le caratteristiche che hai e attraverso le loro risposte, arrivi a dire quello che sei? Lo conoscete?

I seguenti stralci di dialogo, sono tratti dai miei appunti dell’altra sera.

Ova (forchetta): “Servivo a qualcosa?”

Psycho: “Sì, servivi ad apparecchiare”

Ova: “Quando?”

-_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-

Ova (latte): “Servivo a bevèrlo la mattina?”

Psycho: “Chi?”

Ova: “Io! Servivo a bevèrlo?”

Psycho: “Cosa bevi?”

O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O    O_O

Ova (pollo arrosto): “Sono un animale?” 

Psycho: “Così così”

^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^    ^_^

Ova: “Sono un oggetto?”

Psycho: “Sì”

Ova: “Servivo a rompere qualcosa?”

Psycho: “Servi a fare i buchi”

Ova: “Sono un martello piumatico?”

-_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-    -_-

Ova: “Sono un oggetto?”

Psycho: “Sì”

Ova: “Sono un frumento?”

Psycho: “Non gioco più”

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Compleanni TitOvi

Oggi è il compleanno della femminuccia di casa.

Un pezzo di Ova Soda in giro per casa da 3 anni. 3 anni di piedi puzzolenti di porco poi diventati principeschi, 3 anni di coccole, di calore, 3 anni di intesa femminile, 3 anni di bagni schiuma, di giochini, di dolcezza. 3 anni di notti che ogni tanto “mamma voglio venire nel lettoneeeeee”. 3 anni di sguardi ammirati al fratello grande anche se lei, ad oggi, è più abile di lui nella gestione personale. 3 anni di lotta per ritagliarsi un proprio spazio e qualche volta, 3 anni di resa di fronte al più forte. 3 anni di capelli biondi e guance colorate di rosa, 3 anni di sorrisetti, di furbizia, di nanne, di respirini.

E’ tutto questo la mia bambina? Sì, questo e molto altro, altre cose fisiche, questioni corporee, di odori, sapori e tatto… cose che non si possono spiegare, perché dalle parole non verrebbero altro che dissacrate.

Solo mi chiedo: perché non ho dedicato a Psycho un post per il suo 5° compleanno avvenuto solo due settimane e mezzo fa?

Mi rispondo anche: innanzitutto sapevo che si sarebbe appropriato del compleanno di Ova (infatti stasera è festa per entrambi, regali ad entrambi, torta ad entrambi) e poi perché è da un po’ che mi sento così.

Il mondo è femmina, per me, ultimamente.

Auguri amore della mia vita!

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Tragedy (Doveva essere un falò invece era un divano)

Ecco come è andata ieri sera.

h. 18.30 DRIIIIIN

“Codi? Allora, usciamo alle otto e un quarto quindi arrivo a cena presto così poi andiamo, sono già d’accordo con i miei, lasciamo i bambini e andiamo al falò!”

Ore 19.20: Cena pronta, bambini stanno mangiando, il Pata citofona, si distraggono, scendono da tavola, vanno incontro al papà “Bambini finite di mangiare!” niente da fare. A fatica, li risiedo.

Ore 19.30: Campanello della porta. Robertino (mio suocero) con aria severa entra in casa. Robertino non è capace di parlare normalmente. Lui quando dice qualcosa, deve sgridare. E’ il suo modo, gli vogliamo bene così.

“Annalisa allora, qui nella planimetria dell’appartamento ho studiato un po’ di soluzioni. Visto che domani hai l’appuntamento con l’architetto, penso che sia opportuno che invece di andare al falò, veniate di là da noi a parlarne. Lo dico per voi, sono i vostri interessi. E’ ora di crescere bla bla bla già siete fuori tutto il giorno questi poveri figli li lasciate anche la sera bla bla bla”.

Chiaramente i bambini scendono nuovamente dal tavolo per giocare con il nonno “Bambini, a tavola!”. Il nonno esce, i bambini si risiedono. “Pata, dopo cena andiamo a parlare”.

