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Maschi e motori, donne e dolori

Non ci sono argomenti come la scelta tra tette e culo, il calcio e soprattutto quale sia la migliore auto da acquistare, per cui il maschio italiano non si senta così tanto coinvolto da partecipare a una vera e propria discussione a colpi di commenti, dibattiti e qualche principio di accapigliamento cortese. Su Facebook.

Alla condivisione sul mio profilo del post precedente e di qualche auto interessante trovata in rete, infatti, s’è scatenato il mondo maschile  (e anche qualche femminuccia, in realtà) del mio piccolo grande universo di amicizie, prodigandosi in consigli più o meno accorati  e accurati sulla scelta dell’auto che dovrò acquistare in sostituzione dell’amata 500 verde che, vi rassicuro sulle sue condizioni, oggi è dal dottore che le sta riattaccando la cerniera della portiera e quindi, almeno fino allo scadere dell’assicurazione a settembre, rimarrà con me, mammà sua che tanto bene le vuole (alla facciazza dei consumisti evviva le auto del 1994).

Ad ogni modo, nel fiume di commenti, si sono definite più fazioni secondo 3 criteri trasversali: il criterio “marca”, c’è chi tifa per l’Audi, chi per la Ford, chi per la Dacia (che ci crede così tanto che pare che i soldi andrebbero a lui se la comprassi) chi invece “NO LA FIAT!” o “NO LA FORD!”. Il criterio “alimentazione”, chi consiglia il gas, chi il GPL, chi la benzina, chi dice “NO IL GPL! Non puoi parcheggiare nei parcheggi a piani!” o “SI’ IL GPL, si risparmia!”… insomma… E il terzo criterio… beh… il sesso di chi commenta. I commenti delle donne sono tutti molto più affettivi e comprensibili a me, femmina ignorante di motori. I commenti femminili si basano su risparmio, capienza e il generale concetto del “trovarsi bene” che al mondo maschile è sconosciuto, a mio avviso… e sono anche meno enciclopedici di quelli degli uomini che chiedono troppe cose: il budget, i Km annui… se ci vado più in città che in campagna… la mia risposta a queste domande è: “Boh? Che ne so quali strade solcherò nei prossimi anni della mia vita?”

Insomma, commenti da “Simpatia portami via” a “Wikiauto so tutto io e ti cito anche la fonte” e “Aiutiamo sta povera deficiente”. Ve ne riporto alcuni:

Simpatia portami via:

“Vista l’esperienza con la 500 io la macchina nuova la prenderei senza sportelli, bisogna vedere se qualche casa la fa!”

“Spaco botilia amazo familia” (nel caso comprassi la Dacia, nota marca rumena)

“Non hai valutato di saldare la portiera ed entrare come ad Hazzard Bo e Duke? I bambini puoi lanciarli”

“Mi offro come attore non protagonista per il film porno anni ’70 che girerai se compri la Mustang”

“Il consiglio principale è: NON UNA FIAT! Morisse Marchionne e le sue macchine brutte e fatte di cartone”

Wikiauto:

“Sandero: DIMENSIONI: lung. 406/408, largh. 173/173, alt 152/162 cm
Fiesta (nuova): DIMENSIONI: lung. 395/397, largh. 171/172, alt 148/150 cm”

“Cugì fai come me, audi A3 1600 di cilindrata modello benzina del 2001 con impianto GPL va che è una meraviglia io c’è l’ho dal 2005 a GPL perfetta!!! È una macchina che la trovi a poco 2000 o 3000 euro con 150.000 km con cinghia rifatta ci metti il GPL 800 o 1200 euro per l’impianto e il gioco e fatto”

“Con il gasolio si risparmia circa il 18% con il gpl il 48% con il metano il 63%. Fonte : http://www.ecomobile.it/ ecc,ecc,ecc”

Aiutiamo sta povera deficiente:

“Se il tu budget è quello di meglio non c’è, a settimo milanese ho un caro amico che ha il distributore a metano non mi ricordo se è vicino o lontano da te, è sempre aperto” (grazie Marco!)

