Ti voglio bene… perché sei come Van Helsing

Quest’estate io e mio marito abbiamo deciso di leggere Dracula.

Non una delle mille rivisitazioni di storie di vampiri bensì il romanzo originale di Bram Stoker, quello di spessore (anche fisico), quello di fine ‘800, dove il Conte è vecchio e repellente e spaventoso, non fico come Brad Pitt, dove Mina è una brava donnina, giovane e religiosa e particolarmente perspicace, dove a Jonathan a metà storia, vengono i capelli bianchi dallo spavento… E poi c’è lui, il mito: Van Helsing! Lo psichiatra religioso appassionato di antropologia, l’ammazza vampiri sapiente su tutte le superstizioni dei rumeni, dipinto da meravigliose pennellate narrative inequivocabili. Io e il Pata siamo entrambi d’accordo, Van Helsing è il personaggio chiave del romanzo, è colui che dà la direzione ai protagonisti e che ne sa a pacchi di vampiri, paletti, crocefissi ecc ecc.

Ora, Patato è rimasto molto colpito dalla lettura di Dracula innanzitutto perché è sicuramente un romanzo sorprendente per la scorrevolezza ed originale per la forma diaristica, e indipendentemente dal fatto che la storia di Dracula sia trita e ritrita, quel romanzo è inquietante e fa ancora paura.

Ma secondo me, il motivo principale per cui lui è rimasto colpito è perché è il primo libro che legge dopo tipo 10 anni di astensione dalla lettura.

E dire che da giovane leggeva, io me lo ricordo! Nei primi sei mesi in cui si usciva, ha letto quasi tutti i libri che gli ho regalato e che io ho amato: “Oceano Mare” e “Seta” di Baricco, “Il Profumo” di Patrik Suskind, “Elianto” di Stefano Benni…

Poi, il nulla, tabula rasa, il vuoto.

Capirete l’emozione di una maniaca della lettura come me nel vederlo leggere (e con gusto), capirete il piacere di commentare insieme a lui i personaggi e la storia, fare a gara a chi finisce prima.

E alla fine del libro, probabilmente a causa dell’effetto della ritrovata passione, dell’immersione totale nella storia che ormai viveva anche fuori dal momento della lettura, il Patato ha avuto uno dei suoi rarissimi slanci verbali di dimostrazione di amore nei miei confronti.

Ha chiuso l’ultima pagina di Dracula e mi ha guardato, tra lo stupito, l’ammirato e l’innamorato.

Io, lasciato aperto il codice deontologico degli Psicologi Italiani che stavo amabilmente studiando, in mutandoni a righe viola e rosa, associati a una canottiera bianca con una patacca di sugo su una tetta, stavo correndo a piedi nudi dietro a Psycho per fargli soffiare il naso mentre cantavo ad Ova la sigla dei Little Einsteins.

E lui, ancora lì a fissarmi.

“Guardala, la Codina” ammirato, con gli occhi fuori dalle orbite da pazzo “Va’ che carina… a tratti ‘fimminazza sexy’ a tratti un folletto buffo”

Buffa io? Uhm, sì… preferirei essere una bomba sexy sempre ma ognuno ha quello che si merita… e io ho la metamorfosi Kafkiana dalla mia.

Ma poi come si permette ‘sto mezzo piemontese e mezzo mantovano di usare parole nella mia lingua terrona meravigliosa, originata da greci, spagnoli, francesi e normanni… sporcandole di barbaro accento norditaliota?

“E chi lo direbbe che, nonostante sia così gnocca, è anche così intelligente?”

OK, l’abbiamo perso. Quando comincia a parlarmi usando la terza persona, impostando la voce come se stesse tenendo una conferenza, vuol dire che abbiamo superato il confine della verosimiglianza, anche a livello di contenuti e quello che ha appena affermato lo dimostra pienamente.

“Crede in Gesù… però non è bigotta. E’ intelligente, acuta, ma al contempo un po’ distratta, maldestra… però… coraggiosa!”

Eh? Accozzaglia di attributi a caso.

“A volte la Codina dice cose che non si capiscono perché parte sgrammaticata… e parla da truzza di Cesano Boscone… ma se cogli il succo, ha quasi sempre ragione ed esprime concetti fini!”

Ma sentilo, Umberto Eco.

“E poi è buona, di principi, la Codina. Ha fatto i suoi studi  e ha letto tanti libri, anche importanti… e se può, aiuta gli altri!!!”

Beh, sì, questo sì…

Una pausa. Si riprende, mi guarda compiaciuto.

“Sai Codi? Tu sei proprio come Van Helsing. E’ per questo che ti voglio bene!”

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6 thoughts on “Ti voglio bene… perché sei come Van Helsing

  1. Muaheuhauehuhauehuha.

    Tienitelo stretto questo momento, queste parole.
    Il Patato non è tipo da ripetersi a quanto ho capito.
    Però che figo.

    In effetti io ti vedrei più come Hannibal Smith dell’A-Team.
    Ma anche Van Helsing va bene ^^

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