Fiocco di Neve

Dato che non ne ho abbastanza, mi sono rimessa a fare teatro.

Io e altre tre ragazze madri (non perché abbandonate del padre dei nostri figli ma perché con il cervello fermo ai 12 anni) coadiuvate una bravissima attrice/regista di una compagnia che si chiama Semeion, abbiamo iniziato una nuova avventura.

Cosa fare in primis? Prontarisposta: uno spettacolo (attenzione attenzione) PER BAMBINI!

Ora, nelle situazioni tragiche, da taglio vene, io ci sguazzo. Mettetemi nella situazione in cui devo fare ridere, ecco… io mi faccio la cacca nelle mutande.

Perché se cerchi di far piangere e non sei brava, insomma, se non ci riesci, male che vada, il pubblico piange perché sei una schiappa, perché fai pietà. E in un modo o nell’altro, rggiungi il tuo scopo.

Ma se vuoi fare ridere dei crudeli nanoidi ululanti, lì sì che è una sfida. Come diceva il mio mentore spirituale De Andrè in una frase davvero molto politically correct: “Un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo, troppo vicini al buco del cu… “ hem, insomma, mi avete capita. Figuriamoci dei nani bambini.

Detto questo, alla fine, si fa: lettura copione, riadattamento, costruzione delle scenografie, raccolta materiali, prove, controprove (a orari improbabili, naturalmente).

Nello spettacolo io sono la protagonista: sono una pupazza di neve. E fin qui nulla di male.

“Fiocco di Neve”, così si chiama la pupazza, sta sta dietro un telone per la maggior parte del tempo immobile e talvolta interagisce a gesti (e gestacci) con i personaggi della storia, Mario e Maria, due vecchietti molto vecchi che la trattano come se fosse la nipote (diapositiva).

Non parlo mai (meno male) e sfrutto le doti danzerecce a tratti. Poi arriva la primavera, i vecchi sono tristi perché Fiocco di Neve si scioglie ma lei dice loro: “Non piangete! Torno l’anno prossimo!” (e per imparare questa unica battuta ci ho messo circa un mese).

Il punto è che la “prima” dello spettacolo si è svolta proprio dalla scuola dei nani (i miei).

Nulla da dire sullo spettacolo: apprezzato. Alla prima risata del pubblico nanoide, ho respirato, rendendomi conto che non lo facevo da circa 5 minuti.

Detto questo, se avete preso un minimo confidenza con le attitudini nanesche, potete immaginarvi le reazioni dei due nani dopo che esco da dietro il telo per i ringraziamenti alla chiamata: “Ed ecco a voi… Fiocco di Neve!”

Reazione psichedelica di Psycho: *muso protruso, sguardo da pesce lesso, fisso in un punto indefinito del mio cranio, lingua che mulinella in senso antiorario dentro la guancia destra. E poi dentro la sinistra. E poi dentro la destra. Per 5 minuti. Poi se ne va*.

La maestra di Psycho mi si avvicina e mi dice, ridacchiando: “Tito è venuto da me durante lo spettacolo e mi ha detto ‘Rloby, guarlda che Gianni continua a dire che quella è la mia mamma, Aurora e Alice pure. Gli dici di smettere che mi sto innerlvosendo?”. Trad: mi hanno riconosciuto tutti i compagni di mio figlio, tranne che lui.

Reazione Ovale di Ova: *Sorriso stampato da star, testina che si inclina, guance più gonfie del solito, petto dilatato (pavona) e sguardo fuggevole che segue le seguenti traiettorie a stella: me, l’amica del cuore, me l’amica con cui si odia, me e Fabio (quello che ama), me e le maestre, me e tutto il mondo intorno a lei. Il tutto condito dall’atteggiamento del: “Io sono la più fica di tutte perché c’ho la mamma-Pupazza di neve”.

Insomma, sono famosa.

Ma la fama, si sa, ha i suoi pro e i suoi contro. I bambini, all’uscita da scuola, mi salutano tutti, compiacenti. Mi toccano e mi chiedono se respiro. E, dato che respiro, si domandano come facevo a stare ferma senza respirare dietro il telo. E mi chiedono se da piccola ero come loro o se ero fatta di neve. Poi mi chiedono che lavoro faccio (e lì davvero non so cosa rispondere). Mi chiedono se voglio avere altri figli, com’è la mia mamma, se sono sposata e se mio marito è Mario.

Quando passo, si sente un brusìo diffuso: “Quella è fiocco di neve! Quella è fiocco di neve!”.

Il problema è che anche i genitori, ormai, mi chiamano Fiocco di Neve. Vabbé. A ognuno il suo.

Ora siamo sulla preparazione dello spettacolo della primavera. Qualcuno vuole proporci per la scuola dei suoi figli?

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11 thoughts on “Fiocco di Neve

  1. Ciao Lisa, fai una proposta ed eccoti subito abile ed arruolata!
    Avrei bisogno di uno spettacolo tetrale per i bambini del centro estivo della scuola materna di Buccinasco (circa 180 bambini) per il prox mese di luglio. Il tema del CDE quest’anno è “Gli eroi della tua città” (praticamente i mestieri: il commesso, il contadino, il fornaio…) ma lo spettacolo potrebbe anche parlare dell’estate, o della fine della scuola, o… , o…..
    Insomma, decidono gli artisti!
    Pensi di riuscire a mettere in campo qualcosa? Mi servirebbe anche un preventivo (perchè sarebbe retribuito…)
    Se hai bisogno di altri dettagli fammi sapere dove posso scriverti…
    Stefania (Decio)

  2. E’ un vero peccato che ci dividano tanti km….bello recitare per i bambini, ho fatto un’esperienza di questo genere per due anni consecutivi al nido della Ciopola e mi sono divertita un mondo.

  3. Parli di teatro e mi tiri per la lingua ^^
    Fare ridere e’ piu’ facile di quanto sembra e proprio per il motivo che diceva De Andrè: “Un nano ha il cuore troppo vicino al buco del culo” e ce l’hanno pure i grandi, anche se cercano di nasconderlo.
    C’e’ un’unica maniera di far ridere: soffrire.
    Piu’ l’attore soffre e piu’ il pubblico ride, piu’ le sfighe dell’attore sono grandi piu’ le sfighe di ogni spettatore sembrano piu’ piccole; cosi’, esorcizzando le disgrazie del pubblico, l’attore gli strappa risate.
    Pensa agli attori demenziali di Colorado Cafe’ (che davvero non fanno ridere) e pensa ad una Lettizzetto o ad un Giacobazzi che raccontano le loro rogne quotidiane, amplificandole, quanto fanno ridere di piu’, o al grande Fantozzi che ha fatto di questa cosa una ragione di vita.
    Il meccanismo e’ quello: soffri, piangi, grida, strepita ed il pubblico bastardo ridera’ a crepapelle. ^__^
    P.s: Non ti stupire se ti chiamano Fiocco di Neve, io ho passato un’intera settimana in un villaggio turistico con tutti gli ospiti che mi salutavano chiamandomi “Madonna”.

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