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Nel ’43

Nel ’43 mia madre aveva 6 anni, era più piccola di Ovetta. Mi racconta sempre che quando ci fu lo sbarco in Sicilia, dei paracadutisti americani arrivarono nei pressi di dove viveva lei, un paese dell’agrigentino. A uno di loro non si aprì il paracadute e cadde. Tutti i bambini corsero a vedere “l’americano morto”, lei compresa.  Dicevano, correndo per la strada: sono questi che ci bombardano da mesi e ci costringono a nasconderci nelle cantine. Quando lo vide, rimase impietrita: si accorse che aveva pochi più anni dei suoi “amici grandi”, forse 18, forse 20. Tornò a casa e scrisse una poesia che imparò a memoria. Dopo anni me la recitò che io ne avevo 9 e sapevo suonare il pianoforte. Così, mentre lei a 6 anni andava a vedere i soldati morti, dopo mesi di bombardamenti e terrore di morire, io a 9 anni mettevo in musica la poesia a quel soldato dedicata. Chissà chi era.

Perché mi viene in mente questo? Perché oggi parto per andare qui, a collaborare a “I ribelli della montagna”, un evento di gioco di ruolo dal vivo a cui sto lavorando, mettendoci piccoli contributi (per quel che mi è possibile) da mesi.

Lo faccio per la memoria, perché se mia madre non avesse imparato quella poesia, non mi avesse raccontato, non mi avesse coinvolto, io ora non starei parlando di questa storia e non la starei raccontando a voi.

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Di giochi e di altre amenità

Ho trascorso il piovoso pomeriggio di ieri (domenica) insieme ad un gruppo di perfetti sconosciuti con cui a breve andrò a fare un gioco di ruolo dal vivo che si intitola “Sogno di una notte di fine inverno”. Per chi non sapesse cos’è un gioco di ruolo dal vivo (o LARP da Live Action Role Play) vada a documentarsi qui o qui.

Fatto sta che sono stata qualche ora con questi ragazzi, iscritti come me al gioco di ruolo sopra citato, perché la nostra parte nel gioco sarà interpretare dei guitti settecenteschi che capitano in un bigotto paesello dove tali guitti porteranno novità ed esotismo. Il nostro incontro era dovuto al fatto che, per la natura dei personaggi, dovevamo organizzarci per delle scene in particolare. Nessuno di noi è un guitto nella vita (anche se sarebbe stato bello!) ma tra ex giocolieri, ex ginnaste, ex cantantesse ed ex ballerinette, ci siamo arrangiati.

Il punto è che mi sono divertita come una ragazzetta a far la guitta: non vi dico quanto sto aspettando il momento di partecipare a quel gioco. Oltre non posso dire!

Quando sono tornata a casa, mi sono lasciata andare a ricordi infantili insieme a quello che le carte dicono essere mio marito, in cui, all’età di circa sei o sette anni, menavo forte (forte, fortissimo!) un’amichetta che preferiva stare con le mamme ad ascoltare i loro discorsi piuttosto che giocare con me.

“Tuuuuu!” le sbraitavo in faccia “Tu mi devi ringraziare che ti OBBLIGO a giocare!” declamavo pomposamente tra una sberla, un cazzotto e un dito nell’occhio “Perché un giorno diventerai grande e vorrai tornare indietro per giocare ancora con me ma non potrai! Non potrai! Non potrai! Non potraaaaaai!” e giù botte.

Lei, chiaramente si difendeva e me le dava di santa ragione a sua volta (era anche più grande di me) tanto che, le mamme, le volte che la lotta versava verso possibili truculente evoluzioni, intervenivano. Sua madre tentava di placarmi affermando: “Ma dai, Annalisa, cerca di capire, quando anche tu sarai grande e ti piacerà stare a chiacchierare con le tue amiche, capirai che lei…” indicava la figlia, pesta “…ci è arrivata semplicemente prima, magari l’anno prossimo anche tu non avrai più voglia di saltare sul letto facendo finta di essere un’astronauta ma vorrai stare qui nel salotto con noi”.

Seh.

Non lo avesse mai detto. La mia risposta di bambina, sdegnata, teatrale e assolutista, fu: “Io giocherò sempre, anche da grande, sempre!”

E, sinceramente, di quella dichiarazione di guerra della bambina interiore che ancora adesso regna incontrastata nella mia anima, vado decisamente fiera ed è una delle promesse che sono riuscita a mantenere con più facilità.