“Sì, dai, comunque non c’è bisogno che saltiamo il falò, al massimo invece di vedere l’accensione, vediamo il falò già appiccato ma almeno lo vediamo, magari per le 9 – 9 e mezza riusciamo ad essere fuori.. dai dai dai”

h.20. 15 Tutta la famiglia si trasferisce a casa Robertina, verso la tragedia imminente.

h. 20.30 Siamo ancora di là a parlare di soluzioni impossibili per un appartamento nel quale vorremmo farci stare tutto e in cui ci starà ben meno di quello che ci sta in quello che occupiamo adesso (dato che è più piccolo). Ma qusto è nulla: la tragedia è alle porte.

h 20.40 Ova: “Mamma andiamo a casa! Hossonno! Vojo iNNanna!”

“Sì, Ova amore di mamma, un secondo che la mamma finisce di parlare con il nonno”

h 20.42 THE TRAGEDY: Ova: “Maaaaammma maaaamma hossonno!” Inizia ad agitare la testa avanti indietro e, con gioia degli astanti, la sua fronte va a piantarsi sullo spigolo acuminato del tavolo su cui stavamo guardando la pianta della casa nuova.

Il rumore che si è udito è stato: pglitch

Un buco in fronte.

Un lago di sangue.

h. 20. 43 Via al cantiere emergenze. In una frazione di secondo prendo in braccio una Ovasoda ululante con tanto di bocca spalancata con Pycho che, curioso, la guarda placido e divertito mi dice: “Mamma, che bello, si vede l’epiglottide di Ova!”

Corro in bagno, le lavo via il sangue dalla ferita, dalle sopracciglia, dagli occhi, dalla bocca, dalla faccia. E’ un taglietto piccolo ma bello profondo. Lascio Psycho dai nonni e porto Ova in casa: è in preda a una crisi isterica, la sua voce da cornacchia strozzata è l’unico rumore forte che si ode nella nebbia fitta di Settimo Milanese, nel raggio di 10 km: “Noooo noooo aaaaaaahhhhhhhhh noooo il sangue noooo il sangue aaaaaahhhhhhhhh noooo il cerotto nooooo nooooo il cerotto naaaahhhhhh nnaaaaaahhhhhhh”.

Io non riesco a trattenere risate sporche di schizzi di sangue. Povera Ova. Comica anche nella tragedia.

h.21.15 Ova è pulita, disinfettata, cerottata, cambiata (il sangue era anche sulla canottiera e le mutande). Ha ancora il magone e ogni tanto sospira, con fare tremulo. Vuole la mamma, solo la mamma nient’altro che la mamma. La vuole  ma la schifa (come fa suo padre), quindi non si stacca da me ma si lamenta di tutto ciò che faccio e si ribella ad ogni ordine. Per riuscire a farle fare la pipì ho risvegliato la mia sciatica che dormiva da anni, sedendomi con lei sul bidè per tenerla ferma. Per lavarle i denti ho rischiato di infilzarla con lo spazzolino nel plesso solare. Un’anguilla elettrica sbidoneggiante.

Il Pata, mentre mi affanno, passeggia avanti e indietro nel corridoio innervosito, guardando l’orologio.

h. 21.30 I nonni, senza colpoferire, bussano, aprono la porta e depongono Psycho sull’uscio, telando le tende immantinente, chiudendosi alle spalle la porta, senza neanche salutare. La scena che mi si para davanti è spaventosa: Psycho è molle, mollissimo, sulla porta, ha gli occhi a mezz’asta e sta praticamente dormendo in piedi.

h. 21.40 Dirigo i lavori su Psycho, un cantiere: denti, pipì, pigiama. Anche Psycho, chiaramente vuole solo la mamma, dato che la sua mamma ha in braccio una cozza con un buco in testa, con sopra un cerotto da cui continua ad uscire sangue, che gli sta rubando la scena. Comincio ad essere un po’ stressata.

Nel mentre, il Pata comincia a fare una cosa che mi fa imbufalire, mi fa imbestialire, mi fa perdere le staffe senza speranza: inizia a pormi domande difficilissime mentre cerco di venire a capo del gomitolo di bambini.

