4

Di giochi e di altre amenità

Ho trascorso il piovoso pomeriggio di ieri (domenica) insieme ad un gruppo di perfetti sconosciuti con cui a breve andrò a fare un gioco di ruolo dal vivo che si intitola “Sogno di una notte di fine inverno”. Per chi non sapesse cos’è un gioco di ruolo dal vivo (o LARP da Live Action Role Play) vada a documentarsi qui o qui.

Fatto sta che sono stata qualche ora con questi ragazzi, iscritti come me al gioco di ruolo sopra citato, perché la nostra parte nel gioco sarà interpretare dei guitti settecenteschi che capitano in un bigotto paesello dove tali guitti porteranno novità ed esotismo. Il nostro incontro era dovuto al fatto che, per la natura dei personaggi, dovevamo organizzarci per delle scene in particolare. Nessuno di noi è un guitto nella vita (anche se sarebbe stato bello!) ma tra ex giocolieri, ex ginnaste, ex cantantesse ed ex ballerinette, ci siamo arrangiati.

Il punto è che mi sono divertita come una ragazzetta a far la guitta: non vi dico quanto sto aspettando il momento di partecipare a quel gioco. Oltre non posso dire!

Quando sono tornata a casa, mi sono lasciata andare a ricordi infantili insieme a quello che le carte dicono essere mio marito, in cui, all’età di circa sei o sette anni, menavo forte (forte, fortissimo!) un’amichetta che preferiva stare con le mamme ad ascoltare i loro discorsi piuttosto che giocare con me.

“Tuuuuu!” le sbraitavo in faccia “Tu mi devi ringraziare che ti OBBLIGO a giocare!” declamavo pomposamente tra una sberla, un cazzotto e un dito nell’occhio “Perché un giorno diventerai grande e vorrai tornare indietro per giocare ancora con me ma non potrai! Non potrai! Non potrai! Non potraaaaaai!” e giù botte.

Lei, chiaramente si difendeva e me le dava di santa ragione a sua volta (era anche più grande di me) tanto che, le mamme, le volte che la lotta versava verso possibili truculente evoluzioni, intervenivano. Sua madre tentava di placarmi affermando: “Ma dai, Annalisa, cerca di capire, quando anche tu sarai grande e ti piacerà stare a chiacchierare con le tue amiche, capirai che lei…” indicava la figlia, pesta “…ci è arrivata semplicemente prima, magari l’anno prossimo anche tu non avrai più voglia di saltare sul letto facendo finta di essere un’astronauta ma vorrai stare qui nel salotto con noi”.

Seh.

Non lo avesse mai detto. La mia risposta di bambina, sdegnata, teatrale e assolutista, fu: “Io giocherò sempre, anche da grande, sempre!”

E, sinceramente, di quella dichiarazione di guerra della bambina interiore che ancora adesso regna incontrastata nella mia anima, vado decisamente fiera ed è una delle promesse che sono riuscita a mantenere con più facilità.

Il mio giovane amico Giulio, incontrato nel magico scenario di Adunanza, di giochi di ruolo se ne intende, ma si intende anche di sceneggiature, di inventare storie e, a mio avviso, si intende di tutto ciò che è vita. Ecco, il mio amico Giulio, probabilmente in connessione telepatica con la sottoscritta, scrive oggi questo status su FB.

“Quando penso al perché ho dedicato gran parte delle mie energie a perseguire, inventare, vivere o rappresentare mondi immaginari, creature inventate e personaggi fantastici torno sempre con la mente ad un cortile. Non era per niente un bel cortile. Il tappeto di cemento aveva ceduto quasi subito alle interperie facendo sfogliare il manto suoeriore con il risultato di far battere i denti a noi ciclisti principianti con buona pace delle bmx e la loro fama da “bici da cross”. Poco importa. In quel cortile io sono stato uno dei 5 samurai. Sono stato un poliziotto, un ninja, un ladro scaltro e geniale. Sono stato un malvagio e in un paio di occasioni credo anche un animale. Prima, molto prima che il giardino accanto al cortile diventasse il teatro delle sessioni interminabili di D&D. Ad essere sinceri credo di non essere mai uscito davvero da quel cortile. Sotto alle sveglie all’alba, i treni, le sigarette, le file in posta e le code al casello una parte di me continua a cercare di costruirsi un’armatura di cartone nel garage di papà o a fare le prove nel ripetere la stessa frase del cartone animato alla prima occasione utile. E sapete una cosa? Va benissimo cosí.”

