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ZZ Top mon amour, peccato che cantino in straniero

C’è chi nasce vecchio, Psycho lo nacque.

Di fronte alla performance di Malika Ayane a Sanremo, si lamentava del fatto che ella avesse capelli di pagliaccio e troppi tatuaggi per essere bella… “Oltre ad un vestito orrido, guarda che schifo. Non poteva mettersi un vestito normale?”.

Altro segno dell’incipiente età pensionabile del ragazzo, è il fatto che dopo una precoce fascinazione per gli Ska-P avvenuta a circa tre anni, ad oggi ha gusti musicali che manco mio zio immaginario sessantenne appassionato di Harley Davidson avrebbe: vi dico solo che il suo gruppo preferito sono gli ZZ Top. Ascolta ZZ Top, sì. Come un vecchio nostalgico del rock che fu. Mi fa domande sulle loro barbe, sulle grafiche orrende dei loro CD, sui significati dei loro brani. “Peccato che non cantino in italiano”, ogni tanto si lamenta. Usando il congiuntivo corretto, peraltro. Dopo di che seguono lunghi monologhi sul fatto che è un peccato che esistano gruppi che cantano in straniero. Perché lo straniero non si capisce e l’italiano è meglio.

Il nazionalismo nascente nel piccolo italo-fascista, ha colpito come una mannaia anche il gruppo teatrale Pane e Mate . Recentemente, insieme alle colleghe dell’Associazione Puntouno, dove ho lo studio, ho infatti portato i nani a vedere una mostra-performance molto interessante allo Studio Museo Francesco Messina di Milano che si intitolava “Nutrire l’Anima” (se andate sul mio Instagram potete vedere alcune foto che spero rendano l’aria suggestiva delle scenografie). In una dimensione onirica, guidati da due attori eccezionali, si vagava tra le opere di Francesco Messina alternate a quelle di giovani scultori di Brera in mostra, seguendo un itinerario interattivo che illustrava la natura del sogno e del suo nutrimento. Ad un certo punto, si era invitati a cantare con uno degli attori che proponeva una litanìa africana particolarmente ipnotica, emozionante e ripetitiva. Psycho si è lasciato coinvolgere volentieri nelle attività proposte così anche Ova nonostante fosse inizialmente un po’ intimidita dalla stranezza delle “guide”.

Nel guest book che eravamo invitati a firmare alla fine della performance, Ova ha scritto: “Buona musica amici, Anita”. Carina, lei. Tutta contenta. Psycho ha ben pensato, invece, di obiettare: “La prossima volta per favore, cantate in italiano. Nonostante questo, è stato bello, Tito”.

Inutile dire che quando ho intuito che quella che stava scrivendo era una nota di protesta, mi sono allontanata abbandonandolo a se stesso, terrorizzata che qualcuno leggesse la complaint letter e che lo collegasse a me.

Mister psichedelica, non si è limitato a ciò: vedendo gli attori uscire poco dopo di noi, ha fermato il musico e gli ha chiesto la traduzione della canzone. Pazientemente, come in un momento catartico di passaggio di conoscenze preziose (si poteva quasi sentire sotto un canto gregoriano), l’attore ha risposto: “La canzone ripete: i bambini imparano dagli anziani e gli anziani imparano dai bambini”. Sorriso (dell’attore). Faccia inespressiva di Psycho che spegne il canto gregoriano all’istante e che ritorna a me, dopo averlo ringraziato cortesemente.

“Cosa ti ha detto Tito?”

“Mi ha detto che la canzone vuol dire una cosa che non ha senso quindi una stupidata. Ma ti sembra normale che un anziano impara da un bambino?” scuotendo il capo come un pensionato disapprovante i jeans a vita bassa di due adolescenti con le mutande Calvin Coso.

Sorrido, amorevole: “Beh, Tito, ogni età è buona per imparare e i bambini hanno comunque sempre qualcosa da insegnare agli adult…”

Psycho facendo “no” col dito si era già allontanato alla volta dell’attore, nuovamente.

“Musicista, senti… la prossima volta, perl favore, facci cantare in italiano!”.

Che cosa ho sbagliato?

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Le carte non dicono più

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Bene o male succede sempre così, no? O a voi succede meglio? Che una/un tizia/o qualsiasi presa/o a caso tra me e voi si compri un bel righello in cartoleria, faccia un calcolo approssimativo di progresso tra ascisse e ordinate e ZAC! Eccolo lì che tira una bella linea dritta dritta che ascende, come se nella vita sempre si migliorasse, sempre si aggiungesse, sempre si accumulasse e lo si facesse con costanza e gioia e senza mai appesantirsi.

Invece, nel corso degli anni, ti rendi conto e ti concedi (e ti godi) il fatto che la tua strada spesso si ferma, talvolta si prodiga in evoluzioni che ti fanno tornare indietro, ti permettono di ripensare, valutare e poi sì, lo scatto in avanti bello dritto e ripido che ad un certo punto si arresta e si stanca e per questo si guarda indietro e per un po’ s’assopisce.

Così, negli ultimi mesi, il “silenzio” di Casa LaLaiza è servito a una dei più proficui momenti di cambiamento ed evoluzione, un momento contraddistinto da splendide curve montane, inversioni ad U, faticose salite e poi discese libere sulle ruote veloci di una bici senza freni e poi, giunta a valle, voli pindarici fin oltre le nuvole e planate dolci per ritornare giù a terra… planate che talvolta producevano una bella culata. Ma poco male (oltre al dolore alle terga)… è tutta vita.

Oggi, quindi, insieme a colui che le carte dicevano essere il consorte, sono andata a firmare un’ulteriore carta che dice che le carte precedenti non dicono più.

E da qui si riparte. Anzi, si continua, nell’attesa di farsi sorprendere dalla prossima direzione che il presente ci donerà!

Aloa amici!