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Ci vuole Giobbe (costretta ad un altro post da papa girl)

Oggi Psycho, dopo aver assistito a mie performance di distrazione che hanno indotto lui e sua sorella a fare cose che voi umani, costringendosi a una metrica un po’ forzata, sulle note di “Ci vuole un fiore”, cantava:

“Per star con ‘sta mamma, ci vuole un santo

per star con ‘sta mamma ci vuole Dii-iio

Per star con ‘sta mamma ci vuole Ge-sù -ù

Per star con ‘sta mamma ci vuole Giobbe

Ci vuole Giobbe ci vuole Gio -o- bbe”

Sono andata a rileggermi la storia di Giobbe. Male. Molto male.

 

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Mary la bambola aFFaFFina

Ieri sera, Psycho mi chiede, con la sua faccia da topo assorto: “Mamma ma a te… da piccola… alla mia età… ti piaceva la fcuola?”.

Mi si è aperta una voragine mnemonica. No, a me la scuola elementare non piaceva. Quelle quattro ore mattutine e quelle pomeridiane, saltuari, mi pesavano infinitamente. Io sono una che è maturata lentamente e sono ancora convinta di avere una percentuale infantile preponderante. Diciamo che ho capito che lo studio iniziava a piacermi all’università. Poi, in realtà, a scuola andavo bene. Ma era chiaro che sarei potuta andare meglio.

Come lui non ero una bambina presente a se stessa, ero un po’ svogliata (come lui), avevo perennemente la testa tra le nuvole (come lui). Non per nulla siamo omologhi.

Detto questo, ho fatto la mia confessione a mio figlio: “Tito, a me la scuola, quando ero alle elementari, faceva schifo. Io volevo giocare, giocare e ancora giocare, un po’ come adesso”.

Psycho mi guarda con due occhi tanti e fa un bel sospiro: “Meno male. E come mai fei ancora viva?”

Rimango interdetta come sempre alle uscite del figlio omologo. Sono noti i passaggi mentali di mio figlio, indecifrabili da parte dei comuni mortali, ormai da tempi immemori. Scatta quindi la richiesta: “Tito, ti prego, spiegami perché non capisco”

“Nel fenfo che io e i miei amici abbiamo penfato di fuicidarci tutti infieme cofì poffiamo non andare più a fcuola”

“Ah. E come vorreste suicidarvi?”

Aria saputa: “Eh… c’è un modo che è ficuriffimo: a mezzanotte, ci si chiude in bagno e si dice per 10 volte la parola Mary. Cofì: Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary. Alla decima volta, appare una bambola affaffina che ti uccide. E’ ficuro. Dopo quefta uccisione, a fcuola non ci si va più. Mamma, proviamo? Dai mamma. Mammamammamammamamma. Proviamo? Ma’ proviamo? Eh? Proviamo? Mamma? Eh? Proviamo?”

“Tito io veramente…”

“Mammma mamma mamma mamma proviamo?”

Erano le 21.30. Ova Soda già russava da più di mezzora.

“E va bene, Tito, andiamo in bagno ed evochiamo questa Mary così ci ammazza tutti e tu non devi più andare a scuola e io non devo più andare al lavoro”.

Mentre scendo le scale già mi pento. Penso a me in bagno, a mio figlio psichedelico che pensa a metodi di suicidio di massa per evitare l’impegno e il dovere e io che lo assecondo e che dovrò da lì a poco combattere contro una bambola assassina per salvare la vita di mio figlio a colpi di limetta per unghie.

Ci chiudiamo in bagno e diciamo Mery 10 volte. Purtroppo non succede nulla. Delusione.

“Tito, è chiaro, Mery non è arrivata perché sono le nove e mezza, non è mezzanotte. Bisogna riprovare dopo!”

“Sì mamma però a mezzanotte mi svegli eh?”

“Certo, come no!”…

Secondo voi come mai non è apparsa? E perché io lunedì dovrò tornare a lavorare? Eh? Perché? Perché?

Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary

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Tipic’ dei Corbo

Premessa: Io, mio padre, i miei cugini (quelli che portano il mio cognome quindi figli di fratelli di mio padre), i fratelli e le sorelle di mio padre, soffriamo di un problema genetico: il problema in questione si chiama “Corbo” che, guarda caso, è il nostro cognome.

Tutte le persone della mia famiglia o chissà, magari anche altri Corbo che imparentati con noi non sono, che hanno la sfortuna (o fortuna, a seconda) di portare questo cognome, presentano in un andirivieni temporale imprevedibile, i seguenti sintomi: elevatissima (e al contempo estremamente dissociante) capacità di astrazione, distrazione acuta, incapacità di filtrare i flussi di informazione in uscita, incapacità organizzative, disordine di grave livello (conclamato o latente), immunità al richiamo (quando si è concentrati in attività in genere inutili tipo sogni e fantasticherie), smemoratezza, emotività esagerata, incapacità di trovare cose che si sono perdute (e prima o poi i Corbo, le loro cose le perdono tutte), dannosità verso oggetti e talvolta persone, scarso interesse verso la sfera materiale del mondo e totale immersione nella parte del mondo iperuranica, propensione verso lavori creativi, assistenziali, numerici o artistici che però, devono escludere in modo totale l’aspetto organizzativo del lavoro stesso.

Mio cugino Piero, figlio del fratello di mio padre, quindi Corbo anche lui, ha una madre di Foggia (la zia Mìchèlìn’) che quando lui o suo padre, suo fratello o sua sorella, combinano qualche impresa associabile alla sindrome sopra descritta, tipo rimanere chiusi nel garage o dimenticarsi il nome dei genitori, un appuntamento, dimenticarsi di mettere le scarpe prima di uscire di casa o ancora insistere a salire su una macchina non propria fino a che il proprietario non ti piglia a bottigliate, si prodiga in un’espressione rassegnata ormai famosa in famiglia, che recita ciò: “Eeeeeeh, tipic’ dei Corbo”.

A dimostrazione scientifica che la Corberia è davvero una brutta bestia subdola, mia cugina Stefania (Corbo pure lei), che sembrava fosse immune a tutto ciò, ha avuto una manifestazione tardiva della sindrome. Dopo 42 anni vissuti credendo di essere una precisa, s’è pure laureata in economia e commercio, ha raggiunto una posizione dirigenziale al lavoro, ecco, dopo tutto questo, le si è conclamata la malattia. Ogni volta che faceva qualcosa “tipic’ dei Corbo” mi scriveva incredula. Ma in fondo è Corbo anche lei, non si scappa

Sempre mio cugino Piero, perché di lui si parla in questo post, è un massaggiatore Thai di ottimo livello. Accreditato, studia, sperimenta ed esercita da tempo. Qui sotto una diapositiva di lui che mi uccide per sbloccarmi una spalla:

Piero e Annalisa massaggio Thai

Sia io che quello con le lentiggini che vive con me e che dice di avermi sposato anni orsono, curiamo il nostro apparato muscolo scheletrico ed energetico da Piero. Ieri mattina, il presunto marito, aveva un appuntamento da mio cugino e io interessata, inizio uno scambio di messaggi con lui:

Laiza: Com’è andata da Piero oggi?

Cris: Allora, argomento Piero: come tutti sappiamo, il gene Corbo è potentissimo e nessuno della famiglia ne è immune

Laiza😀 Cos’ha combinato?

Cris: Dopo che ci siamo telefonati e smessaggiati decine di volte, lui ancora non si è memorizzato il mio numero di telefono così quando sabato abbiamo fissato questo appuntamento via sms, lui credeva fossi un altro.

Un tatuatore.

Che abita in Bovisa.

LaizaNon ci credo

Cris: Quindi lui ora è in Bovisa ad aspettare che arrivi il tatuatore

LaizaMi rifiuto.

Cris: Perché a lui glielo fa a domicilio, il massaggio.

Laiza: Grande Piero!

Cris: Capisci?

Capisci contro quale gene terribile e durissimo tu devi lottare? Povera moglie…

Laiza: Non sono tua moglie, toglitelo dalla testa, non cercare di convincermi di aver fatto cose che non ricordo.