“Se cambio macchina, mi prendo una panda! guido principalmente in città, quindi.. comunque se vuoi c’è la cinquecento verde di mio papà, che non guida piu! magari te la regala (o quasi, boh!) io vorrei la smart, ma ha solo due posti…” (commento di femmina: Grazie Grazia… eheheheheh)

“Io mi trovo benissimo con la mia C1 cambio automatico….davvero, CAMBIO AUTOMATICO EVVAIII!!!” (evidentemente  femmina)

“Appena presa la 207 plus ecogpl, ci sono begli sconti perché è uscita la 208. Sul sito pegeout vedi i concessionari che hanno le promozioni. Ah, e ottimo finanziamento” (praticità femminile)

“Io ho una fiesta da ottobre 2011 e la adoro  tra l’altro questa dell’annuncio mi sembra dello stesso colore della mia ^^” (Il colore, anche per me, è fondamentale. Inconfutabilmente femmina)

“Mioddio ma che amici hai!” (Paola: ci sei anche tu dentro :-D)

L’epilogo: se tutto va bene, la fantastica 500 vive ancora un po’ e nel frattempo accetto auto in regalo (e pare che una proposta già ci sia). Va bene qualsiasi marca e modello, alimentazione e Km effettuati.

Basta che non sia grigia o marrone. Preferirei o rossa o verde o blu.

Fatevi sotto!

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Colloquio di una notte di mezz’estate

Colloquio di una notte di mezz’estate tra il Pata e la Codi, stremati dall’organizzazione delle tempistiche del trasloco (a breve foto e video dei “nidi-soppalco” terminati, finalmente).

Cene terminata, nani dormienti, ore 23.00

Codi svaccata sulla sedia, addenta del cioccolato e fa una richiesta rarissima: “Pata, ho voglia di qualcosa di forte insieme al cioccolatino… tipo rum, prendi tu?” (i super alcoolici sono posti in alto, sul frigo, la codi deve prendere la scala, il pata ci arriva senza neanche alzarsi sulle punte dei piedi, lui, braccia lunghe da Homus Neandertalensis NdA)

Pata: “C’è il rum di Capitan Morgan, quello che ci han portato Darko e Gord (due colleghi pirati, NdA) 7 anni fa”

Codi storce il naso: “Mmmh, no, prendi il wiskey”

Pata: “Pastiss?”

Codi: “No, wiskey”

Pata: “Grappa?”

Codi: “No, grazie, ti ho detto prendi il Wiskey”

Pata: “Porto?”

Codi: “Wiskey”

Pata: “Moscatino?”

Codi: “Pata, per favore, mi prendi il Wiskey?”

Pata: “Malvasia?”

Codi: “Ca££o, Pata, mi stai facendo venire i nervi”

Pata: “Birra? Sake?”

… come render facile la vita a una donna.

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Centro estivo, arrivi e partenze

Nell’attesa che inizi la beneamata scuola, i nani vanno al centro estivo organizzato dal comune, nella scuola statale di una frazione di Settimo che ha un nome buffo, buffissimo: Seguro.

Da casa nostra, in 10 minuti di bicicletta con il cambio sulla posizione “4” e le gambe che si danno da fare in maniera entusiasta, ci si arriva con nonchalance.

L’altra mattina si aggrega alla biciclettata un tizio a cui ero molto affezionata ma che è da un po’ che non vedo. Forse ci ho anche avuto una storia ma è stato davvero troppo tempo fa per ricordarmi. Ultimamente ci siamo visti ma non siamo mai riusciti a parlare con calma perché ogni volta che abbiamo cercato un minimo di intimità, i nani si occupavano di distrarci l’uno dall’altra.

Questo tizio si chiama Pata e sostiene con convinzione di essere mio marito.

Mah! Contento lui…

Ad ogni modo, il Pata, dopo colazione, si fa coinvolgere nella biciclettata e quando scendo con i nani, lui si è già occupato di preparare la mia bici, dotata di seggiolinanza, e la bici di sua sorella, un mostro di mountain bike, presentandomi una soluzione brillante:

“Io porto i bambini con la tua così tu non ti stanchi e tu prendi la bici di mia sorella!”

Tzé, come se non fossi capace di portarmi 30 Kg di carne che cresce appresso… sono effettivamente commossa dal pensiero gentile e glielo comunico ma il mostro della sorella, è una bici che se ci salisse su una vergine, ne scenderebbe deflorata. Il sellino è a detta di tutti un simbolo fallico e io con quelle schifezze da film porno, non voglio avere nulla a che fare, soprattutto se l’averci a che fare prevede 15 minuti di strada che si snocciola tra buche, pavé e marciapiedi.

