Nani montani

Il Pata ha portato la famiglia in montagna.

Siamo arrivati in questo posticino da brivido a 1300 mt, abbiamo incontrato gli altri (altre tipo 5 famiglie con minimo 2 bambini per ogni nucleo) e dopo una fugace visita ad una miniera d’oro, dove Psycho ha ritrovato se stesso dicendo che da grande vuole fare il minatore così tutti gli dicono “poverino!”, siamo andati a prendere una motoslitta che ci ha portato in un delizioso rifugio dove abbiamo cenato.

I tavoli erano due. Uno per i grandi, e uno, grande uguale, per i nani.

La proprietaria, una dolce e paziente giovane signora con i capelli cortissimi, il sorriso stampato e lo sguardo beato, ci ha consigliato di non occuparci della cena dei nostri figli e ci ha rassicurato che avrebbe pensato a tutto lei.

Mbè? Meglio di così cosa si potrebbe chiedere?

Infatti il tavolo nanico era al completo e pullulava di nani indipendenti e tendenzialmente tranquillizzati dall’aria montana, mentre io e il Patato siamo riusciti a intavolare una discussione di senso compiuto con i nostri vicini di tavolo che è durata più di quanto potessimo sperare: tipo 10/15 minuti ininterrotti, a più riprese, per giunta!

La cosa che però mi lavorava dentro mentre conversavo, era come questa signora avrebbe affrontato i miei figli. Psycho, in particolar modo.

Per chi ancora non lo avesse capito, Psycho è un bambino che ha il primato delle risposte fuori di luogo, così come suo padre è il re delle domande appartenenti alla stessa categoria.

Gli chiedi: “Come stai?” e lui, dopo in genere 2 minuti di riflessione in cui sembra che cerchi la parole, risponde: “Mamma, lo sai che ci sono dei mostri che hanno una gamba che esce dalla schiena e ci camminano tutti storti per fare più paura?” E se tu, per trovare un canale di comunicazione con lui, ti metti a parlare dei suddetti mostri tipo: “Ma dai? Ma che cosa interessante Psycho di mamma tua! Ma dove li hai visti questi mostri? Che bello!” Lui ti guarda stranito e, dopo i soliti due minuti di riflessione, se ne esce con il classico: “No” o, a scelta “Dove qui o lì?” oppure se ne sta zitto direttamente, guardandoti. Ma in realtà non guarda te. Guarda i tuoi antenati e ci dialoga. Oppure, probabilmente, sta contando i granelli di polvere che intercorrono tra te e lui.

Ad ogni modo, il momento topico della serata, infatti, sono state le ordinazioni. La gentile giovane donna, si avvicina ai miei due nani e lì, io, mollo tutte le interessanti conversazioni in atto e mi avvicino, stile mosca.

Ova, affamata, era piazzata sulla sedia e non si muoveva da lì da tipo 20 minuti. Nel momento in cui la signora giunge da loro, stava iniziando a succhiare un tovagliolo per vedere se riusciva a trarne nutrimento.

La signora, vedendo che Ova si sta già sfamando col tovagliolo, si rivolge a Psycho.

“Ciao bambino! Come ti chiami?” Psycho la guarda con sguardo da pesce lesso, inizia a roteare la lingua a destra e a manca dentro la bocca, da una guancia all’altra, timido e imbarazzato, mentre gli occhi sberloggiano di qua e di là.

“Tito! Si chiama Tito!” la voce è del sapientino-Ova.

“Ah, bene! Tito! Che nome importante!” Penso, miracolo che non abbia chiesto: “Tito diminutivo di…?”

“Tito, come la vuoi la pasta? Bianca o al pomodoro?”

Psycho fissa un punto indefinito sul soffitto e spalanca la bocca sussurrando “eeeehhhhh… eeeehhhhhhh” e lasciando intendere che a brevissimo arriverà una risposta. Infatti arriva, da Ova, però.

“A mio fratello piace al pesto!” Ova è la regina dei ristoranti. Ma la gentile signora ancora non capisce che Ova è l’ufficio stampa del fratello e imperterrita, continua a rivogersi a lui: “Tito, purtroppo il pesto non c’è, dimmi allora, come la vuoi, bianca o al pomodoro?”

Psycho: “Perrrrllllché?”

La signora, che non sa che il “perché” di Psycho, in realtà, è un perché rivolto all’universo tutto e non a lei in particolare e non ha la minima idea di che guaio stia andando a cercare se cerca di intavolare una discussione con lui, insiste sorridente e divertita: “Perché qui ce l’abbiamo solo o bianca o al pomodoro, devi solo scegliere come la vuoi! Allora come la vuoi?”

Nessuna reazione.

Poi, finalmente, una risposta chiara.

“Sì”.

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16 thoughts on “Nani montani

  1. Quel Mito di Tito e quel mitino di Ova…manca il dog Leez!!! Il caneeeeeee si si presto presto che si fa tardi, senno’ <3 vi amo

  2. E’ bellissimo leggere il tuo blog: è ormai diventata la mia pausa di riflessione e svago cui non posso resistere.
    Quest’ultimo racconto mi è piaciuto moltissimo probabilmente perchè in quel rifugio, su quella montagna c’ero anche io ocn tanto di nano piccolo e nano grande al seguito.
    E tu sei riuscita a tradurre in parole ogni seingolo gesto/fatto/emozione di quel momento.
    E’ un piacere averti conosciuta.
    Un bacione a tutti
    Francesca

  3. chi non conosce tito può trovarlo, leggendo i racconti della sua mamma, un tipo “tosto”, un vero “spasso”. io che l’ho incontrato più volte non lo definirei così. più che altro, tito è uno con cui bisogna stare ATTENTI. tito è uno che SA.

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