Domanda difficile UNO:“E adesso, secondo te, cosa vuol dire sta cosa che ci hanno mollato Psycho e se ne sono andati?” Pausa. Non rispondo.

Domanda difficile DUE: “Vuol dire che danno per scontato che non si va al falò?” Pausa. Non arrivando risposta, insiste:Lo hanno riportati qui, hai capito? Senza dire nulla!”. Voglia di impegnarmi nella risposta assecondandolo o di iniziare una conversazione ZERO.

Domanda difficile TRE: “E quindi’ Cosa facciamo Codi? Eh? Che faccio? Vuol dire che anche stasera, per il 5° anno consecutivo io mi perdo il falò al bosco?”

Il mio sguardo arde di odio puro. Non rispondo.

Inizio il mantra, respirando a fondo:

“E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista”.

h. 22.00 Psycho sotto le coperte: “Mamma tienimi la manina”. Ova sotto le coperte: “Anche a me, tienimi il piedino di pocco”. Esce il piede grasso e puzzone dal piumotto. Si rilassano e si addormentano in battuta. Li osservo, sono proprio due pulcini. Uno dei due è un pulcino con un buco in testa.

h. 22.05 Sono ancora in stanza con i bambini. Non ho davvero voglia di confrontarmi con un Pata deluso. Fuori, nessun rumore.

h. 22.10 Esco dalla stanzetta, intravedo il Pata sul divano, in posizione tragedia: testa sulla mano, occhi chiusi. Alza lo sguardo, tristissimo. Mi fa un po’ pena, non c’è che dire. “Sta lì sul divano, Pata, elabora il tuo lutto. Io farò tutto il resto, come al solito!”.

Doveva essere un falò invece era un divano.

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2011

Innanzitutto Buon Anno a tutti!

Spero che questo 2011 porti a tutti quelli che leggono e partecipano al mio blog tutto ciò che di buono si può immaginare. E agli altri, puppa!

Dopo la a appena trascorsa, completamente improvvisata, mi viene da considerare che:

-Il gusto dell’orrido, del sintetico e la necessità di guadagno sconsiderato dell’intera razza umana, si è incarnato in un complesso multisala ad Assago che si affaccia su una piazza finta, la Business Park (un nome stronzo), su cui si affacciano ristoranti finti in frenchising dalla qualità pessima ma che per assurdo hanno clientela anche da avanzarne rispetto ai tavoli a disposizione. Non mi avrete mai più! L’assurdità inizia dagli outlet, passa dai centri commerciali e finisce nei multisala. L’orrore arriva alle architetture angoscianti di Milanofiori passando da i palazzoni degli anni 70 che, ormai, sono poesia ai miei occhi. L’illogico diventa però comprensibile quando si pensa che la pigrizia dell’essere umano è il perno dell’all inclusive sia economico che geografico. E che molte famiglie che hanno figli vivono la pena degli spostamenti. Ebbene, ho deciso che nella mia vita non voglio sconti di pena. Per il 2011, per quanto riguarda le cose che si possono scegliere, desidero accettare solo ciò che mi fa bene e sputare fuori dalla mia vita, a calci, ciò che mi fa male.

– Un po’ di materialismo non fa mai male, a Capodanno. Il mio proposito materialista per questo 2011 sarà di lavorare un po’ di più e con maggiore impegno e di far fruttare i miei progetti e di valorizzare i miei talenti. Mi tengo caro l’augurio di un amico tanto lontano ma tanto vicino che scrive così:

“Che la bellezza di un anno finalmente senza sconti ma con molti saldi, tutti in attivo, ci travolga. John”.

Eheheh, delizioso materialista.

– Nonostante qualcuno si sia impossessato impunemente del potere decisionale su cosa ci piace o no, la razza umana, il popolino, i polli da spennare nei centri commerciali e gli outlet, nella loro vita quotidiana, operano una silente e inconsapevole ribellione alla condizione di spersonalizzazione e annichilimento verso cui lo stato di cose li sta portando. Quindi esistono ancora situazioni in cui ci sono famiglie che si conoscono da poco ma che riescono a socializzare e a fare comunità, anche se si sono messi a vivere in posti in cui, per incontrarsi con i vicini di casa, si devono impegnare.