Detto fatto, il Pata riporta dentro la bici della sorella per prendere la sua (che io non posso guidare perché troppo alta) mentre io esco e carico i bambini sulla mia e lo aspetto.

Lo aspetto.

Lo aspetto.

Guardo l’ora. Siamo al pelo.

Lo aspetto ancora.

“Ma infomma, quefto papà quanto è lento!” (è Psycho che parla: da quando ascolta Fabri Fibra la sua effe è peggiorata).

Comincerei a pensare a un malore se non conoscessi il personaggio.

Lo aspetto.

Lo aspetto.

Decido di andare senza di lui.

Parto, pedalo, pedalo, guardo dietro (niente) pedalo, pedalo, canticchiamo, incontriamo la maestra di Ova, ci fermiamo “Ciao-ciao-come-va-com’è-cresciuta-Ova ecc ecc”, riparto, pedalo, guardo dietro (niente), pedalo, pedalo, pedalo, finisce il paese, guardo dietro (niente), attraverso il cardo, costeggio il decumano e imbocco la pista ciclabile che collega i due paesi, pedalo, cantiamo, guardo dietro (nulla… ), mi ritrovo sul vialone lungo tra Settimo e Seguro: avanti non c’è, dietro neanche. Mah!

Arriviamo a scuola e il Pata, come per magia, è lì che ci aspetta.

Corriamo a lasciare i nani e quando, finalmente siamo soli, ci guardiamo sperduti.

Lui: “Ma da dove c&##0 siete passati???”

Io: “Dalla strada!”

Lui: “Quale? Ce ne sono varie!”

Io: “Come ce ne sono varie? Ce n’è una, quella ciclabile! E’ lunga ma con i bambini faccio quella che è sicura!”

Lui: “Aaaaaaha, no, io sono passato dai marciapiedi per tagliare!”

“Falciando pedoni” (penso io)

Lui: “Ma come abbiamo fatto a non vederci! La parte iniziale della strada è la stessa, la parte finale pure!”

Io: “Ecchenneso! Io continuavo a guardare indietro ma non ti ho mai scorto, amore della mia vita!”

Lui (che probabilmente non coglie l’ironia dell’appellativo con cui l’ho chiamato, sorride scuotendo il capo e mi dice, ridacchiando): “Eheheheh Codi, quello che è successo stamane è proprio l’emblema della nostra storia! Con tempi e percorsi diversi, ma il nostro punto di partenza e il nostro punto d’arrivo sono gli stessi… “

Lo guardo: ha su una maglietta made in Rebibbia che gli regalai io almeno 7 anni fa con su scritto “Visto da vicino nessuno è normale”. Ho proprio fatto bene a regalargliela.

Chapeau a te, caro tizio che sostieni di essere mio marito!

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Camurrìa

Parto dalla Sicilia per Milano. Sulla strada per l’aeroporto, mando un SMS al Pata: “Lascio la Sicilia che mi saluta regalandomi una splendida giornata di caldo ventilato secco. Grazie Isola. L’Etna mi ha salutata con una fumata coreografica… ciao Sicilia a presto!”

Da commuoversi, no?

Ecco la risposta: “E cosa ha scritto l’Etna con il fumo? Camurrìa*?”

*Cammurria=  Espressione dialettale che i siciliani usano nel momento di massima noia e fastidio. Qualcuno ti tedia? Puoi rispondere: “Miiii’ cchi camurrìa ca si!” (trad. “Acciderboli, che noia che sei”)

Sì, proprio da piangere!

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Il signor B. e la psicologia

Il signor B. ha circa 75 anni e frequenta lo studio medico dove faccio, diciamo, consulenza. Al signor B. piacciono le donne, molto.

Si avvicina alla mia scrivania, guarda il mio biglietto da visita e mi dice:

“Signuri’, ma questo è il suo numero di telefono?”

“Sì, signor B. E comunque sono signora, si-gno-ra, vede l’anello? O dottoressa, a sua discrezione, veda lei”.

“Ma dottoressa di cosa?”

