Stank e Stiun

Recentemente ho incontrato Marzia, una ex collega dell’università con cui sono rimasta in contatto e che attualmente lavora come psicologa in ambito familiare.

All’università facevo parte di un infallibile gruppo di studio (quasi un gruppo di autoaiuto), un gruppo femminile al 100%: LeComari.

Come in Sailor Moon o le Winx o, se vogliamo esondare dalla qualità di genere, i Gormiti, ogni membro del gruppo vantava un nome di battaglia dettato da una sua caratteristica personale.

Io, per esempio, ero la ComaraZucchina perché ai tempi ero vegetariana, vegana, celiaca, allergica ai latticini e a dieta quindi la mia unica fonte di nutrimento erano i simpatici ortaggi verdi ed oblunghi.

Poi c’era Gabi, detta CapaComara in onor del suo carattere dolce e remissivo, un agnellino con due zanne tante. Carnivoro, anzi, cannibale.

Laura si chiamava invece ComaraPollicina in quanto, a seguito di un grave problema di salute occorso anni prima, aveva sviluppato difficoltà a riconoscere le strade e gli itinerari (anche quelli abituali!) quindi… o molliche di pane o amiche a braccetto, tipo i ciechi… anche se, essendo particolarmente svampita, tutte noi crediamo ancor oggi che la storia della malattia sia una scusa per giustificare le sue carenze genetiche di attenzione.

C’era la ComaraArtigiana, Silvia, per le sue note doti manuali (ho ancora diverse cornici di legno con dentro le nostre foto).

Cristina, poi, aveva i capelli arancione fosforescente (ComaraArancio, come il conto) e c’era anche  Chiara che aveva avuto una disavventura che… ecco non posso scendere nei particolari… ad ogni modo… era soprannominata ComaraSalvietta… o solo Salvietta, molto poetico.

Marzia, invece, da sempre una perfezionista del look (unghie pittate dello stesso colore della borsetta), si guadagnò il titolo di ComaraOblò quando ci raccontò che un giorno, alla fine di una giornata intera di lavoro presso un ente durante la quale le era sembrato che tutti la guardassero strano, si accorse che i suoi attillatissimi pants si erano scuciti proprio lì, sul deretano, aprendo un oblò che permetteva una simmetrica visuale di una parte di chiappa destra, della sua amica sinistra e del filo del tanga che in mezzo vi trovava ubicazione (rigorosamente dello stesso colore del rimmel e della cintura)

Ma veniamo al nostro incontro.

Oltre a raccontarcela amorevolmente, decisi di chiedere a Marzia una piccola e amichevole consulenza su Psycho.

Prima dell’estate, infatti, ero estremamente preoccupata per lui: a giugno le maestre della materna mi avevano consegnato i suoi disegni fatti nell’arco dell’anno scolastico e, sfogliandoli, avevo constatato che:

1) Il colore usato maggiormente era il nero

2) gli unici due colori oltre il nero che erano presenti nei suoi disegni erano il blu oltremare e il marrone scuro che, essendo più chiari del nero, venivano usati per colorare cose chiare tipo il sole, gli alberi, il mare… e il volto della mamma.

3) 8 disegni su 10 avevano come soggetto principale una spirale.

4) I titoli che Psycho dava ai disegni (rigorosamente appuntati dietro il foglio dalle maestre) erano:

• Vortice

• Uragano

• Tito (nome proprio di Psycho ndA) ucciso dal vortice

• Tito ucciso dall’uragano

• Tito portato via dal vortice

• Il vortice che risucchia Tito

• Tito morto

… e amenità del genere.

Quando, preoccupatissima, sono corsa dalle maestre il giorno dopo, con le lacrime agli occhi e in preda ai sensi di colpa per avergli fatto vedere troppe volte “Nightmare Before Christmas” e per commentare insieme i disegni, loro, serafiche, mi hanno dato della paranoica ed esagerata dicendo di non preoccuparmi perché “Tanto disegnano tutti così, il vortice e i morti sono la moda dell’anno inventata dai remigini per spaventare i piccoli e Psycho invece di spaventarsi, ha fatto sua la cosa (guarda caso), se guardi i disegni degli altri bambini (maschi, figurati) sono tutti uguali”.

Uhm…

“Non preoccuparti! Psycho è allegro, socievole, senza problemi…”

Insomma, un quadretto rassicurante tanto quanto tremendamente poco convincente del mio mini psicopatico di casa.

Quindi ecco che a pranzo un mercoledì, mi trovo con Marzia a Palazzo Granaio (il poeticissimo posto dove, per il mio matrimonio ho preso la sbronza più colossale della mia vita) e le racconto dei disegni.

Lei, esterrefatta, mi dice (con un sarcasmo che di primo acchito non ho colto):

“E i servizi sociali non li hanno chiamati? No, perché, sai, a vedere dei disegni così, io l’avrei fatto”…

La guardo con due occhi che probabilmente le hanno fatto pena:

“Scherzo” *risatina*. (E’ imbarazzante constatare che su certe tematiche io perda completamente il senso dell’umorismo).