Grazie Giulio!

Annunci
6

Babbo Natale e la realtà complessa

Tutti i genitori, prima o poi, dicono ai loro figli che Babbo Natale non esiste. Io però ancora non mi arrendo. Psycho e Ova, già mi raccontano che ci sono loro coetanei che dicono che sono i genitori a comprare i regali e mi chiedono conferma… ma io, irriducibile, rispondo (da leggersi con l’indice alzato): “Sarebbe ora che questi genitori che dicono che Babbo Natale non esiste, smettessero di considerare le cose di fantasia come cose meno vere della realtà”. Sì, lo so, è un discorso complesso.

Ma, come dice la mia amica Alessia che lesse l’Orlando Furioso al figlio di 4 anni, “La complessità inizia quando hai dei punti di riferimento: ma se la complessità è il punto di riferimento, il resto è in discesa”. Insomma, i ragazzi non capiscono proprio appieno quello che voglio dire loro, ma io a Babbo Natale ci credo, credo nel fatto che se ci credi, non sei un visionario ma una persona che accetta la complessità della realtà e ci gioca. Quindi, non posso confessare che non esiste perché io, per prima, so che c’è.

Guardate che meraviglia:

Merenda di Babbo Natale

Ecco la merendina che gli gnomi hanno preparato ieri prima di andare a dormire per Babbo Natale e le sue renne.

Il panzone vestito di rosso, non ha fatto complimenti: ha divorato i biscotti al cioccolato e aspirato il latte manco fosse un’idrovora. Rudolph la renna, con il suo naso luminoso, ha sgranocchiato il finocchio e ha lasciato la parte esterna che era un po’ dura. Evidentemente è un po’ schizzinoso. Il vecchio rubicondo barbuto, ha fatto il suo dovere: si è smaterializzato ed è passato dalla canna fumaria della stufa, uscendo dal forno della stessa che Psycho e Ova, con grande insistenza, ci hanno chiesto di tenere con la porta spalancata (“Fe no da dove entra? Rimane chiufo nel forno e non ci può portare i regali!”).

Io, chiaramente, non ho assistito a questa magia che si svolgeva proprio dentro la mia casa, sotto il mio naso perché ero impegnata a tenere la fronte a Psycho che vomitava. E tra un vomito e l’altro, piagnucolava: “Ma che sfortunaaaa ma che sfortunaaaa… io che non mi ammalo mai (Vero, NdA) mi ammalo proprio la notte di Natale?” e giù a vomitare.

Neanche il tizio che dice di essere mio marito, ha potuto sgamare Santa Claus che entrava dalla stufa. Sì, perché era impegnato a cambiare le pezze fresche dalla fronte di Ova che stava diventando soda grazie a una gradazione media di 39,5° C e tossiva di gran lena. Insomma, una notte di Natale degna di noi.

Ad ogni modo, dopo tutto ciò, Santa Panza, ha fatto una cosa per cui è diventato il mio idolo: non ha portato i doni richiesti nella letterina che gli hanno scritto i due quarti di bue che abitano casa mia. I due, infatti, avevano fatto richiesta di due giocattoli davvero indegni, due attentati all’intelligenza, due inutilità di cui si sarebbero sicuramente stancati dopo pochissimo.

E come ha risolto lui? Ha lasciato loro un paccone con dentro un solo gioco da entrambi molto ambito (bello e grande) di cui hanno parlato spesso e che spesso hanno sognato di avere, prima che l’abile cascata pubblicitaria prenatalizia obnubilasse i loro cervellini. Un solo regalo per entrambi i bambini che, felicissimi, ci hanno giocato tutto il pomeriggio, tutta la sera e ci giocheranno per tutta la vita (e io con loro).

Eh beh, Babbo Natale è un tipo intelligente. Inoltre, li conosce come le sue tasche, quei due.