“Signor B, sono psicologa, ce l’ha presente quella che parla e guarisce col dono della parola?”

Risatine dalla sala d’attesa. Un paio di vecchiette fanno capolino da dietro l’angolo e con occhio vispo si apprestano ad assistere a quella che sta cominciando ad avere i presupposti per diventare la scenetta di cui si parlerà di più in quartiere nei prossimi giorni.

Una voce dalla sala si eleva sul brusìo: “Fanno anche i test! Quelli con le palline e i colori, io l’ho fatto per la demenza senile ma non ce l’avevo!”

Ma il signor B pare non essere interessato né alle palline né ai colori.

“Pissicologa? E quindi se mi prendo il suo numero e la chiamo… lei mi risponde?”

“Signor B, chiaro che le rispondo, è il mio numero!”

“E ci vediamo? “

“Questo è un altro discorso. Lei mi chiama, cerco di capire se la posso aiutare, dopo di che, eventualmente, ci vediamo per un colloquio”

“E… mi dica, per un massaggio, quanto si prende?”

Ho sbagliato mestiere.

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Tragedy (Doveva essere un falò invece era un divano)

Ecco come è andata ieri sera.

h. 18.30 DRIIIIIN

“Codi? Allora, usciamo alle otto e un quarto quindi arrivo a cena presto così poi andiamo, sono già d’accordo con i miei, lasciamo i bambini e andiamo al falò!”

Ore 19.20: Cena pronta, bambini stanno mangiando, il Pata citofona, si distraggono, scendono da tavola, vanno incontro al papà “Bambini finite di mangiare!” niente da fare. A fatica, li risiedo.

Ore 19.30: Campanello della porta. Robertino (mio suocero) con aria severa entra in casa. Robertino non è capace di parlare normalmente. Lui quando dice qualcosa, deve sgridare. E’ il suo modo, gli vogliamo bene così.

“Annalisa allora, qui nella planimetria dell’appartamento ho studiato un po’ di soluzioni. Visto che domani hai l’appuntamento con l’architetto, penso che sia opportuno che invece di andare al falò, veniate di là da noi a parlarne. Lo dico per voi, sono i vostri interessi. E’ ora di crescere bla bla bla già siete fuori tutto il giorno questi poveri figli li lasciate anche la sera bla bla bla”.

Chiaramente i bambini scendono nuovamente dal tavolo per giocare con il nonno “Bambini, a tavola!”. Il nonno esce, i bambini si risiedono. “Pata, dopo cena andiamo a parlare”.

“Sì, dai, comunque non c’è bisogno che saltiamo il falò, al massimo invece di vedere l’accensione, vediamo il falò già appiccato ma almeno lo vediamo, magari per le 9 – 9 e mezza riusciamo ad essere fuori.. dai dai dai”

h.20. 15 Tutta la famiglia si trasferisce a casa Robertina, verso la tragedia imminente.

h. 20.30 Siamo ancora di là a parlare di soluzioni impossibili per un appartamento nel quale vorremmo farci stare tutto e in cui ci starà ben meno di quello che ci sta in quello che occupiamo adesso (dato che è più piccolo). Ma qusto è nulla: la tragedia è alle porte.

h 20.40 Ova: “Mamma andiamo a casa! Hossonno! Vojo iNNanna!”

“Sì, Ova amore di mamma, un secondo che la mamma finisce di parlare con il nonno”

h 20.42 THE TRAGEDY: Ova: “Maaaaammma maaaamma hossonno!” Inizia ad agitare la testa avanti indietro e, con gioia degli astanti, la sua fronte va a piantarsi sullo spigolo acuminato del tavolo su cui stavamo guardando la pianta della casa nuova.

Il rumore che si è udito è stato: pglitch

Un buco in fronte.

Un lago di sangue.

h. 20. 43 Via al cantiere emergenze. In una frazione di secondo prendo in braccio una Ovasoda ululante con tanto di bocca spalancata con Pycho che, curioso, la guarda placido e divertito mi dice: “Mamma, che bello, si vede l’epiglottide di Ova!”

