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Babbo Natale e la realtà complessa

Tutti i genitori, prima o poi, dicono ai loro figli che Babbo Natale non esiste. Io però ancora non mi arrendo. Psycho e Ova, già mi raccontano che ci sono loro coetanei che dicono che sono i genitori a comprare i regali e mi chiedono conferma… ma io, irriducibile, rispondo (da leggersi con l’indice alzato): “Sarebbe ora che questi genitori che dicono che Babbo Natale non esiste, smettessero di considerare le cose di fantasia come cose meno vere della realtà”. Sì, lo so, è un discorso complesso.

Ma, come dice la mia amica Alessia che lesse l’Orlando Furioso al figlio di 4 anni, “La complessità inizia quando hai dei punti di riferimento: ma se la complessità è il punto di riferimento, il resto è in discesa”. Insomma, i ragazzi non capiscono proprio appieno quello che voglio dire loro, ma io a Babbo Natale ci credo, credo nel fatto che se ci credi, non sei un visionario ma una persona che accetta la complessità della realtà e ci gioca. Quindi, non posso confessare che non esiste perché io, per prima, so che c’è.

Guardate che meraviglia:

Merenda di Babbo Natale

Ecco la merendina che gli gnomi hanno preparato ieri prima di andare a dormire per Babbo Natale e le sue renne.

Il panzone vestito di rosso, non ha fatto complimenti: ha divorato i biscotti al cioccolato e aspirato il latte manco fosse un’idrovora. Rudolph la renna, con il suo naso luminoso, ha sgranocchiato il finocchio e ha lasciato la parte esterna che era un po’ dura. Evidentemente è un po’ schizzinoso. Il vecchio rubicondo barbuto, ha fatto il suo dovere: si è smaterializzato ed è passato dalla canna fumaria della stufa, uscendo dal forno della stessa che Psycho e Ova, con grande insistenza, ci hanno chiesto di tenere con la porta spalancata (“Fe no da dove entra? Rimane chiufo nel forno e non ci può portare i regali!”).

Io, chiaramente, non ho assistito a questa magia che si svolgeva proprio dentro la mia casa, sotto il mio naso perché ero impegnata a tenere la fronte a Psycho che vomitava. E tra un vomito e l’altro, piagnucolava: “Ma che sfortunaaaa ma che sfortunaaaa… io che non mi ammalo mai (Vero, NdA) mi ammalo proprio la notte di Natale?” e giù a vomitare.

Neanche il tizio che dice di essere mio marito, ha potuto sgamare Santa Claus che entrava dalla stufa. Sì, perché era impegnato a cambiare le pezze fresche dalla fronte di Ova che stava diventando soda grazie a una gradazione media di 39,5° C e tossiva di gran lena. Insomma, una notte di Natale degna di noi.

Ad ogni modo, dopo tutto ciò, Santa Panza, ha fatto una cosa per cui è diventato il mio idolo: non ha portato i doni richiesti nella letterina che gli hanno scritto i due quarti di bue che abitano casa mia. I due, infatti, avevano fatto richiesta di due giocattoli davvero indegni, due attentati all’intelligenza, due inutilità di cui si sarebbero sicuramente stancati dopo pochissimo.

E come ha risolto lui? Ha lasciato loro un paccone con dentro un solo gioco da entrambi molto ambito (bello e grande) di cui hanno parlato spesso e che spesso hanno sognato di avere, prima che l’abile cascata pubblicitaria prenatalizia obnubilasse i loro cervellini. Un solo regalo per entrambi i bambini che, felicissimi, ci hanno giocato tutto il pomeriggio, tutta la sera e ci giocheranno per tutta la vita (e io con loro).

Eh beh, Babbo Natale è un tipo intelligente. Inoltre, li conosce come le sue tasche, quei due.

Inoltre, dato che i miei genitori non avevano idea di cosa regalare ai nani, hanno scritto a loro volta una letterina a Babbo Natale, chiedendogli di fare lui, per loro. E lui ci è riuscito!

Ecco come ha giustificato la sua scelta ai nani e come ha diplomaticamente sistemato la questione nonni:

Letterina Babbo NataleCon la saggia assistenza di uomini come Babbo Natale, vorrei fosse Natale tutti i giorni….

BUONE FESTE!

P.S. Psycho mi ha detto, tra un vomitino e l’altro: “Io, comunque, anche se siete voi che comprate i regali, a Babbo Natale ci credo lo stesso”.

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Baslaitiiir e Ciuc… SOS regalo!

Ci siamo, abbiamo scritto la lettera a Babbo Natale e, come l’anno scorso, sono qui a chiedere il vostro aiuto perché non ci ho capito una mazza di quello che vogliono.

Innanzututto, è ormai evidente che mi sono con sofferenza piegata alla dura logica della multinazionale del giocattolo. Ho perso, è ufficiale.

I miei figli non saranno dei disadattati ma andaranno a nutrire le schiera delle vittime della globalizzazione e a rimpolpare le tasche degli schiavisti dell’est e della macroproduzione. E della plastica.

