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Gli vuoi bene a Gesù?

Ova: “Mamma ma tu gli vuoi bene a Gesù?”

Io: “Certo che gli voglio bene, che domande fai?”

Ova: “E allora perché non ci credi?”

Io: “Io a Gesù ci credo! È stato un uomo eccezionale, ha ridato speranza ai reietti, ha insegnato ad amare i propri nemici, non ha mai rinnegato le sue idee, neanche davanti alla morte… E poi è stato il primo a parlare di amore parlando di Dio…”.

Ova: “Sì e poi è resuscitato che la Maria dato che Gesù era al giardinaggio, pensava che era il giardiniere”

Io (dotata di punto interrogativo disegnato in fronte): “Così dicono”

Ova (dopo un po’ di pausa): “No, però l’altra sera quando parlavi al telefono, tu hai detto che non ci credi!”

Io: “Amore, la mamma non ha detto che non crede a Gesù: la mamma non crede che Gesù sia Dio. La mamma non ha davvero la minima idea di cosa sia Dio, si sente troppo piccola anche solo per immaginarselo e davvero non riesce a credere a quello che raccontano perché Dio le sembra una cosa talmente diffusa in tutte le forme di amore che non riesce a figurarselo come una essenza pensante, a parte. Anitina, ci ho provato ma non ci sono riuscita. Allora, nel dubbio… Bah, amo la natura e la Terra con tutti i suoi abitanti siano essi uomini, animali o piante… e li considero una cosa preziosa, da amare, cercando di seguire gli insegnamenti di Gesù… insegnamenti che mi piacciono tanto”.

Ova mi guarda come una grande che ha capito bene anche se non proprio tutto: “Quindi gli vuoi bene?”

Io: “Certo, te l’ho detto, gli voglio molto bene”.

Ova: “Ecco, questo è l’importante”.

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Respirini

Se c’è una cosa che mi fa impazzire d’amore, quella è i respirini.

Quando, ultimamente molto spesso, ci ritroviamo a dormire in quattro nella stessa stanza, ad un certo punto, come per magia, nel silenzio della notte, ti accorgi che c’è qualcosa, un suono, all’inizio quasi indistinguibile che poi, man mano che ci presti attenzione, diventa evidente, primario e protagonista: ecco i respirini!

Uno è un po’ più deciso ed imponente ma pur sempre respirino, piccolo… e l’altro è davvero minuscolo, un respirino miniaturizzato.

E’ aria che entra ed esce a livello ritmico da polmoncini, passando da naricine, tracheine, perfetti nella loro funzione.
Sono concreti, sembrano oggetti, potresti tagliarli a fette, i respirini.

Segnano una presenza ormai imprescindibile, qualcosa di unico e immenso, nella sua piccolezza. Sono espressione di convivenza e accettazione, di sacrificio e di gioia, sono il riposo che racconta di giochi diurni, di primo sole, camminate, altalene e scivoli, risate.

Sono la marcatura di una vicinanza fisica e di un piacere stravolgente che mai potrebbe essere rappresentato in altro modo.

Non sono la metafora della vita, sono il suo stesso veicolo, il soffio vitale in una manciata di secondi che si ripete, il segno cieco che mi dice che anche se non li vedo, loro ci sono.

E che io sono lì con loro.