Il mio giovane amico Giulio, incontrato nel magico scenario di Adunanza, di giochi di ruolo se ne intende, ma si intende anche di sceneggiature, di inventare storie e, a mio avviso, si intende di tutto ciò che è vita. Ecco, il mio amico Giulio, probabilmente in connessione telepatica con la sottoscritta, scrive oggi questo status su FB.

“Quando penso al perché ho dedicato gran parte delle mie energie a perseguire, inventare, vivere o rappresentare mondi immaginari, creature inventate e personaggi fantastici torno sempre con la mente ad un cortile. Non era per niente un bel cortile. Il tappeto di cemento aveva ceduto quasi subito alle interperie facendo sfogliare il manto suoeriore con il risultato di far battere i denti a noi ciclisti principianti con buona pace delle bmx e la loro fama da “bici da cross”. Poco importa. In quel cortile io sono stato uno dei 5 samurai. Sono stato un poliziotto, un ninja, un ladro scaltro e geniale. Sono stato un malvagio e in un paio di occasioni credo anche un animale. Prima, molto prima che il giardino accanto al cortile diventasse il teatro delle sessioni interminabili di D&D. Ad essere sinceri credo di non essere mai uscito davvero da quel cortile. Sotto alle sveglie all’alba, i treni, le sigarette, le file in posta e le code al casello una parte di me continua a cercare di costruirsi un’armatura di cartone nel garage di papà o a fare le prove nel ripetere la stessa frase del cartone animato alla prima occasione utile. E sapete una cosa? Va benissimo cosí.”

Grazie Giulio!

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Dialogo con me stessa (Mucho Hablas)

Bene, mi sono ripresa.

Da cosa?

Dalla vecchiezza che avanza.

In che senso?

Nel senso che non riesco neanche a reggere un fine settimana fuori con le amiche che devo recuperare ogni singola ora di sonno pena tachicardia e mal di testa.

Ah sì?

Sì.

Ti sta bene, non si parte così e si va a Barcellona con le amiche impunemente. Per fare cosa poi? Andare a cena nel ristorante di un amico e chiacchierare fino a notte fonda… potevate farlo qui a Milano no?

Ma pensa un po’ te, e chi te l’ha detto? Barcellona è Barcellona e le chiacchiere che per una volta sono sotto la Sagrada Familia e non nel solito pub in Barona fanno bene al cuore!

Me lo dice la media delle donne di quasi 40 anni che hanno due o più figli: tu e le tue amiche siete fuori target, questo è. E per fare le originali, qualcosa bisogna pur pagare. E tu paghi con la tachicardia da mancanza di sonno e stanchezza.

Guarda che secondo me abbiamo già pagato abbastanza. Io, per esempio, sono diventata molto permalosa. Mi danno fastidio gli sguardi di  tristezza delle altre femmine con figli che con una punta d’orgoglio ammettono: “Io non potrei mai…” (messaggio subliminale: “Non potrei mai lasciare morire i miei figli in un lago di sangue dove, dopo averli lasciati senza cibo e acqua, loro padre li lascerebbe agonizzare qualora si ferissero mentre io mi sto divertendo due giorni all’estero con le amiche”). Mi danno fastidio anche gli sguardi di ammirazione sempre delle altre femmine con figli: “Ma davvero parti e vai a Barcellona? Ma che braaaaaavaaaaa così bisogna fareeee, bisogna prendersi un po’ di tempo per sè” (Messaggio subliminale: “Brava stronza, sei una strafottente e solo le strafottenti come te vanno avanti”) Sono paranoica?

Chi?

Io

Beh…

Sai cos’è? E’ che alla partenza, almeno per quel che mi riguarda, il senso di colpa sta a mille. Il tutto in genere peggiorato dalla figlia femmina che essendo ancora con il cordone (ovale e morbido) attaccato, si fa venire la febbre dall’ansia. Febbre che le passa non appena io sparisco da dietro la porta…

Ah sì?

Esatto E questo senso di colpa, oltre a farmi percepire le altre femmine come ostili (quelle che restano a Milano, s’intende, non Le Gine™ che partono con me), attira su Le Gine™, i peggio maltrattamenti da parte del mondo. Ci maltrattano anche i mendicanti.

No, a questo non ci credo.