“Senti Liz, non preoccuparti, pensa che io in casa non ho solo Valentino (nome di suo figlio) ma ho anche Stank e Stiun… la vuoi sapere la storia di Stank e Stiun?”

E come no, sono tutta orecchie!

“Stank e Stiun sono due amici immaginari di Valentino. Uno è la sua fotocopia (Stiun), l’altra è l’ombra della sua fotocopia (Stank), il suo lato oscuro in pratica”.

Già comincio a sentirmi meno sola…

“A volte lo sento parlare da solo e gli chiedo: Amore con chi parli? E lui risponde: con Stiun! Oppure, all’occorrenza: con Stank!”

E’ ufficiale, non sono più sola. La guardo e mi sembra di essere a casa. Che sensazione di calore!

“Stank e Stiun sono per lui proprio due bambini normali, a volte mi chiede del cibo in più per loro due o per uno di loro… roba che poi mangia lui, penso”.

Quel “penso” mi fa girare di scatto, convinta che il mio Stiun riflesso nello specchio del ristorante stia salivando alla vista del mio risotto ai frutti di mare ma, stranamente, lui è assente.

Le chiedo delucidazioni ulteriori…

“Ma sì, un giorno era allo specchio dell’armadio di casa nostra che è un armadio nero e lucido e si divertiva a guardarsi riflesso ora allo specchio, ora nell’anta lucida e nera e quel giorno gli ho chiesto: Amore chi guardi? E lui ha risposto con sicurezza: Stank e Stiun! Indicando rispettivamente l’anta nera e poi lo specchio!

Il bello, cara Annalisa, è che ognuno ha il suo Stank e Stiun, secondo Valentino! C’è mamma Stank che è quando cammino e ho l’ombra o mamma Stiun quando sono riflessa su una vetrina…”

La guardo, commossa, e credo di esserle grata per avere un figlio ancora più fuori del mio, una situazione che mi permette di immaginarla a quest’ora a casa sua, con il suo bambino e accanto altri due lettini, uno identico a quello di Vale, con su Stiun che russa e uno nero nero, che ospita Stank.

Detto questo concludo il mio secondo richiamo sulle amiche (infinita fonte di ispirazione)… e vi rimando alle prossime quotidianità, al prossimo post.

Devo andare in fretta perché ho lasciato Psycho Stank e Ova Stiun soli che stanno litigando e facendo impazzire la Stiun della loro mamma che lava i piatti. Ciao!

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11 thoughts on “Stank e Stiun

  1. Io mi ricordo che anche mio cugino aveva degli amici immaginari da piccolo.
    Una volta è andato anche a riprenderli nell’ascensore, perchè li aveva dimenticati lì!

    Io non sono una psicologa, ma credo che il mondo dei bambini sia da prendere così come! L’importante è che quando sono nel mondo di tutti, che siano presenti e coscienti, no?

    Ah, il colore preferito di mio fratello piccolo, è sempre stato il nero!

    Dai un bacione a Psycho e Ova per me!

  2. vorrei acquistare le seguenti opere:
    “Tito ucciso dall’uragano”
    “Tito portato via dal vortice”
    “Il vortice che risucchia Tito”
    … e anche una con Mamma Codi faccianera, se ancora a catalogo.

    ti prego!!

  3. Sì, sì, è tutto molto interessante, ma, in conclusione di tutto ciò… vuoi davvero darci a bere che ti chiamavano ComaraZucchina per via della _dieta_?

    ;P

    Sara/Keri

  4. annalisa…..che dire….sei sempre fenomenale…rido rido da sola…anzi no…con stank…ovvero la chiara riflessa sullo schermo del mio pc!!!! cmq…non ti preoccupare x i colori o i disegni che tito fa…solo recentemente il mio lorenzo (che a volte vorrei fosse più stiun, così almeno con una botta di vileda lo elimino dallo specchio!!!) ha iniziato ad usare dei colori…prima era tutto nero, blu, marrone…ora usa anche il rosso….color del sangue!!!! ahahahha…un bacione grande grande e alla prossima! volentieri! chiara

  5. Da piccolo disegnavo dei gran laghi di sangue. Poi hanno scoperto che ero solo un po’ daltonico, e quello che disegnavo erano solo degli innocenti e bucolici prati verdi.

    Ora però ho un tormento interiore che non mi lascia riposare: quale sarà mai la disavventura legata al soprannome di “Salvietta”!? So che non lo saprò mai, e la cosa mi perseguiterà un eterno!! :D :D

  6. uuuuh che figata. cito fa disegni come: “la mamma, bau e rocco vanno in vacanza”. “la casa nuova di cito, bau, rocco e della mamma”. “cito ama la mamma”. “sole, mare, amore, felicità”. “la bella spiaggia di cagliari”. “come ci siamo divertiti tutti assieme quella volta”. “ritratto della mia amata famiglia”. “grazie mamma perché mi vuoi così bene, anch’io te ne voglio”. la classica bambina perfetta a 5 anni, che poi da adolescente si farà 27 piercing e diventerà una squatter.

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