– Ci sono persone che sono proprio come te. Anche se non le vedi da anni, le rivedi e magicamente, sembra che siano sempre state lì. Sono il tuo specchio. Queste persone, inoltre, si circondano di persone come loro, quindi come te. Il mio Capodanno è stata una taverna densa di persone come me. E di figli di persone come me. In un qualche modo.

– I bambini sono caricati a molla. La carica è la musica e il tiramisù. Talvolta, a seconda delle stagioni, il pandoro, il gelato o il cioccolato. Da’ loro cibo dolce e musica ritmata, resteranno svegli per ore, senza batter ciglio, ballando instancabilmente.

– C’è musica per ogni occasione. D’estate e a Capodanno, Shakira, a mio avviso, è la regina.

– Inizio il 2011 scrivendo questo blog, guardando fuori dalla finestra il cielo bianco di Milano che oggi è un po’ più dinamico e sentendo il chiacchiericcio dei miei bambini che giocano sul tappeto a un metro da me, ordinandomi la playlist della mattina. Che cosa si può chiedere di più?

Se mi promettete che non chiamate i servizi sociali, ecco la classifica delle canzoni più ascoltate dai Psycho e Ova:

1- DJ Myke feat Medda “Emme come mostri”

2- Angelo Branduardi: “La pulce d’acqua”

3- Angelo Branduardi: “Alla fiera dell’Est”

4- Edoardo Bennato: “Il rock del Capitano Uncino”

5- Ska-P: “El Libertador”

6- Zecchino d’Oro: “Lo stelliere”

7- Modena City Ramblers: “Seranata di Strada”

8- Franz Ferdinand: “Tell Her Tonight”

9- ABBA: “Gimme! Gimme! Gimme!”

10- Bejelit: “Rostov”

11- (in corner , mi dicono che questa non può stare fuori dalla classifica quindi ne facciamo 11): Zecchino d’Oro: “Un topolino, un gatto e… un grande papà”

BUON 2011 EVVIVA!

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Di Claudia, dei nani, della radio

Copio qui la riflessione di una ex collega dei tempi d’oro della radio. Detto così sembra quasi che  fossimo famose come La Pina di Radio Deejay, in realtà trasmettevamo entrambe a Radio Studio 8, una radio praticamente condominiale che si prendeva a Cesano Beach e dintorni (cioè Cesano più quartiere Lavagna, Tessera e Giardino… a Trezzangeles non ci arrivava neanche, il segnale. Manco a Corsico e neanche ad Assago). Però Radio Studio 8 ebbe storia gloriosa ai tempi delle libere emittenti negli anni 70, poco dopo la fondazione da parte di mio padre, quando si chiamava ancora Radio L’Incontro. Ora è chiusa e anche l’antico palazzo dove c’erano gli studi è stato buttato giù e al suo posto c’è il parcheggio della Sacra Famiglia… Continua a leggere

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Violenza sulle donne

Psycho esattamente un anno fa:

“Amore, allora come sono i tuoi compagni nuovi della scuola materna? Racconta alla mamma della tua classe, dai….”

“Jessica è simpatica. Flanchecco è simpatico e Alessio è simpatico anche”.

Pausa.

“Gaia no. No è simpatica Gaia. No. No è”

“Perché non è simpatica la Gaia? E’ così carina!”

“Pelché dice semple no. E allola io la picchio folte folte così dice sì e diventa simpatica”.

O_o

Psycho oggi.

“Mamma, fammi una carhezza”

“Certo amore, come mai sei così coccolone che non lo sei mai?”

“Oggi sono stato brhavissimo. Chiarha, la piccola, mi ha pestato ippiede e io l’avrhei ammassata ma non ho fatto niente.”

“Ma che bravo, sicuramente non l’ha fatto apposta, devi saper distinguere quando un bimbo lo fa apposta o no a farti male, perché se lo fa apposta, si merita le mazzate ma se non lo…”

“No, mamma, la ammasso domani”.

Credo che la violenza sulle donne sia un diritto genetico dell’uomo.