Cris: Gli ho anche mandato un sms dicendogli che tardavo dieci minuti….e lui, cosa mi ha risposto?

“Il tipico ritardo dell’artista”

Laiza:😂

Cris: … e sono ancora qui a domandarmi che cazzo faccio io di artistico nella mia vita…

Laiza😂😂😂😂

Cris: Mi ero dimenticato della mia attività di tatuatore, evidentemente.

LaizaNoi Corbo siamo UNICI

Cris: Il gene Corbo andrebbe isolato e studiato da biologi qualificati

E le persone affette da tale menomazione dovrebbero essere riconosciute come categoria protetta

La società dovrebbe consentire loro di vivere in strutture speciali, dove operatori sociali si prendono cura delle loro esigenze materiali, in modo che i Corbo possano dedicarsi esclusivamente ad attività speculative ed artistiche.

Senza combinare in questo modo danni alla società civile.

Non trovi?

Ecco, di materiale te ne ho dato.

Ora scrivici un post.

Post? Fatto!

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Babbo Natale e la realtà complessa

Tutti i genitori, prima o poi, dicono ai loro figli che Babbo Natale non esiste. Io però ancora non mi arrendo. Psycho e Ova, già mi raccontano che ci sono loro coetanei che dicono che sono i genitori a comprare i regali e mi chiedono conferma… ma io, irriducibile, rispondo (da leggersi con l’indice alzato): “Sarebbe ora che questi genitori che dicono che Babbo Natale non esiste, smettessero di considerare le cose di fantasia come cose meno vere della realtà”. Sì, lo so, è un discorso complesso.

Ma, come dice la mia amica Alessia che lesse l’Orlando Furioso al figlio di 4 anni, “La complessità inizia quando hai dei punti di riferimento: ma se la complessità è il punto di riferimento, il resto è in discesa”. Insomma, i ragazzi non capiscono proprio appieno quello che voglio dire loro, ma io a Babbo Natale ci credo, credo nel fatto che se ci credi, non sei un visionario ma una persona che accetta la complessità della realtà e ci gioca. Quindi, non posso confessare che non esiste perché io, per prima, so che c’è.

Guardate che meraviglia:

Merenda di Babbo Natale

Ecco la merendina che gli gnomi hanno preparato ieri prima di andare a dormire per Babbo Natale e le sue renne.

Il panzone vestito di rosso, non ha fatto complimenti: ha divorato i biscotti al cioccolato e aspirato il latte manco fosse un’idrovora. Rudolph la renna, con il suo naso luminoso, ha sgranocchiato il finocchio e ha lasciato la parte esterna che era un po’ dura. Evidentemente è un po’ schizzinoso. Il vecchio rubicondo barbuto, ha fatto il suo dovere: si è smaterializzato ed è passato dalla canna fumaria della stufa, uscendo dal forno della stessa che Psycho e Ova, con grande insistenza, ci hanno chiesto di tenere con la porta spalancata (“Fe no da dove entra? Rimane chiufo nel forno e non ci può portare i regali!”).

Io, chiaramente, non ho assistito a questa magia che si svolgeva proprio dentro la mia casa, sotto il mio naso perché ero impegnata a tenere la fronte a Psycho che vomitava. E tra un vomito e l’altro, piagnucolava: “Ma che sfortunaaaa ma che sfortunaaaa… io che non mi ammalo mai (Vero, NdA) mi ammalo proprio la notte di Natale?” e giù a vomitare.

Neanche il tizio che dice di essere mio marito, ha potuto sgamare Santa Claus che entrava dalla stufa. Sì, perché era impegnato a cambiare le pezze fresche dalla fronte di Ova che stava diventando soda grazie a una gradazione media di 39,5° C e tossiva di gran lena. Insomma, una notte di Natale degna di noi.

Ad ogni modo, dopo tutto ciò, Santa Panza, ha fatto una cosa per cui è diventato il mio idolo: non ha portato i doni richiesti nella letterina che gli hanno scritto i due quarti di bue che abitano casa mia. I due, infatti, avevano fatto richiesta di due giocattoli davvero indegni, due attentati all’intelligenza, due inutilità di cui si sarebbero sicuramente stancati dopo pochissimo.