Inoltre, dato che i miei genitori non avevano idea di cosa regalare ai nani, hanno scritto a loro volta una letterina a Babbo Natale, chiedendogli di fare lui, per loro. E lui ci è riuscito!

Ecco come ha giustificato la sua scelta ai nani e come ha diplomaticamente sistemato la questione nonni:

Letterina Babbo NataleCon la saggia assistenza di uomini come Babbo Natale, vorrei fosse Natale tutti i giorni….

BUONE FESTE!

P.S. Psycho mi ha detto, tra un vomitino e l’altro: “Io, comunque, anche se siete voi che comprate i regali, a Babbo Natale ci credo lo stesso”.

10

Aiutatemi a diventare una Jedi nella ribellione di Greenpeace!

Vi prego, non prendetemi per matta ma, davvero, da quando vidi Guerre Stellari la prima volta, non ho mai smesso di sognare di diventare una Jedi.

Adesso ne ho l’opportunità. E voi, se siete veri amici, mi aiuterete!

Se andate sulla mia pagina “di addestramento”, mi date un punto. Ma se vi unite all’Alleanza e diventerete anche voi ribelli, me ne darete ciunque!

E’ da due giorni che canticchio “TA TA TA TA TA TA TA TA TA” (per chi non conoscesse la Imperial March, qui ne trovate una bellissima interpretazione dell’Orchestra Filarmonica di Roma e qui una versione metallozza)

Lasciamo da parte che questa è un’idea geniale di Greenpeace per mobilitare la Volkswagen ad avere atteggiamenti più responsabili per l’ambiente, lasciamo perdere che siamo in campo virtuale e che quindi il mio essere nerd la vince su tutti, ma vi prometto che se mi aiutate a diventare Jedi, regalerò una spada laser *vera* a tutti i vostri figli e figlie (anche quelli fuori dal matrimonio, sì!).

In mancanza di spade laser, convincerò la Paola a indire un altro concorso per vincere i quaquerelli e, dopo averla corrotta, farò vincere uno di voi!

Augh!

25

Pirati, roba da femmine

– Psycho ti piace l’albero di Natale che abbiamo fatto?

– Sì! Mamma! Che bello! Ebbiva Ebbiva! Orha scrhiviamo la letterhina a Babbo Natale.

– Uhm…Psycho, lo sai che Babbo Natale costruisce i suoi giochi di legno con i folletti, lassù in Finlandia e ti porta quello che capita, a seconda se sei stato buono o no…

– No, mamma, io voglio scrhiverhe la letterhina quest’anno, come i miei amici.

Ci siamo… inizia lo scontro della cultura casalinga con la cultura del mondo fuori. Non è bastato buttare fuori casa a calci la tv. Del resto non potevo non metterlo in conto, non posso fare di mio figlio un disadattato… un minimo devo compromettermi. Ho usato pannolini lavabili per entrambi, il latte è quello della fattoria per non usare le bottiglie di plastica e creare rifiuti, le uova le prendiamo dalle galline, il detersivo è 100% biodegradabile così come riutilizzabile il contenitore con il refiller, mangiamo biologico, li vesto con abiti di seconda mano per non alimentare i consumismo… sulla letterina posso anche cedere…

– Va bene, dai, prendo il foglio, il pennarello e scriviamo!

– Perhò, mamma… io quest’anno voglio un gioco da maschio! Ma da maschio maschio!

– Psycho, amore, anche l’anno scorso Babbo Natale ti ha portato un regalo da maschio. Non abbiamo scritto la letterina perché abbiamo deciso di fidarci di lui e lui ti ha portato un gioco bellissimo, la nave dei pirati in legno! Quella nave a Babbo Natale è costata un lunghissimissimo viaggio, è andato a comprarla dalle mamme del Guatemala che così hanno lavorato e hanno dato da mangiare ai loro bambini, invece che dare soldi agli imperi delle multinazionali del giocattolo, che possano crepare tutti tra mille sofferenze, bastardi, che fanno lavorare i bambini cinesi e li sottopagano e inquinano: carbone, petrolio, plastica, deviano i fiumi e fanno rimanere senza acqua interi villaggi, li mortacci loro, li farei saltare in aria e le aziende investono lì perché costa meno… e ci credo! Norme ecologiche inesistenti… Hai capito Psycho amore di mamma tua? Noi non possiamo alimentare quel mercato, va contro gli ideali miei e di tuo padre.