Credici. Uno zingaro in metropolitana a Milano pare abbia lanciato anatemi sulle amiche che si apprestavano a prendere il pulman per Malpensa invocando la caduta dell’aereo (non so perché spero che qualche Gina colmi la lacuna nei commenti) e invece a Barcellona ci ha insultato uno che vendeva fazzoletti sulla ferrovia urbana.

E perché?

Perché con le nostre rumorose chiacchiere coprivamo la sua voce mentre spiegava che era una familia povera compra fazoleti. Effettivamente erano tutti in silenzio che lo ascoltavano. Forse in Spagna c’è più rispetto che in Italia per le persone bisognose in metropolitana… fatto sta che il tizio, dopo la tiritera, ci è passato vicino per raggiungere un’altra ala del vagone e a bocca storta e fare seccato, ci ha detto: “Mucho Hablas eh?”

E voi?

E noi ci siamo guardate e ci siamo convinte, tutte e sei, di aver sentito male. Poi però è ripassato e ci ha detto, bofonchiando con disprezzo “Italiana bocca larga…”… e lì abbiamo capito che effettivamente si rivolgeva con gentilezza a noi. Abbiamo ringraziato. In fondo la bocca larga è meglio di quella stretta a culo di gallina, no?

Certo. Ma alla fine il viaggio è stato bello?

E’ stato divertente e fondamentalmente necessario.

Dovute ringrazianze a: Le Gine ™, Il Tuscania (il ristorante di Daniele&company), La Sagrada Familia (sempre bellissima).

E voi? Riuscite a “staccare” ogni tanto? Se non riuscite, vi mostro questa: la luna tra le guglie, dai tavolini fuori del Tuscania . Uno spettacolo eccezionale che dovete correre a vedere a Barcellona! (Daniele, poi ci mettiamo d’accordo per la tariffa pubblicità Web). Aloa!

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Maschi e motori, donne e dolori

Non ci sono argomenti come la scelta tra tette e culo, il calcio e soprattutto quale sia la migliore auto da acquistare, per cui il maschio italiano non si senta così tanto coinvolto da partecipare a una vera e propria discussione a colpi di commenti, dibattiti e qualche principio di accapigliamento cortese. Su Facebook.

Alla condivisione sul mio profilo del post precedente e di qualche auto interessante trovata in rete, infatti, s’è scatenato il mondo maschile  (e anche qualche femminuccia, in realtà) del mio piccolo grande universo di amicizie, prodigandosi in consigli più o meno accorati  e accurati sulla scelta dell’auto che dovrò acquistare in sostituzione dell’amata 500 verde che, vi rassicuro sulle sue condizioni, oggi è dal dottore che le sta riattaccando la cerniera della portiera e quindi, almeno fino allo scadere dell’assicurazione a settembre, rimarrà con me, mammà sua che tanto bene le vuole (alla facciazza dei consumisti evviva le auto del 1994).

Ad ogni modo, nel fiume di commenti, si sono definite più fazioni secondo 3 criteri trasversali: il criterio “marca”, c’è chi tifa per l’Audi, chi per la Ford, chi per la Dacia (che ci crede così tanto che pare che i soldi andrebbero a lui se la comprassi) chi invece “NO LA FIAT!” o “NO LA FORD!”. Il criterio “alimentazione”, chi consiglia il gas, chi il GPL, chi la benzina, chi dice “NO IL GPL! Non puoi parcheggiare nei parcheggi a piani!” o “SI’ IL GPL, si risparmia!”… insomma… E il terzo criterio… beh… il sesso di chi commenta. I commenti delle donne sono tutti molto più affettivi e comprensibili a me, femmina ignorante di motori. I commenti femminili si basano su risparmio, capienza e il generale concetto del “trovarsi bene” che al mondo maschile è sconosciuto, a mio avviso… e sono anche meno enciclopedici di quelli degli uomini che chiedono troppe cose: il budget, i Km annui… se ci vado più in città che in campagna… la mia risposta a queste domande è: “Boh? Che ne so quali strade solcherò nei prossimi anni della mia vita?”

Insomma, commenti da “Simpatia portami via” a “Wikiauto so tutto io e ti cito anche la fonte” e “Aiutiamo sta povera deficiente”. Ve ne riporto alcuni:

Simpatia portami via:

“Vista l’esperienza con la 500 io la macchina nuova la prenderei senza sportelli, bisogna vedere se qualche casa la fa!”

