Città di Transizione

Venerdì sera, trascinata dal Pata, sono andata ad una conferenza sulle Transition Town o Città di Transizione (a me piace però dire Città in Transizione) tenuta da tal Ellen Bermann, una gnometta altoatesina rubiconda e sorridente, con una ERRE prettamente tetescha ti Cermania, che ha iniziato a raccontare cose truci riguardo il futuro del Pianeta Terra con la serena consapevolezza di chi è nel vero.

Ora cerco di raccontarlo a voi, seppur io creda di non riuscire in poche righe a spiegare tutto ciò che c’è dietro (e dentro) questa prassi stellare e a mio avviso meravigliosa.

Le Città di Transizione sono un progetto, sempre diverso a seconda della comunità a cui si applica, di città e comunità che vivono riducendo al minimo la dipendenza dal petrolio e che riescono a difendersi dal riscaldamento globale.

Qui potrete leggerne approfonditamente.

Spiegato volgarmente il concetto è il seguente: il petrolio a basso costo non sarà disponibile più per tanto tempo. Augurandosi che si andrà ad approfondire le rinnovabili piuttosto che il nucleare, bisogna però rendersi conto che le energie rinnovabili non hanno la potenza di mille braccia come il petrolio (e come il nucleare) affinché noi proseguiamo a mantenere il tenore di vita esattamente come lo abbiamo oggi.

Dato che dal petrolio, oggi, dipende tutto (anche il cibo!), a meno che non si accetti il rischio nucleare (sia mai!!) le persone dovranno ridurre i consumi e modificare il loro stile di vita.

Da questo prospetto, a mio avviso assolutamente realista, deriverebbero vari atteggiamenti: dalla negazione totale (“No, non è vero, troveremo una fonte energetica che ci aiuterà a mantenere questo stile di vita”) al pessimismo cosmico alla Mad Max (“Finirà tutto, scoppieranno guerre civili, rimarremo al buio e al freddo”). E poi, magia…  la più auspicata Transizione che per definizione è una cambiamento (“modificheremo il nostro stile di vita affinché possiamo continuare a vivere bene”).

La paola chiave è “decrescita creativa”, un ritorno alla produzione locale (sia di cibo che di beni duraturi), alla cooperazione tra persone, allo sfruttamento migliore dell’energia, alla produzione casalinga, al riutilizzo, al consumo consepavole, alla condivisione dei saperi, alla permacultura, all’artigianato… tutti concetti di cui già sentiamo parlare ma che spesso non conosciamo davvero.

A mio avviso queste sono pratiche abbastanza facili da applicare in piccoli centri, magari di campagna. Sicuramente più difficoltose per i cittadini.

Il punto del processo di transizione, inoltre, non è solo la consapevolezza personale ma un allargamento alla comunità, al sociale, necessario affinché si parli di transizione: non c’è progetto di transizione senza una comunità o un gruppo che desideri muovere passi verso questo stile di vita. Un gruppo di persone che, chiaramente, parte da una presa di coscienza singola, famigliare e personale.

La Codi “in transizione” che cosa fa? (devo ammettere che posso farmi pat pat sulla spalla):

-Ricerca di un gruppo di coabitazione (e forse ce la si fa ma è un processo lungo e periglioso)

-Pannolini lavabili per i bambini (anzi, ciripà!): ci ho cresciuto 2 figli e fra un po’ saranno prestati, quindi 3 bambini con 40 pezzi di stoffa invece che millaia (come dice Psycho) tonnellate di gel chimico e plastica (leggi:petrolio)

-Detersivi biodegradabili al 100% (purtroppo poco profumati) in bottiglie riutilizzabili

-Lisciva nella lavatrice invece che detersivo

-Acqua e aceto per pavimenti e vetri

-Retìna indistruttibile per lavaggio piatti (ce l’ho dal 2005)

-Eliminazione degli stand-by con ciabatte on-off in casa

-Uso di mezzi pubblici a posto dell’auto

-A scuola si va a piedi, anche con la grandine

-Lavoro a domicilio (ma ho dovuto licenziarmi, mannaggia)

-Vestiti di seconda mano per me e per i miei figli

-Ridotto consumo di carne e pesce a favore di verdura e frutta

-Pane in casa

-Coppetta a posto degli assorbenti igienici

-Rifiuto di rottamare la mia splendida 500 del ’92

-Fazzoletti e tovaglioli di stoffa

-pic nic senza posate e piatti usa e getta

-Ciabatte anti-standby

-Latte comprato in fattoria, in bottiglia di vetro (che riutilizzo ogni volta)

-Termostato del riscaldamento in casa sui 19° (in inverno)

-No condizionatore (in estate): si resiste, credetemi!