Ma è Natale, suvvia, non abbattiamoci…

Ecco la lettera:

Ho adottato il metodo del dettato: Psycho diceva quello che dovevo scrivere e per questa volta, ha fatto le veci della sorella (notoriamente ufficio stampa del duo) che, limitata e con capacità di astrazione ZERO, era alle prese con un pezzo di pane spalmato di maionese quindi, in quel momento, di Babbo Natale e del regalino, non gliene fregava una mazza. Ubi major, minor cessat. “Major”, per la piccola bionda scoreggiona, è tutto ciò che è commestibile e , possibilmente, dotato dell’attributo di “porcata”.

Torniamo a noi. Aiutatemi. Immagino che ciò che io ho parafrasato con “Buzz Lightyear” e che Psycho mi dettava con voce sapiente “Baslaittiiiir” sia un personaggio di Toy Story, cartone che nella storia delle nostre passioni cinematografiche, abbiamo sempre bellamente ignorato. Lui ha detto che è una specie di “perlfonaggio” abbastanza grande “così” (manotte che dal tavolo si distanziano di circa 35 cm) che “Fi accende la luce, vola, fpara, fchiacci un pulfante e parrrla” ecc ecc ecc. Quindi penso che se vado in un negozio di giocattoli tipo ehm Tois lo trovo? (Tois, catena. Sfruttamento, rivendita di giocattoli cinesi, lavoro minorile dall’altro capo del mondo, mancato rispetto delle norme ecologiche… aiuto aiuto no, non ce la faccio…)

Il problema invece è il regalo di Ova. Originariamente voleva dei Lego (da leggersi con vocetta da maestrina): “Lego City, mamma, quelli con i camion”.

Psycho (da leggersi con voce da maschio rimba): “Ma Ova, quello è un gioco da mafchi!”

Ova (sempre più maestrina): “Non me ne frega niente, Tito, anche tu giochi con  il mio supermercato di Hello Kitty dell’anno scorso”. (leggi: multinazionale del giocattolo, bambini schiavizzati alla catena di montaggio, inquinamento, no limiti ecologici, solventi chimici, colori tossici… no, non devo pensarci, non devo pensarci…).

Io, fiera della femmina che desiderava un gioco di plastica ma, almeno intelligente e costruttivo, ero con mezza coscienza a posto. Poi, al momento della letterina, si è distratta per il panino alla maionese e la situazione è stata presa in mano dal maschio. Effettivamente, nei giorni scorsi, si erano comunque confrontati sui regali da chiedere perché li avevo sentiti confabulare prima di addormentarsi in stanza. E lui ha cercato di convincerla in tutti i modi che Lego City non andava proprio bene. E ricordo anche un: “E va bene, Tito, chiedo Cioc, tanto anche quello mi piace” (o Ciuc o Ciac).

In questa sua risposta, ho ritrovato un atteggiamento materno che spesso la puzzona con la faccia da fata ha con il fratello maggiore: lei è comunque superiore alle passioni umane. Fondamentalmente, si diverte con tutto, non gliene frega molto del giocattolo in sé e, anche in altre situazioni, tratta il fratello come un fissato mentecatto accontentandolo su questi piccoli particolari come la scelta del gioco o altro, facendo la superiore e facendogli credere che lui l’ha ben consigliata e convinta con le sue “arti oratorie” (ma quando?).

Sottili meccanismi femminili che io, da rimba refrattaria alla realtà, uguale a mio figlio, non sono capace di utilizzare ma che vedo, chiari, formarsi nel carattere di Ova Soda insieme all’apprezzamento per il colore rosa e i gioielli! Magia! Orgoglio!

Ed ecco il risultato. Adesso, per favore, fatemi capire cos’è questo Cioc o Ciuc o Ciac che dovrebbe essere una macchinina, un furgoncino… non ho capito bene. Da noi il canale da cui hanno preso spunto non si vede, è una cosa che vedono dai nonni…

Help!

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Nababbo Natale

Ho letto e riletto la letterina indirizzata a un Babbo Natale ricchissimo della figlia di una amica e lettrice di questo blog che qui, dietro suo permesso, riporto.

L’amica sostiene che la squinzia già sappia che Babbo Natale è una bufala e che sono i grandi che comprano i regali. Ma qui non mi torna qualcosa… cioè, il punto è: io non sono poi così sicura che Babbo Natale non esista… come fa ad esserlo una bambina pur sveglia (come sicuramente, se somiglia alla sua mamma è)?

Sono io che sto male di testa o c’è qualcuno tra i lettori di questo blog che, ad un certo punto, la notte del 24, dopo aver sistemato i regali sotto l’albero, va a letto come al solito ma prima di dormire sta guardingo e a ogni scricchiolio pensa: “Vuoi vedere che stanotte viene davvero”?

C’è qualcuno o sono io l’unica cretina qui che mette il latte, i biscotti e la candela accesa vicino la finestra e mentre lo fa, decide: “Non la svuoto dopo che i bambini si sono addormentati… aspetto domani e punto la sveglia prima… chissà che…”

C’è qualcuno che sogna ancora di trovare come regalo di Natale un Pinocchietto di legno con una poesia come bigliettino, così, non firmato… per continuare a credere che qualcuno lassù, vicino al Circolo Polare Artico, abbia una falegnameria per i bambini (e le mamme-bambine) di tutto il mondo?

No, perché, se sono solo io allora ditelo! Comincio a credere che di ingiusto in questo mondo, c’è una cosa in più oltre le altre, già numerosissime!