“Spaco botilia amazo familia” (nel caso comprassi la Dacia, nota marca rumena)

“Non hai valutato di saldare la portiera ed entrare come ad Hazzard Bo e Duke? I bambini puoi lanciarli”

“Mi offro come attore non protagonista per il film porno anni ’70 che girerai se compri la Mustang”

“Il consiglio principale è: NON UNA FIAT! Morisse Marchionne e le sue macchine brutte e fatte di cartone”

Wikiauto:

“Sandero: DIMENSIONI: lung. 406/408, largh. 173/173, alt 152/162 cm
Fiesta (nuova): DIMENSIONI: lung. 395/397, largh. 171/172, alt 148/150 cm”

“Cugì fai come me, audi A3 1600 di cilindrata modello benzina del 2001 con impianto GPL va che è una meraviglia io c’è l’ho dal 2005 a GPL perfetta!!! È una macchina che la trovi a poco 2000 o 3000 euro con 150.000 km con cinghia rifatta ci metti il GPL 800 o 1200 euro per l’impianto e il gioco e fatto”

“Con il gasolio si risparmia circa il 18% con il gpl il 48% con il metano il 63%. Fonte : http://www.ecomobile.it/ ecc,ecc,ecc”

Aiutiamo sta povera deficiente:

“Se il tu budget è quello di meglio non c’è, a settimo milanese ho un caro amico che ha il distributore a metano non mi ricordo se è vicino o lontano da te, è sempre aperto” (grazie Marco!)

“Se cambio macchina, mi prendo una panda! guido principalmente in città, quindi.. comunque se vuoi c’è la cinquecento verde di mio papà, che non guida piu! magari te la regala (o quasi, boh!) io vorrei la smart, ma ha solo due posti…” (commento di femmina: Grazie Grazia… eheheheheh)

“Io mi trovo benissimo con la mia C1 cambio automatico….davvero, CAMBIO AUTOMATICO EVVAIII!!!” (evidentemente  femmina)

“Appena presa la 207 plus ecogpl, ci sono begli sconti perché è uscita la 208. Sul sito pegeout vedi i concessionari che hanno le promozioni. Ah, e ottimo finanziamento” (praticità femminile)

“Io ho una fiesta da ottobre 2011 e la adoro  tra l’altro questa dell’annuncio mi sembra dello stesso colore della mia ^^” (Il colore, anche per me, è fondamentale. Inconfutabilmente femmina)

“Mioddio ma che amici hai!” (Paola: ci sei anche tu dentro :-D)

L’epilogo: se tutto va bene, la fantastica 500 vive ancora un po’ e nel frattempo accetto auto in regalo (e pare che una proposta già ci sia). Va bene qualsiasi marca e modello, alimentazione e Km effettuati.

Basta che non sia grigia o marrone. Preferirei o rossa o verde o blu.

Fatevi sotto!

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Fiocco di Neve

Dato che non ne ho abbastanza, mi sono rimessa a fare teatro.

Io e altre tre ragazze madri (non perché abbandonate del padre dei nostri figli ma perché con il cervello fermo ai 12 anni) coadiuvate una bravissima attrice/regista di una compagnia che si chiama Semeion, abbiamo iniziato una nuova avventura.

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#FreeRossellaUrru

Ho deciso di partecipare a bloggin’ day su Rossella Urru.

Due parole sulla cooperante rapita in Algeria: 29 anni, prigioniera da oltre 3 mesi nel Sarawi, in Algeria, dove aiuta donne e bambini. Non ha farfalle tatuate sull’inguine, per questo, forse, se ne parla poco in tv.

E’ una di quelle persone che mi fa sentire fiera di essere italiana.

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Vecchiette al castello

QUIZ: Siete fortunate come LaLaiza che può portarsi il lavoro al mare e avete due possibilità: trascorrere nottata in un locale catanese very cool, very in and very catchy e assistere a un concerto di una band very cool, very in and very catchy con un amico o, in alternativa, andare a vedere un concerto di solo piano in un castello alle 7 e mezza di sera con un’amica che a dire il vero non conoscete neanche molto bene (ma che vi ispira).

Se avete optato per la prima scelta: bravi scemi! Siete dei supergiovani rimbambiti pronti a spendere in benzina, alcool e ore di sonno per avere indietro evanescente divertimento da due soldi.

Se invece siete degli assennati vecchietti come me, bravi! Avrete sicuramente scelto la seconda opzione.

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