Pausa, lunghissima, di elaborazione dati in cui mi pare di sentire le rotelle metalliche del cervello del bambino andare a tutta potenza.

– Sì perhò con la nave dei pirhati orha ci gioca di più Ova quindi è un regalo da femmine

– No, tesoruccio, la nave dei pirati è comunque tua, è stato un regalo che Babbo Natale ha portato a te, poi, anche se sei gentile e ci fai giocare tua sorella, non è detto che sia sua, quello è un gioco tuo, Ova ha ricevuto gli animaletti marini di stoffa dell’Equador!

– Sì perhò c’è la sirhena, la sirhena è femmina.

– C’è la sirena ma c’è anche il marinaio e il capitano, il pappagallo, il tesoro, la bandiera con il teschio, con quella nave ci andrei in capo al mondo, io!

– Eh… tu, mamma! Quando ti travesti, tu fai la pirhata (vd I personaggi di questa storia), non il papà, il papà non fa il pirhata, quindi la nave dei pirhati è un regalo da femmine.

Pausa, lunghissima, di elaborazione dati, stavolta mia. Che modello femminile sto dando a questo figlio?

– Va bene Psycho, mi arrendo. Ora scriviamo ‘sta benedetta letterina, tu parli e io la scrivo, va bene?

– Sì, mamma.

“Caro Babbo Natale,

Come stai? Io bene e anche la mia sorellina. E anche la mamma, il Patatino, anche i nonni Robertini e i nonni Ettorini e anche la Zia Valeria e anche Fatima e Stefania.

Dato che tutto quest’anno sono stato abbastanza buono, per questo Natale vorrei un regalo abbastanza bello. Lo vorrei mostruoso e dopo mostruosissimo. Io vorrei quel giocattolo che vedo quando guardo la televisione dalla nonna, che c’è quello verde che lanci la macchina e dopo arriva nell’acqua e dopo ruggisce il teschio. Se non trovi questo, mi compri un regalo mostruoso come un drago normale, dei giochi normali e non di legno come quelli che fai tu con i folletti.

Anzi, se non trovi quello mi regali un drago che si apre e un Bakugan.

Mi raccomando, ricordati di portare i regali anche ai bambini cinesi che lavorano.

Otit”

Che faccio? Mi arrendo? Dove trovo il gioco che lanci la macchina e va nell’acqua e poi il teschio ruggisce?

3

Armi e bagagli

Sfidando il raffreddore occasionale dei nani che, quando si cerca di partire, iniziano a percolare roba gialla dal naso che dopo che non percola più si trasforma in bronchite da bimbi milanesi sfigati, pare proprio che oggi io e Patato riusciremo a trasferire le nostre muscolose terga fuori da Milano.
Naturalmente per giungere a questa decisione l’acqua che è passata sotto i ponti ha variato di colore un centinaio di volte, soprattutto per la volubilità del Patato che ora vuole partire, ora non vuole più, ora dice abbiamo bisogno di una due giorni io e te, ora dice che ci dovremmo vergognare dato che appena abbiamo due giorni liberi abbandoniamo i nostri piccoli per andare a fare che? Andare a darci mazzate nei boschi…. ecc ecc
Ad ogni modo, oggi si fa armi e i bagagli e poi si va…. a giocare a Radicofani, al Concilio d’Autunno!
Gh!
Le nostre armi: un martello stile Attila Flagello di Dio (è del Patato che interpreterà un barbaro che si chiama Adda), una sciabola e un pugnale (miei, che, invece, sono Nora, una nobile pirata siciliana d’altri tempi).
Le foto le possono solo vedere i miei amici di Facebook, tiè.
Nel frattempo, se non avete capito una cippa di quello che io e il Pata andiamo a fare, andate a curiosare qui: www.grvitalia.net
Ci si risente al ritorno!