Corro in bagno, le lavo via il sangue dalla ferita, dalle sopracciglia, dagli occhi, dalla bocca, dalla faccia. E’ un taglietto piccolo ma bello profondo. Lascio Psycho dai nonni e porto Ova in casa: è in preda a una crisi isterica, la sua voce da cornacchia strozzata è l’unico rumore forte che si ode nella nebbia fitta di Settimo Milanese, nel raggio di 10 km: “Noooo noooo aaaaaaahhhhhhhhh noooo il sangue noooo il sangue aaaaaahhhhhhhhh noooo il cerotto nooooo nooooo il cerotto naaaahhhhhh nnaaaaaahhhhhhh”.

Io non riesco a trattenere risate sporche di schizzi di sangue. Povera Ova. Comica anche nella tragedia.

h.21.15 Ova è pulita, disinfettata, cerottata, cambiata (il sangue era anche sulla canottiera e le mutande). Ha ancora il magone e ogni tanto sospira, con fare tremulo. Vuole la mamma, solo la mamma nient’altro che la mamma. La vuole  ma la schifa (come fa suo padre), quindi non si stacca da me ma si lamenta di tutto ciò che faccio e si ribella ad ogni ordine. Per riuscire a farle fare la pipì ho risvegliato la mia sciatica che dormiva da anni, sedendomi con lei sul bidè per tenerla ferma. Per lavarle i denti ho rischiato di infilzarla con lo spazzolino nel plesso solare. Un’anguilla elettrica sbidoneggiante.

Il Pata, mentre mi affanno, passeggia avanti e indietro nel corridoio innervosito, guardando l’orologio.

h. 21.30 I nonni, senza colpoferire, bussano, aprono la porta e depongono Psycho sull’uscio, telando le tende immantinente, chiudendosi alle spalle la porta, senza neanche salutare. La scena che mi si para davanti è spaventosa: Psycho è molle, mollissimo, sulla porta, ha gli occhi a mezz’asta e sta praticamente dormendo in piedi.

h. 21.40 Dirigo i lavori su Psycho, un cantiere: denti, pipì, pigiama. Anche Psycho, chiaramente vuole solo la mamma, dato che la sua mamma ha in braccio una cozza con un buco in testa, con sopra un cerotto da cui continua ad uscire sangue, che gli sta rubando la scena. Comincio ad essere un po’ stressata.

Nel mentre, il Pata comincia a fare una cosa che mi fa imbufalire, mi fa imbestialire, mi fa perdere le staffe senza speranza: inizia a pormi domande difficilissime mentre cerco di venire a capo del gomitolo di bambini.

Domanda difficile UNO:“E adesso, secondo te, cosa vuol dire sta cosa che ci hanno mollato Psycho e se ne sono andati?” Pausa. Non rispondo.

Domanda difficile DUE: “Vuol dire che danno per scontato che non si va al falò?” Pausa. Non arrivando risposta, insiste:Lo hanno riportati qui, hai capito? Senza dire nulla!”. Voglia di impegnarmi nella risposta assecondandolo o di iniziare una conversazione ZERO.

Domanda difficile TRE: “E quindi’ Cosa facciamo Codi? Eh? Che faccio? Vuol dire che anche stasera, per il 5° anno consecutivo io mi perdo il falò al bosco?”

Il mio sguardo arde di odio puro. Non rispondo.

Inizio il mantra, respirando a fondo:

“E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista… … … E’ un uomo, non puoi pretendere. E’ un uomo, non può capire. E’ un uomo, non ci arriva. E’ un uomo, non vede al di là del suo naso. E’ un uomo, è egoista”.

h. 22.00 Psycho sotto le coperte: “Mamma tienimi la manina”. Ova sotto le coperte: “Anche a me, tienimi il piedino di pocco”. Esce il piede grasso e puzzone dal piumotto. Si rilassano e si addormentano in battuta. Li osservo, sono proprio due pulcini. Uno dei due è un pulcino con un buco in testa.

h. 22.05 Sono ancora in stanza con i bambini. Non ho davvero voglia di confrontarmi con un Pata deluso. Fuori, nessun rumore.

h. 22.10 Esco dalla stanzetta, intravedo il Pata sul divano, in posizione tragedia: testa sulla mano, occhi chiusi. Alza lo sguardo, tristissimo. Mi fa un po’ pena, non c’è che dire. “Sta lì sul divano, Pata, elabora il tuo lutto. Io farò tutto il resto, come al solito!”.

Doveva essere un falò invece era un divano.