-Il cibo non si butta! Si cucina anche con gli scarti (per questo vi consiglio Ecocucina lo splendido blog di Lisca

… ce n’è ancora, ne sono certa…

Da qui, anche se precedente rispetto questo incontro, il primo passo verso il “town” della Codi e del Pata: l’adesione al Gruppo di Acquisto Solidale locale: uno splendido gruppo di 20 famiglie che si propone di acquistare in loco e quindi di sostenere i produttori vicini al nostro comune, prodotti di stagione (mai più zucchine d’inverno!) nonché di rifiutare prodotti trattati chimicamente.

Se volete saperne di più e sapere il gas più vicino a casa vostra, andate qui.

Quindi, è ufficiale, io e il Pata siamo IN TRANSIZIONE!

Vi aggiornerò e quando riusciremo a mettere in piedi una Transition Town vi avverto così ci venite a trovare! Vi farò una pizza in casa con la farina coltivata a meno di 100km da casa mia e i pomodori dell’orto!

Aloa!

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16 thoughts on “Città di Transizione

  1. E’ tutto davvero molto interessante, forse dovremmo davvero fermarci a riflettere e probabilmente a fare un passo indietro su tante abitudini acquisite nel tempo.
    Ti meriti davvero una bella pacca sulla spalla, hai raggiunto molto risultati che non sono proprio alla portata di tutti (coppetta in primis… opinione personale ;-)) e mi fanno pensare che sono/siamo davvero una capra/oni…(mi riferisco alle abitudini familiari!)

  2. sai cosa ti dico?? sono con te e trovo che la tua sia una eco grafia! Scrivi nel rispetto più totale dell’ambiente Leez, un plauso x questo, grande sforzo, in un mondo in cui l’usa e getta è la prassi (in America so che le camicie costano pochi dollari e nn si lavano, come le lamette) Ma cazzo nn hanno ancora capito pero’ le grandi aziende che muovono il mondo, tutto questo. Perchè il Dio Denaro comanda su tutto e tutti. E purtroppo è un non ritorno, soprattutto fino a quando abbiamo politici (sx inclusa) come quelli presenti. Viva te pero’. CANDIDATIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII. Io, ti voto. <3

    • ce ne sono di diverse marche, vai sul sito labottegadellaluna.it o cerca coppetta coop. Lì trovi tutte le istruzioni ;-) Con una spesa di 30 euro sto andando avanti da circa 4 anni!

      • oh santa pace!!! ma è igienico? ma poi la sterilizzi prima del riutilizzo? ma versi il sangue via???? scusa lisiusch… che impressione!! O_o

      • Sì sì, molto più igienico degli usa e getta sia interni che esterni. Non farti venire l’impressione, è una roba molto naturale.

      • Scoprire l’esistenza di questo oggetto mi sta facendo vedere il mondo da nuove prospettive di risparmio. Solo, la vedo durissima in situazioni fuori casa.

      • Confermo: fuori casa bisogna avere stomaco. Ma da un altro punto di vista, sai che hai un’autonomia di 8 (8!!!!) ore! ^_^

  3. e pensa che non ho trovato i tovaglioli di stoffa nemmeno al mercato..ho dovuto fare a pezzi delle tovaglie…il detersivo biodegradabile al 100% lo hai fatto tu? mi dici come si fa?

    • Prendi un sapone di marsiglia *naturale* o un pezzo di sapone di quelli trasparenti biodegradabili al 100% (trovi tutto alla coop o nei negozi di cose naturali), lo tagli tutto a scaglie, lo sciogli in un contenitore da 3lt e poi lo usi come un normale detersivo liquido per lavatrice. Alternativamente, su biosophia.eu vendono la lisciva, la vecchia e famosa cenere sgrassante. Costa meno di un detersivo normale perché ne usi pochissima e una confezione che paghi 11 euro ti dura un anno. Il problema è che non profuma. Io metto un po’ di acqua di colonia nello spazio dell’ammorbidente o due gocce di olio essenziale citronella o lavanda. una ficata! :-D

  4. Alcune di queste cose sono incompatibili con la mia vita frenetica, altre impraticabili (tipo la coppetta :-) ) però da un paio d’anni compro anche io il cibo in un GAS e confermo che si mangia meglio, spesso si spende meno (dipende un po’ dai generi) ma soprattutto frutta e verdura sanno di qualcosa!

  5. In effetti da quando ho letto questo tuo post sto cercando di esaminare bene le mie azioni e devo ammettere sinceramente che se sono brava in tanto, pecco in altrettante cose…ci si può sicuramente impegnare di più !

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