L’edicola di San Leonardo

Veniamo alla seconda puntata di “Botteghe Oscure”, il blogserial giustiziere dei commercianti scortesi. Potete leggere qui la prima puntata.

La mannaia dell’onesta mamma imbufalita si abbatterà quest’oggi sul’edicola che si trova alla fermata della metro rossa di San Leonardo, zona gallaratese di Milano.

Siamo in un qualsiasi freddo giovedì (quando, cioè, dopo la mattinata di lavoro, devo correre in ospedale per la distribuzione dei casi clinici e poi sempre di corsa a scuola di psicoterapia fino alle 19.30…). In uno di questi qualsiasi giovedì, la puntualissima Ova, si ammala.

Letizietta, paziente e disponibile come sempre, viene a casa a curarmela per permettermi di adempire ai miei doveri professionali.

Al momento di uscire, Ova strepita, piange. Bollente con la febbre a 40, si appiccica alla mia gamba e non la molla più. In quelle condizioni, in genere, crollasse il mondo, io non esco. Decido, infatti, di saltare la riunione di distribuzione di casi in ospedale. Calmo Ova, coccolo Ova, metto suppostina ad Ova e Ova si calma. E’ chiaramente estremamente tardi anche per andare solo a scuola. Diciamo che arrivare in ritardo, a metà di una sessione di psicodramma dove puntualmente, qualcuno (spesso io) a metà scoppia a piangere, non è la cosa più carina da fare per chi sta lavorando. Decido comunque di muovermi verso la scuola ed esco furtiva di casa mentre Ova gioca con la sua nonna.

Arrivo con l’auto a San Leonardo, esattamente in quel posto dove la mia vita si incrociò con l’angelo custote delle auto parcheggiate a muzzo, mesi fa.

Parcheggio, come al solito lontanissimo dalla metro (il posto adiacente alla fermata lo trovo solo se non sono in ritardo, quindi inutilmente), scendo e di corsa vado a prendere la metro.

Ma davanti alle macchinette obliteratrici… sorpresa! Non ho il portafoglio con dentro il mio carnet di biglietti ma, soprattutto, con dentro i soldi con cui comprare un biglietto nuovo.

Faccio mente locale: è rimasto sulla scrivania, sì, è rimasto lì.

“Poco male“, mi dico, “chiedo all’edicolante il favore di darmi comunque un biglietto, dopo di che mi faccio prestare dei soldi a scuola e glieli restituisco al ritorno”.

Me fiduciosa. Me illusa.

Vado dall’edicolante che, per inciso, mi ha visto ogni mattina per 6 anni passare da là, comprare Vanity il mercoledì, il Corriere giovedì, La Repubblica quando esce XL e i biglietti della metro, e lo approccio con cortesia e un sorriso: “Buongiorno! Mi scusi, le chiedo un favore: ho dimenticato il portafoglio a casa, non è che mi dà un biglietto che poi le restituisco i soldi al ritorno?”

Il tipo mi guarda: i suoi occhi dietro quegli occhiali spessi un dito, gli donano uno sguardo da rana viscida e mi risponde in modo inequivocabile: “Signorina, noi queste cose non le facciamo”.

Mi fermo un attimo, mi dico che non è possibile forse mi sono spiegata male, con serenità e tranquillità reitero:

“Scusi, forse non ha capito: ho lasciato il portafoglio a casa e abito lontano da qui, ci metto 20 minuti tra andare e tornare… se lei fosse così gentile da darmi un biglietto, io le sarei davvero grata, le posso assicurare che l’euro glielo restituisco, si figuri, che convenienza avrei a rubarle un biglietto? E comunque sono Signora, non signorina”.

“No, signorina (a mo’? ndA) è lei che non ha capito: io il biglietto non glielo do, queste cose noi non le facciamo. Regalassi biglietti a tutti, avrei già chiuso”.

Resto di stucco. Penso sia colpa dell’abbigliamento, vado sempre in giro che sembro una sgarzolina… eppure oggi sono tendenzialmente chic: ho i pantaloni puliti, la giacca, le scarpe con il tacco… insomma, non sono una barbona, come a volte mi capita di essere…

Decido che quello è un insensibile egoista senza speranza di ragione e per non perdere ulteriore tempo prezioso, giro quegli stessi tacchi che ultimamente indosso così poco spesso e me ne vado con un diavolo per capello, imbufalita come non mai e con la consapevolezza che le prime due ore di lezione sono andate. Tutto per colpa di ‘sto cretino.

Mentre sono per strada, ancora incredula di quello che mi è capitato, telefono a mia madre, anticipandole che sto tornando come un uragano a recuperare il portafoglio, pregandola di venirmi incontro sulle scale, dato che eviterò di varcare nuovamente l’uscio: se Ova mi rivedesse, ricominceremmo daccapo con l’attaccamento a cozza… il tutto inveendo contro l’edicolante e augurandogli millaia (come direbbe Psycho) ore di cagotto sul cesso.

Con tono celebrativo e didattico, mia madre, di tutta risposta, mi intima di non augurare il male degli altri: “Quando auguri il male, il tuo è dietro la porta!”

Letiizietta continua, sembra un oracolo:

“Invece tu fai così: prendi un euro e glielo regali perché, poverino, per non averti dato il biglietto, si vede che di quell’euro, il misero, ha davvero bisogno! E glielo dai davanti a più gente possibile, spiegandogli il motivo di questo tuo gesto caritatevole. Aspetta il momento giusto, capito? Più gente possibile, tanto ormai, in ritardo ci sei”.

Capite, la perfida?

Non ho mai ammirato così tanto mia madre per un consiglio datomi!

Sono tornata tronfia con il mio euro in mano.

Non vi dico la reazione dell’essere ripugnante. Si è arrabbiato tantissimo, avevo quasi paura che uscisse a menarmi, ma, per come era messo, lo scontro fisico non gli sarebbe convenuto, nonostante io sia una formica.

Quando, ululando davanti ai suoi 6 clienti in fila, che io ho prontamente superato affinché sentissero e vedessero tutto, ha iniziato a dire “Non ho bisogno di elemosina! Si riprenda il suo euro“, io prontamente, ho uscito (mi vanto del mio transitivo terrone, io!! ndA) i trascorsi siculo nobiliari della mia famiglia e gli ho fatto presente che, visto che non lo voleva lui, glielo lasciavo a titolo di omaggio per la prossima signora per bene che si sarebbe trovata in difficoltà per una dimenticanza e che lui, sicuramente, non avrebbe aiutato in quanto essere abietto.

Tiè.

Morale della favola: mia madre è sciacquetta solo all’occorrenza ma quando vuole è una iena. E questo le ha fatto acquistare mille punti ai miei occhi.

Dato che il cretino, di sicuro non avrà imparato nulla dalla mia lezione, invito i lettori milanesi a boicottate l’edicola della fermata della linea rossa di San Leonardo! Meno soldi a lui, più felicità a tutti!

E, soprattutto, scrivetemi e raccontatemi delle vostre disavventure con commercianti scortesi, noi siamo i giustizieri della cortesia, non ci sfugge nulla!

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7 thoughts on “L’edicola di San Leonardo

  1. Ciao Fantastica !!! Quanto avrei voluto essere lì e vedere la faccia di quella rana viscida! Standing ovation alla tua mamma!!
    Francesca

  2. Odio quell’edicolante, ha il coraggio di guardare storto se per caso appoggio la borsa sui suoi quotidiani per cercare il portafoglio coi soldi… p.s. voto per il boicottaggio!! Le macchinette automatiche sono più cordiali.

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