Mary la bambola aFFaFFina

Ieri sera, Psycho mi chiede, con la sua faccia da topo assorto: “Mamma ma a te… da piccola… alla mia età… ti piaceva la fcuola?”.

Mi si è aperta una voragine mnemonica. No, a me la scuola elementare non piaceva. Quelle quattro ore mattutine e quelle pomeridiane, saltuari, mi pesavano infinitamente. Io sono una che è maturata lentamente e sono ancora convinta di avere una percentuale infantile preponderante. Diciamo che ho capito che lo studio iniziava a piacermi all’università. Poi, in realtà, a scuola andavo bene. Ma era chiaro che sarei potuta andare meglio.

Come lui non ero una bambina presente a se stessa, ero un po’ svogliata (come lui), avevo perennemente la testa tra le nuvole (come lui). Non per nulla siamo omologhi.

Detto questo, ho fatto la mia confessione a mio figlio: “Tito, a me la scuola, quando ero alle elementari, faceva schifo. Io volevo giocare, giocare e ancora giocare, un po’ come adesso”.

Psycho mi guarda con due occhi tanti e fa un bel sospiro: “Meno male. E come mai fei ancora viva?”

Rimango interdetta come sempre alle uscite del figlio omologo. Sono noti i passaggi mentali di mio figlio, indecifrabili da parte dei comuni mortali, ormai da tempi immemori. Scatta quindi la richiesta: “Tito, ti prego, spiegami perché non capisco”

“Nel fenfo che io e i miei amici abbiamo penfato di fuicidarci tutti infieme cofì poffiamo non andare più a fcuola”

“Ah. E come vorreste suicidarvi?”

Aria saputa: “Eh… c’è un modo che è ficuriffimo: a mezzanotte, ci si chiude in bagno e si dice per 10 volte la parola Mary. Cofì: Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary. Alla decima volta, appare una bambola affaffina che ti uccide. E’ ficuro. Dopo quefta uccisione, a fcuola non ci si va più. Mamma, proviamo? Dai mamma. Mammamammamammamamma. Proviamo? Ma’ proviamo? Eh? Proviamo? Mamma? Eh? Proviamo?”

“Tito io veramente…”

“Mammma mamma mamma mamma proviamo?”

Erano le 21.30. Ova Soda già russava da più di mezzora.

“E va bene, Tito, andiamo in bagno ed evochiamo questa Mary così ci ammazza tutti e tu non devi più andare a scuola e io non devo più andare al lavoro”.

Mentre scendo le scale già mi pento. Penso a me in bagno, a mio figlio psichedelico che pensa a metodi di suicidio di massa per evitare l’impegno e il dovere e io che lo assecondo e che dovrò da lì a poco combattere contro una bambola assassina per salvare la vita di mio figlio a colpi di limetta per unghie.

Ci chiudiamo in bagno e diciamo Mery 10 volte. Purtroppo non succede nulla. Delusione.

“Tito, è chiaro, Mery non è arrivata perché sono le nove e mezza, non è mezzanotte. Bisogna riprovare dopo!”

“Sì mamma però a mezzanotte mi svegli eh?”

“Certo, come no!”…

Secondo voi come mai non è apparsa? E perché io lunedì dovrò tornare a lavorare? Eh? Perché? Perché?

Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary Mary

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