Centro estivo, arrivi e partenze

Nell’attesa che inizi la beneamata scuola, i nani vanno al centro estivo organizzato dal comune, nella scuola statale di una frazione di Settimo che ha un nome buffo, buffissimo: Seguro.

Da casa nostra, in 10 minuti di bicicletta con il cambio sulla posizione “4” e le gambe che si danno da fare in maniera entusiasta, ci si arriva con nonchalance.

L’altra mattina si aggrega alla biciclettata un tizio a cui ero molto affezionata ma che è da un po’ che non vedo. Forse ci ho anche avuto una storia ma è stato davvero troppo tempo fa per ricordarmi. Ultimamente ci siamo visti ma non siamo mai riusciti a parlare con calma perché ogni volta che abbiamo cercato un minimo di intimità, i nani si occupavano di distrarci l’uno dall’altra.

Questo tizio si chiama Pata e sostiene con convinzione di essere mio marito.

Mah! Contento lui…

Ad ogni modo, il Pata, dopo colazione, si fa coinvolgere nella biciclettata e quando scendo con i nani, lui si è già occupato di preparare la mia bici, dotata di seggiolinanza, e la bici di sua sorella, un mostro di mountain bike, presentandomi una soluzione brillante:

“Io porto i bambini con la tua così tu non ti stanchi e tu prendi la bici di mia sorella!”

Tzé, come se non fossi capace di portarmi 30 Kg di carne che cresce appresso… sono effettivamente commossa dal pensiero gentile e glielo comunico ma il mostro della sorella, è una bici che se ci salisse su una vergine, ne scenderebbe deflorata. Il sellino è a detta di tutti un simbolo fallico e io con quelle schifezze da film porno, non voglio avere nulla a che fare, soprattutto se l’averci a che fare prevede 15 minuti di strada che si snocciola tra buche, pavé e marciapiedi.

Detto fatto, il Pata riporta dentro la bici della sorella per prendere la sua (che io non posso guidare perché troppo alta) mentre io esco e carico i bambini sulla mia e lo aspetto.

Lo aspetto.

Lo aspetto.

Guardo l’ora. Siamo al pelo.

Lo aspetto ancora.

“Ma infomma, quefto papà quanto è lento!” (è Psycho che parla: da quando ascolta Fabri Fibra la sua effe è peggiorata).

Comincerei a pensare a un malore se non conoscessi il personaggio.

Lo aspetto.

Lo aspetto.

Decido di andare senza di lui.

Parto, pedalo, pedalo, guardo dietro (niente) pedalo, pedalo, canticchiamo, incontriamo la maestra di Ova, ci fermiamo “Ciao-ciao-come-va-com’è-cresciuta-Ova ecc ecc”, riparto, pedalo, guardo dietro (niente), pedalo, pedalo, pedalo, finisce il paese, guardo dietro (niente), attraverso il cardo, costeggio il decumano e imbocco la pista ciclabile che collega i due paesi, pedalo, cantiamo, guardo dietro (nulla… ), mi ritrovo sul vialone lungo tra Settimo e Seguro: avanti non c’è, dietro neanche. Mah!

Arriviamo a scuola e il Pata, come per magia, è lì che ci aspetta.

Corriamo a lasciare i nani e quando, finalmente siamo soli, ci guardiamo sperduti.

Lui: “Ma da dove c&##0 siete passati???”

Io: “Dalla strada!”

Lui: “Quale? Ce ne sono varie!”

Io: “Come ce ne sono varie? Ce n’è una, quella ciclabile! E’ lunga ma con i bambini faccio quella che è sicura!”

Lui: “Aaaaaaha, no, io sono passato dai marciapiedi per tagliare!”

“Falciando pedoni” (penso io)

Lui: “Ma come abbiamo fatto a non vederci! La parte iniziale della strada è la stessa, la parte finale pure!”

Io: “Ecchenneso! Io continuavo a guardare indietro ma non ti ho mai scorto, amore della mia vita!”

Lui (che probabilmente non coglie l’ironia dell’appellativo con cui l’ho chiamato, sorride scuotendo il capo e mi dice, ridacchiando): “Eheheheh Codi, quello che è successo stamane è proprio l’emblema della nostra storia! Con tempi e percorsi diversi, ma il nostro punto di partenza e il nostro punto d’arrivo sono gli stessi… “

Lo guardo: ha su una maglietta made in Rebibbia che gli regalai io almeno 7 anni fa con su scritto “Visto da vicino nessuno è normale”. Ho proprio fatto bene a regalargliela.

Chapeau a te, caro tizio che sostieni di essere mio marito!

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3 thoughts on “Centro estivo, arrivi e partenze

  1. che cosa meravigliosa ti ha sfornato il pata!! il findus la cosa più carina che mi ha detto e’ stata: “claudia, che belle gambe che hai… se fossero depilate sembrerebbero quelle di Almeida! (calciatore portoghese, ndr)

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