Stordito/a

Venerdì scorso dovevo andare alla conferenza stampa di Quelli che il Calcio, dall’altra parte di Milano.

Iniziava alle 12 e io, alle 12 meno 5, ero ancora alle prese della ricerca dell’auto sotto casa, in spaventoso ritardo come al solito.

Trovata la macchina, ho pensato che era cosa buona che non l’avessi dimenticata in giro come quella volta che l’avevo lasciata una settimana al parcheggio (a pagamento) dell’ospedale San Carlo… e per capire dov’era mi sono dovuta sottoporre a una seduta di ipnosi…

Messa in moto Macchinina (questo il nome proprio della mia mitica 500 verde) ho preso direzione San Leonardo, dove l’avrei mollata per prendere la metro, attraversare la metropoli e giungere in fretta al Westin Palace.

Ma giunta a San Leonardo, la tragedia: non ci sono più posteggi liberi. Tutte le strisce bianche si sono trasformate in blu! Giro, rigiro, anche le stradine secondarie sono una distesa di strisce blu, non c’è più un solo posto libero da pedaggio nonostante di parcheggio ce ne sia a bizzeffe lì!

Sconsolata con la malasorte, indignata con il comune di Milano, inviperita con la Moratti e sbuffante, mi accorgo che l’edicola è troppo lontana e io sono, come al solito, troppo in ritardo per comprare il gratta e sosta.

Decido di rischiare e parcheggio, in una piazza lievemente sovralzata rispetto alla strada, lontana da tutto se non dal cemento, lontana dalle forme di vita (ma regolata dalle solite strisce blu), di fronte ad un oratorio chiuso. La metto in corrispondenza di uno degli scivolini che facilitano la discesa delle auto dal marciapiede e in questo stato d’animo confusionale, spengo la radio, raccatto i mille sacchetti (computer, macchina fotografica, scarpe con il tacco alto e borsa), scendo e corro, sperando che non mi mettano la multa, verso la triste stazione nel tristissimo, deserto e cementificato quartiere gallaratese.

Conferenza, pranzetto, pubbliche relazioni, esco dall’hotel, un paio di telefonate, tolgo i tacchi, rimetto le Birkenstock e via, verso casa.

Arrivata al parcheggio, già da lontano, noto qualcosa di strano: Macchinina non è esattamente come l’avevo lasciata (sono distratta ma al contempo maniacale: mi dimentico dove la lascio, ma quando la lascio so esattamente in che posizione l’ho parcheggiata, anche perché io parcheggio sempre perfettamente parallela alle strisce del posteggio, possibilmente in equidistanza da entrambe, infatti a parcheggiare ci metto un’ora).

Macchinina è messa sghemba. Mistero. Man mano che mi avvicino, noto un’altra stranezza: due affari arancioni davanti alle ruote anteriori. Mi avvicino di più: sono mattoni.

Mi domando cosa possa essere successo, forse uno scherzo? Ma che scherzo è mettere dei mattoni davanti alle ruote di un’auto? Comincio ad incuriosirmi. Arrivo e con aria bonaria di “ma guarda un po’ i ragazzini dell’oratorio (chiuso) che scherzaccio mi hanno fatto, che burloni!”, tolgo i mattoni.

Macchinina, manco fosse Supercar, comincia a muoversi da sola. Davanti a me allibita, scende dal suo scivolino in perfetta autonomia, lemme lemme, gatton gattoni e  con la pacatezza di un bradipo e la perseveranza di un’ape a primavera, se ne va per i fatti suoi in mezzo alla strada, piazzandosi definitivamente e a proprio piacimento di traverso, esattamente perpendicolare rispetto a entrambi i sensi di marcia della strada che costeggia la piazza.

Mi cade la mascella.

Altroché scherzo! Qui è passato un angelo custode che me l’ha rimessa a posto e ha anche cercato i mattoni per tenermi ferma una Macchinina imbizzarrita!

A quel punto capisco che per evitare figure di cacca, è meglio fare la gnorri e telare le tende, il prima possibile.

Salgo in auto come se niente fosse, metto in moto e vado, felice del fatto che il mondo è pieno di persone disponibili e cortesi…

Solo dopo essere partita mi accorgo che sul parabrezza, l’angelo custode ha lasciato un segno, uno spirito messaggero: un bigliettino! Scritto sul retro di una ricevuta di una lavanderia.

Mi fermo per prenderlo e leggerlo.

Eccolo, nella sua grazia e correttezza politica perché possibilista sul sesso dell’eventuale guidatore di Macchinina:

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12 thoughts on “Stordito/a

  1. Come sempre da morire dal ridere …..
    Cmq secondo me non è una donna.. tra di voi solitamente vi date della “antica città dell’Asia Minore” con l’aggiunta a volte di “Brutta ecc…..”!!

  2. Sì anche secondo me era una donna, è stata così gentile da scrivere “Stordito/a” anzichè qualcosa di decisamente più volgare che non starò qui a scrivere.

  3. ahahahah indìco il “TOTO sesso dell’Angelo Custode”!
    Allora, fosse stato un uomo avrebbe sicuramente scritto “Stordita”, dando per scontato (a ragione) che l’autore dell’opera d’arte di lasciare una 500 in folle in discesa senza freno a mano fosse una donna.
    Ma quei pallini indicano o una donna o un giovane uomo ancora non troppo smaliziato ed esperiente delle performances femminili al volante… mah.
    Il biglietto è di una lavanderia… quindi non può essere né un ragazzino né una ragazzina… quasi quasi vado in lavanderia… :-D

  4. secondo me è una coppia uomo e donna, l’uomo a spinto la macchina al suo posto bestemmiando, invocando la città prima citata, nel frattempo mentre costruiva il muretto, la donna con lui, scriveva il messaggio edulcorandolo dalla prima stesura.

  5. Se una cosa del genere capitava qui da noi, altro che angelo/a custode… ti ritrovavi la macchina ribaltata in un angolo di strada con la suddetta scritta incisa in bassorilievo sulla portiera col cacciavite!!

    Comunque, io voto donna!!!

  6. Beh, t’è andata meglio rispetto alla stordita(TM) che, per evitare di AVVICINARSI alla mia auto mentre stavo parcheggiando, pensa bene di abbattere uno di quei paletti metallici che si usano per impedire di parcheggiare sul marciapiede.

    E io ero nell’apposito spazio delimitato (ok, vicino ad una curva) ma delimitato da regolari strisce. Il bello è che scende e mi fa “ma secondo lei, devo chiamare i vigili?”.

    Il tutto di fronte al commesso del negozio dove dovevo entrare che si esibisce in un perfetto “facepalm” :D

  7. Allora, il TOTO-sesso angelo custode ieri ha avuto una svolta. Sono andata a casa di amici a Cuggiono (Vero Maui Pandoro2? Vero Pandora2?) e siamo giunti alla conclusione che molto probabilmente l’angelo custode è un uomo.
    Però un uomo giovane, anzi giovanissimo, probabilmente un avventore dell’oratorio che è stato aiutato da un secondo angelo, anch’esso giovinastro.
    Uno di quelli che:
    1) Innanzitutto ancora ha una scrittura infantile (vedi pallini)
    2) ancora non ha la scaltrezza di capire che una 500 verde tenuta MALISSIMO con due seggiolini dietro DEVE essere per forza di una donna
    3) Che usa il termine “stordito” anche per condire l’insalata (come fanno i giovani d’oggi)
    4) Che però ha sani principi riguardo il concetto di aiutare il prossimo (l’oratorio).

    Come la vedete?

  8. Pingback: L’edicola di San Leonardo « Casa LaLaiza

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