Psycho on the road

In auto, io e Patato davanti, Psycho e Ova Soda sui loro seggiolini dietro.

Tragitto: da un pub a Legnano (dove abbiamo trascorso una bellissima serata con Grazia, Aller e i loro figli) a Settimo.

Il Patato ha bevuto una birra doppio malto, già troppo per un papà che non ha più il fisico di una volta: “Non ho la benché minima idea di dove io stia andando ma mi fido del mio istinto che, come al solito, ci riporterà a casa dritti dritti”. Io penso: “Come al solito…”

Dopo un po’ siamo già persi tra i sensi unici di una zona residenziale senza un’anima in giro.

Pata: “mmmhhh… mmmhhhhh… via Giuseppe Garibaldi…”

E Psycho dice bello convinto: “Anita!” (ndA: Anita è il nome all’anagrafe di Ova Soda).

Il Patato inchioda e mi guarda con un sorriso ebete stampato in faccia: “Hai sentito? Hai sentito cosa ha detto Psycho? Ha detto Anita perché io ho detto Giuseppe Garibaldi!”. Fosse stato un pavone avrebbe esibito la coda. Invece è un semplice umano e quindi ha gli occhi da pesce fritto, in aria perché il figlio ha dato prova di intelligenza. Il tutto, naturalmente, per una folle ed improbabile supposizione.

“Pata, avrà detto Anita perché è da mezz’ora che parlottano là dietro, si rubano i giochi, schiamazzano…” Mi giro e guardo i due: Psycho sembra che si sia fumato una canna, ha una capacità di reazione pari a un bradipo in calore durante l’ora del pisolino, l’altra armeggia con una moto giocattolo.

Mi interrompe: “No no no no no no no no no no no, sono zitti da un po’, ha detto Anita perché ho detto Giuseppe Garibaldi, vero amore di papà?”

Silenzio dai posteriori.

“Amore, è vero che hai detto Anita perché il papà ha detto Garibaldi?”

Silenzio.

Poi interviene Ova: “Nita!”

Ma Il Patato non demorde:

“Paguro del papà?”

“Eeeeeh!”

“Amore, prima hai detto Anita vero?”

“Chi?”

“Cucciolo, prima hai detto Anita giusto?”

“Eh?”

Patato scambia sotto i fumi di 33cc di birra un “Eh” interrogativo con un “Eh” affermativo: “Ecco, lo hai detto perché il papà ha detto Garibaldi?”

Psycho finalmente articola: “PeLché?”

Follia. Conosco mio figlio e so in che vicolo cieco in cui mio marito è andato ad impantanarsi.

“Tesoro, prima io stavo guidando…”

“Dove? Mi fai guidaLe?”

“… ho detto Garibaldi e tu hai detto Anita, l’hai detto perché ho detto Garibaldi?”

Io scoppio in una risata isterica.

“Papà… ma dov’è la Luna? Di là o di là?”

Ova: “Nuna! Na Nuna! Là là”

“Amore, perché prima hai detto Anita?”

“PeLché papà? Dimmelo!”

“Te lo sto chiedendo io! Perché hai detto Anita?”

“Devo diLe Anita?”

“No amore, voglio capire se hai detto Anita perché ho detto Garibaldi?”

“Papà non si dice voglio, si dice voLLei”

Il Patato si arrende. Un silenzio gelido, denso ma tenero, che si può tagliare con un grissino, scende tra noi.

Dopo circa 2 minuti Psycho prende parola: “Ma papàààààà, io ho detto Anita così, peLché mi ha guaLdato dopo che tu hai detto GaLibaldi… non peL GaLibaldi…”

l miracolo è stato compiuto. La psichedelia del cervello di mio figlio gli ha dato tregua in un brevissimo istante in cui è stato lucido.

Ma un nuovo dubbio è pronto ad assalire le nostre menti: perché quando Patato ha detto Garibaldi, Ova ha guardato Psycho?

A un anno e mezzo la bambina è già così intelligente?

Bisognerebbe chiedere ai nonni, loro sì che hanno un metro di giudizio imparziale…

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2 thoughts on “Psycho on the road

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