Doveva essere un falò… 2.0

Il primo mese del bisesto è stato travagliato.

In tutto questo travaglio, però… dopo 4 anni di assenza… TADAAAAAA (come dice WALL-E) io e il Pata siamo riusciti ad andare al Falò di S.Antonio!

Vi ricordate l’anno scorso cosa successe?

Vi ricordate che il falò si tramutò in una tragicomica serata?

Quest’anno è andata diversamente…

Vi dico solo che già dal primo pomeriggio, ero guardinga sui movimenti naneschi. Ho eliminato oggetti pericolosi, non li ho fatti uscire (non si sa mai, raffreddori d’ultimo minuto, improvvisi virus gastro-intestinali, dita schiacciate, piedi sotto gomme di auto, spigoli di vetro che si piantano in fronte… meglio evitare, meglio anestetizzarli davanti la tv, una volta tanto).

Alle 18.30 il Pata arriva e ha ispeziona casa, alla ricerca di cadaveri, guasti e altri disfunzioni domestiche che potrebbero impedirci di andare al falò.

Non trova nulla.

Sereno (per quanto in essenza possa esserlo), inizia il mènage serale fatto di “Siediti”, “Mangia la pasta”, “Lascia stare il bicchiere, lascia stare il coltello, lascia stare la brocca”, “E questo gioco cosa ci fa a tavola?”, “Non scorreggiare, rutta, piuttosto!”…

A ogni squillo di telefono, il Pata è sospettoso, incombente scimmia appiccicosa, con quel muso protruso e rossiccio, chiede insistentemente chi è, borbottando tra sé e sé: “Ma si può, tutti stasera chiamano, ma non hanno un &£$$? d’altro da fare ‘sti £&£0&%!?”. Poisovrastando con la sua voce da troglodita la mia telefonata, interviente impaziente: “Allora? Metti giù?” preoccupato probabilmente che in qualche modo io possa tirarla troppo lunga e possa sopraggiungere un problema (ci credo, traumatizzato dall’anno scorso…).

Dopo cena, per esempio, mi ha chiamato un amico e per riuscire ad avere un po’ di pace, ho dovuto chiudermi in bagno. Mentre parlavo, sentivo qualcosa, una presenza ansiogena incombente, fruscii, respiri… era il Pata, appiccicato fuori dalla porta che origliava. Dopo cinque minuti di telefonata, non ce l’ha fatta più: ha iniziato a bussare a suon di pugni, invadendo il bagno con voce tonante: “Allora? La finisci di parlare? Andiamo? O adesso o mai più!”.

Un signore.

Come dargli torto però?

Chiamata Er Brunen, che è arrivata precisa nel suo pigiama di flanella rosa antico, ci siamo chiusi la porta di casa alle spalle. Un attimo di esitazione in cui ci siamo guardati increduli… e via! A scapicollo giù dalle scale, come se una trentina di zombies del malaugurio ci stessero inseguendo.

Fatto sta che li abbiamo seminati.

Ed ecco il risultato dopo due bicchieri di vin brulé offerti dal nostro paggetto di matrimonio (un ottantenne romagnolo custode del bosco):

Applausi, grazie!

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3 thoughts on “Doveva essere un falò… 2.0

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