E come ha risolto lui? Ha lasciato loro un paccone con dentro un solo gioco da entrambi molto ambito (bello e grande) di cui hanno parlato spesso e che spesso hanno sognato di avere, prima che l’abile cascata pubblicitaria prenatalizia obnubilasse i loro cervellini. Un solo regalo per entrambi i bambini che, felicissimi, ci hanno giocato tutto il pomeriggio, tutta la sera e ci giocheranno per tutta la vita (e io con loro).

Eh beh, Babbo Natale è un tipo intelligente. Inoltre, li conosce come le sue tasche, quei due.

Inoltre, dato che i miei genitori non avevano idea di cosa regalare ai nani, hanno scritto a loro volta una letterina a Babbo Natale, chiedendogli di fare lui, per loro. E lui ci è riuscito!

Ecco come ha giustificato la sua scelta ai nani e come ha diplomaticamente sistemato la questione nonni:

Letterina Babbo NataleCon la saggia assistenza di uomini come Babbo Natale, vorrei fosse Natale tutti i giorni….

BUONE FESTE!

P.S. Psycho mi ha detto, tra un vomitino e l’altro: “Io, comunque, anche se siete voi che comprate i regali, a Babbo Natale ci credo lo stesso”.

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Culus

Vi pare che potevo mantenere la costanza per più di due post?
Vi dico solo che questa estate che doveva essere priva di vacanze, in realtà mi vede partire ogni tanto per mete diverse e questa condotta “frastagliata” sta provando il già precario equilibrio mentale di Psycho. Con assoluta nonchalance ieri mi ha presentato il suo amico immaginario: Culus di cui di seguito vi riprodurrò il ritratto.

– Ma è un… Un bambino?
– No, mamma, è un culo.
– Un culo (eco di Ova)
– Un culo in che senso?
– Nel senso che ha due chiappe e il buco è la bocca infatti non parla ma scorreggia. Anzi, no, parla come gli umani ma a volte scorreggia. Spesso scorreggia.
– Fa prot (Ova, con aria di una che ne sa)
– E come siete diventati amici?
– Mai, me lo sono immaginato io
– Se l’è immaginato lui, mamma se no non sarebbe Culus ma semplicemente culo, che è la sua forma (sempre più saputella)
– E dove vive Culus?
– Dive vive, Tito? (Questo Ova non lo sa)
– Secondo te mamma?
– Eh non lo so!
– Come non lo sai! Mammaaa! Vive nel mondo della fantasia! Me l’hai detto tu che il mondo della fantasia esiste.

Mmmh.
Ova aggiunge:
– Gli puzzano le ascelle a Culus. Ma noi gli vogliamo bene così.

Meno male che c’è lei a riportarci giù.

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Il cavallo senza chiappe

“C’era una volta un cavallo che stava passeggiando

Poi all’improvviso si trovò senza chiappe ed era triste.

Le cercò dentro le sue mutande, le cercò dentro il mare ma non le trovò.

Andò in un mercato e chiedò al mercataro: “Mi dai un paio di chiappe finte di legno?”

Lui gliele dò e il cavallo le mettò ma dopo un passo le perdò.

Per fortuna ritrovò quelle vere e se le rimettò. E visse per sempre felice e contento”

“Con le sue chiappe Psycho?”

“Anche con quelle di legno, ci giocava, mamma”.

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Lady Ova

Ova ha deciso che non vuole più essere chiamata Ova.
Ha ragione, la piccola.
Quindi, lasciatemi sfogare un po’, sulle note della sigla di Lady Oscar.

Oh Lady Lady Lady Ova
Il tuo piede puzza non profuma maaaai
Oh Lady Lady Lady Ova
È anche grasso e tondo e questo tu lo saaaaai
Oh Lady Lady Ova Soda
Sei scoordinata sbidoni qua e làààà
Oh Lady Lady Ova Soda
Se cammina dritta prima o poi cadràààà